L’intellettuale dell’inclusione: “Spero che il mondo possa diventare un sostantivo aperto al femminile”

Archeologo, saggista, studioso prestato al mondo dello spettacolo, dove ha portato i paradigmi degli esclusi, come i migranti. È stato Sovrintendente ai beni culturali di Roma Capitale e crede profondamente nella meritocrazia. Scopriamo chi è Umberto Broccoli

Chi lo ha conosciuto come irresistibile affabulatore della trasmissione radiofonica Con parole mie continua a seguirlo nel podcast prodotto dalla Rai Parole di pietra per la regia di Luca Bernardini, che aveva firmato anche il precedente programma La radio in comune. È stato autore e conduttore di una infinità di produzioni televisive, teatrali e cinematografiche, in una carriera lunghissima iniziata negli anni ’80 e che lo ha ultimamente visto tra i protagonisti del programma culturale Viaggio nella Grande Bellezza, in onda su Canale 5, condotto da Anna Pagliano e Cesare Bocci.

Umberto Broccoli con Cesare Bocci durante la trasmissione “Viaggio nella Grande Bellezza”

Lui è Umberto Broccoli, archeologo medievalista, intellettuale di spicco, saggista e uomo impegnato da sempre – in modo concreto – nello sforzo di restituire il nostro Paese a una idea di cultura andata per molti versi smarrita e nell’ancora più difficile compito volto alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico.

 

Non a caso dal 2008 al 2013 è stato Sovrintendente ai beni culturali di Roma Capitale, per il quale incarico ha ottenuto dal presidente Giorgio Napolitano l’alta onorificenza di Commendatore della Repubblica. Broccoli è un divulgatore di prestigio, la sua evidente peculiarità è quella di infondere alle parole una piacevole sensazione di leggerezza anche quando affronta tematiche difficili e gravose, come nel caso della trasmissione Migrantes del 2017, in cui il poema di Virgilio Eneide viene usato come apologo per raccontare il dramma, di ogni tempo, degli sfollati e dei migranti.

Umberto Broccoli ha ricevuto dall’allora Capo di stato Napolitano il titolo di Commendatore della Repubblica 

Le parole del professore sono spesse intrise di musica, quella buona a far stare meglio fino a formare un tutt’uno tra pensiero espresso e armonia del suono. Forse è per questo che non ha mai fatto mistero del suo profondo amore per la poetica e le sonorità raffinate di Franco Battiato, che era stato suo amico e nel quale continua a ravvisare un eccellente ideale estetico a proposito di musica. La visione del mondo di Umberto Broccoli è quella dell’uomo di cultura senza ombra di pregiudizi, quella dello storico che si serve della bacchetta magica della comunicazione per raccontare, in modo solo apparentemente lieve, storie di inclusione, drammi e vicende del mondo che appartengono da sempre alla travagliata avventura umana dell’esistere. E lo fa con chiarezza, senza infingimenti e con assoluta onestà intellettuale.
Lo fa con parole sue.

 

 

Umberto Broccoli, archeologo medievalista, intellettuale e saggista prestato anche al mondo dello spettacolo

Professor Broccoli viviamo in un mondo che ha imparato a includere o continua, al contrario, ad escludere?

“Da millenni viviamo la contraddizione legata alla necessità di includere, reagendo a questa con l’esclusione. Pensiamo, per esempio, all’Eneide, poema della migrazione per eccellenza. Didone scappa dalla sua terra ed è costretta a rifugiarsi in un altrove dal quale è rifiutata. Ricordate l’episodio della sola pelle di animale concessa dai locali, come perimetro nel quale fondare la sua città? E Didone inventa l’espediente di tagliare in striscioline quella pelle, per ricavarne un perimetro degno di un insediamento. Dopodiché lei stessa ospiterà altri profughi, volendo includere Enea e i troiani. Ma loro se ne andranno verso il loro altrove, nel Lazio, dove cercheranno inutilmente una inclusione, rifiutata con la guerra dai latini. Mi sembra sufficientemente chiaro”.

