La battaglia del principe Harry per non far pagare il conto della sua sicurezza ai sudditi

Guardie del corpo pagate di tasca propria: sarebbe questa la richiesta del duca di Sussex, che dall'autoesilio statunitense chiede di poter mantenere la protezione a sue spese anche durante i viaggi in patria

Da giovane aveva più e più volte fatto parlare di sé per gli eccessi e le ‘scappatelle’. Poi, ormai cresciuto, il matrimonio con Meghan Markle, una donna più grande di lui, per di più americana e divorziata. E infine lo strappo, ormai due anni fa, dalla dinastia e il traumatico trasferimento negli Usa con la consorte, con le conseguenti dichiarazioni e insinuazioni (più o meno velenose) che si inseguono da allora sui media di tutto il mondo. Ora il principe Harry, secondogenito dell’erede al trono Carlo e della compianta Diana Spencer, torna a far parlare di sé, ridando vigore alle bufere nella famiglia reale britannica.

I duchi del Sussex si sono auto esiliati in California nel 2020, dove hanno avviato molte attività private redditizie

Il Duca di Sussex ha infatti avviato un’azione legale contro le stesse autorità del Regno Unito, con l’obiettivo di ottenere la garanzia di una tutela speciale della polizia alla sua famiglia, in occasione di futuri soggiorni in patria, ma pagandosela di tasca propria. Harry ha chiamato in causa direttamente l’Home Office, ossia il ministero dell’Interno, che nei mesi scorsi aveva detto no alla richiesta, assicurandogli la protezione necessaria ma non una scorta extra ad hoc e contestando di fatto come irrituale la pretesa di pagare privatamente la forza pubblica. Il principe ‘ribelle’ sta cercando perciò di ottenere un riesame giudiziario dopo il rifiuto del ministero, in quanto il suo intento è quello di finanziare personalmente la protezione per la sua famiglia piuttosto che chiedere ai sudditi di pagare il conto, ottenendo così una scorta privata come quella di cui lui, la moglie Meghan e i figli Archie e Lilibet godono negli Stati Uniti.

Il ricorso all’Alta Corte di Londra, in effetti, era stato presentato dai suoi avvocati a settembre, ma è stato lo stesso interessato a renderlo pubblico solo pochi giorni fa, a margine d’una nuova intervista ad una tv americana. Dopo la decisione di rinunciare allo status di membro senior della corona britannica, Harry aveva perso il diritto al servizio di tutela permanente accordato oltre Manica -a carico dei contribuenti- ai reali di più alto rango. Una conseguenza però in linea con la scelta dello stesso principe di sottrarsi agli impegni ufficiali ordinari di rappresentanza per cercare maggiore “libertà” e “autonomia finanziaria” in California, dove con la moglie ha avviato attività private che sono valse loro contratti milionari. Tanto da permettere alla famiglia di mantenere una scorta privata destinata a blindarne “la privacy” e a proteggerla da eventuali minacce.

Il principe Harry con la moglie Meghan Markle in California sono costantemente protetti da un servizio di guardie del corpo private

Per motivi legali, tuttavia, questa scorta non può seguire il principe quando rientra nel Regno Unito, ma la cui assenza lo preoccupa in particolare in vista di futuri viaggi sull’isola. In particolare il ricorso all’autorità giudiziaria è stato avanzato in seguito ad un incidente denunciato a Londra nel luglio 2021, durante l’ultima visita del duca in Gran Bretagna. Allora l’auto sulla quale viaggiava fu inseguita dai fotografi – un po’ come accadde a Lady D a Parigi, prima del tragico incidente che le costò la vita nel 1997 – mentre lasciava un evento di beneficenza.

“Il principe Harry ha ereditato rischi per la sicurezza alla nascita, e per tutta la vita – ha sottolineato un suo legale -. Rimane sesto in linea di successione al trono, ha servito in due missioni di combattimento in Afghanistan e negli ultimi anni la sua famiglia è stata sottoposta a ben documentate minacce neonaziste ed estremiste. Il Regno Unito – prosegue – sarà sempre la casa del principe, un Paese in cui vuole che sua moglie e i suoi figli siano al sicuro; ma in mancanza di protezione della polizia il rischio personale è troppo grande”.

I duchi del Sussex con il primogenito Archie, in uno scatto appena nato, insieme alla Regina Elisabetta II e al marito, defunto lo scorso anno, principe Filippo

Ora la palla passa ai giudici. Soprattutto in vista delle celebrazioni del Giubileo di Platino per i 70 anni sul trono della quasi 96enne regina Elisabetta II, il cui clou si toccherà nel giugno prossimo, proprio quando la piccola Lilibet, che Elisabetta non ha finora mai potuto vedere di persona, compirà un anno. La mossa del nipote Harry per garantirsi una protezione a spese proprie, quindi senza che i sudditi inglesi vengano ulteriormente tassati, sembrerebbe infatti far presagire un suo ritorno, con moglie e figli, proprio per l’occasione. Forse un modo per appianare anche quelle tensioni latenti mai sopite dopo l’autoesilio dei duchi del Sussex, ma che rischiano ora di riaccendersi proprio per una questione ‘frivola’ come il denaro per la scorta. Vada come vada, i Windsor rischiano di ritrovarsi in una nuova occasione d’imbarazzo, proprio adesso che le polemiche sulla scia della vicenda – ben più grave – che sta travolgendo il principe Andrea (terzogenito e già figlio prediletto di Sua Maestà la regina, ripudiato dalla Royal Family per il sospetto coinvolgimento nello scandalo sessuale legato al giro di sfruttamento vip di ragazze messo su dall’amico e defunto faccendiere americano Jeffrey Epstein) stanno tenendo banco sulle copertine e tra l’opinione pubblica di tutto il mondo.