Violentarono 36 donne durante la guerra civile in Guatemala, cinque ex paramilitari a processo

I fatti risalgono agli anni '80, durante la guerra civile tra forze governative e ribelli, appoggiati dalle popolazioni indigene

Trentasei donne furono abusate da 5 paramilitari governativi

Avevano abusato di 36 donne indigene Maya negli anni ’80, più di sei a testa, essendo i carnefici soltanto in cinque. Una conta delle vittime terribile, trattate quasi come una sorta di usa e getta, di oggetto del piacere per soddisfare desideri animaleschi di chi fa della violenza una sorta di essenza vitale. Il processo ai cinque ex paramilitari guatemaltechi è cominciato ieri, 5 gennaio 2022, a Città del Guatemala, dopo numerosi rinvii. Gli imputati, ricorda la Radio Emisoras Unidas, sono ex membri delle Pattuglie paramilitari di autodifesa civile (Pac), che partecipano alle udienze in videoconferenza dal carcere di Mariscal Zavala, dove sono detenuti.

I fatti di cui sono accusati, aggiunge l’emittente, risalirebbero agli anni tra il 1981 e il 1985 e sarebbero avvenuti nel comune di Rabinal, a nord della capitale guatemalteca, durante la guerra civile che dilaniava il Paese fin dal 1960 e che si concluse con gli accordi di pace firmati il 29 dicembre 1996 dopo una lunga trattativa durata 4 anni. Nel conflitto si contrapponevano da un lato il governo del Guatemala e dall’altro diversi gruppi di ribelli, sostenuti proprio dalle popolazioni Maya e ladina, la classe povera di contadini. Le forze governative, al termine del conflitto, sono state condannate per aver commesso genocidio nei confronti della popolazione Maya e per violazione dei diritti umani verso i civili. Tra le accuse rientra infatti anche quella ai paramilitari per violenza sessuale sulle indigene.

Il procedimento giudiziario è iniziato una decina di anni fa dalla denuncia di 11 donne

L’iter giudiziario è cominciato una decina di anni fa, ha detto ai giornalisti l’avvocato difensore Lucía Xiloj, quando undici donne hanno denunciato gli abusi sessuali subiti all’epoca. A queste prime coraggiose se ne sono aggiunte, con il passare degli anni, altre 25. Durante il dibattito, ha aggiunto la legale, verranno presentate virtualmente le testimonianze di alcune di queste vittime,
che hanno testimoniato in anticipo rispetto all’inizio del processo, mentre cinque di esse hanno deciso di assistere personalmente all’udienza, nonostante il fatto che si ritroveranno davanti ai loro stupratori, faccia a faccia. Questo dimostra ancora di più l’importanza della loro denuncia, del non volerla far ‘passare liscia’ a coloro che fecero loro del male. Perché nonostante siano passati circa 40 anni si tratta di ferite che non si rimargineranno mai.

L’avvocato Xiloj ha sottolineato che in molti casi si è trattato di episodi “aberranti” perché molte donne “sono state violentate dopo la scomparsa (forzata) dei loro mariti” da ex paramilitari e soldati. Insomma sole, indifese, straziate dal dolore per la perdita dei compagni e costrette anche a subire violenza. La Premio Nobel per la Pace guatemalteca 1992, Rigoberta Menchú, ha affermato che questo caso è una sfida per lo Stato perché “non ha adempiuto al suo obbligo di difendere queste sorelle che sono state violentate, torturate, umiliate e sottoposte letteralmente a schiavitù sessuale per tanti anni del conflitto armato”.