Impegnato anche in radio Broccoli è la voce del podcast, prodotto dalla Rai, “Parole di pietra” per la regia di Luca Bernardini

Da intellettuale prestato allo spettacolo quali ingiustizie giudica intollerabili?

“Lo spettacolo c’entra poco. Trovo profondamente ingiusto ignorare la meritocrazia ed escludere il merito dalle valutazioni in qualsiasi campo della vita. Lo sport mi ha insegnato come il campo non tolleri manipolazioni: se sei bravo giochi, altrimenti scaldi la panchina quando non le poltrone di una tribuna. Il merito è l’utopia della fine del secolo passato, nonostante lo sbandieramento del contrario. Vi racconto una storiella. Tempo fa c’era un Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma in grado di far restaurare Colosseo e Fontana di Trevi (nonché altre decine di monumenti romani), facendo intervenire il capitale privato. Poi, con una politica di valorizzazione, riuscire a trasformare i Beni Culturali della Capitale in una fonte di reddito da reinvestire immediatamente, in ragione di quattordici (o diciotto?) milioni di euro in un solo anno. In quel periodo la Sovrintendenza Capitolina aveva quattro dipartimenti, una decina di dirigenti sub-apicali e, nonostante questo, venendo banditi concorsi per personale specialistico (archeologi, storici dell’ arte, restauratori), assunto regolarmente in base ai curricula, al superamento degli esami scritti e orali, ci si aspetterebbe di vedere confermato un manager del genere (benché lui si definisse una massaia). E, invece… immaginate voi la fine della storia!”.

Nel 2017 ha realizzato il programma “Migrantes” per raccontare il dramma senza tempo di chi fugge dal proprio Paese

Pensa che sia il momento della riscossa per le donne o l’egemonia del potere resta ancora in mano agli esponenti del ‘sesso forte’?

“È così evidente, da limitarsi a rispondere sì. Eppure ho sperimentato direttamente come sia efficace ed efficiente quando sono le donne a dirigere, organizzare e lavorare. E la competizione è smussata: si sono mai viste due donne al volante litigare e insultarsi fra loro? Magari sarà anche successo, ma in misura irrilevante se confrontata alla scaramucce quotidiane e maschili, confuse tra incroci e semafori”.

Come storico, quali sono secondo lei  le figure emblematiche che hanno fatto da battistrada alla battaglia per l’emancipazione femminile?

“Tutte quante e tutte le altre, riuscite a prevalere nel mondo –sostantivo maschile–. Personalmente provo una spontanea simpatia per Ipazia. Del resto “era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo” e, siccome a scrivere è un uomo, Ipazia deve essere stata veramente brava in un momento nel quale le doti della donna erano: domum servavit, casta fuit et vixit cum marito sine ulla querela (‘ha servito in casa, è stata casta e ha vissuto con il marito senza mai lamentarsi’)”.

Maggior importanza alla meritocrazia e giusto spazio per le donne sono le battaglie che l’intellettuale porta avanti

Nelle sue trasmissioni ha mai –con parole sue– raccontato il dramma delle disuguaglianze e delle violenze?

“Sì. Anni fa dedicai tutto un ciclo di trasmissioni al fenomeno storico delle migrazioni, poi trasformato anche in uno spettacolo teatrale in scena nel 2017. Si chiamava Migrantes, realizzato con Matteo Siracusano e con le musiche originali di suo fratello Renato”.

Che augurio si fa e ci fa?

“Che il mondo possa diventare un sostantivo (aperto al) femminile, mantenendo il genere maschile mondo senza la pretesa di chiamarlo monda. Queste esibizioni lessicali lasciano il tempo che trovano: pensiamo a dare il valore giusto alle donne, seguendo il criterio del merito e senza pensare di risolvere il problema chiamando sindaca una sindaco“.