A San Marino l’aborto non è più reato: al referendum per legalizzarlo vince il sì

Oltre il 77% degli elettori ha votato sì alla depenalizzazione dell'aborto, un risultato storico per uno Stato cattolico confessionale. Uds: "Le donne hanno avuto fiducia in noi e sono state tante ad andare a votare, ma per avere una maggioranza così schiacciante significa che anche gli uomini hanno capito"
Passa con una schiacciante maggioranza di sì la depenalizzazione dell’aborto a San Marino dove, il 26 settembre, i cittadini sammarinesi sono stati chiamati a esprimersi sul referendum che cancella il reato per le donne che interrompono la gravidanza. Il Sì vince con il 77,28% dei voti contro il 22,72%. Un risultato storico, che a 43 anni di distanza dalla legge italiana, ammette finalmente il diritto all’aborto entro i confini della Repubblica del Titano.
A indirlo, l’Unione donne sammarinesi (Uds), che dal 2003 si batte – tra innumerevoli istante d’arengo e due disegni legge – per ottenere un diritto, che per la maggior parte dei Paesi europei è conquista del secolo scorso. “Si può immaginare la nostra felicità – commenta Rosa Zafferani del direttivo dell’Uds – perché tutto l’impegno che ci abbiamo messo è stato ripagato. Le donne hanno avuto fiducia in noi e sono state tante ad andare a votare”. Il 20% in più rispetto alle presenza maschili, “ma per avere una maggioranza così schiacciante significa che anche gli uomini hanno capito e ci hanno dato fiducia”.
A San Marino, che rimane uno Stato cattolico confessionale che si definisce fondato dal Santo Marino nell’anno 301, gli elettori si sono espressi definitivamente sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, considerata fino ad oggi un reato punibile con la reclusione fino a 6 anni. Non solo per le donne che lo sceglievano, ma anche per i sanitari che si rendevano “complici”.
Dopo il referendum non sono mancate, però, anche alcune polemiche. “La questione dei diritti reali delle donne, dei bambini e delle famiglie resta tutta da definire”, ha commentato il quotidiano cattolico Avvenire, “con il 77,28% dei Sì, a San Marino è passata la richiesta popolare di una riforma dell’attuale legge sull’ aborto. La nuova regolamentazione compete all’organo legislativo, che ha piena libertà decisionale, ma che davanti a un esito tanto chiaro difficilmente potrà discostarsi dal mandato della maggioranza dei cittadini”, rileva Avvenire. “Quel che l’organo legislativo dovrà fare, comunque, è sciogliere alcuni importanti nodi lasciati dal quesito”. Tra questi “il termine massimo per abortire nelle circostanze previste per farlo dopo le 12 settimane: la mancata indicazione di un limite (nella legge 194 italiana è indicato nella possibilità di “vita autonoma del feto”, ovvero attualmente le 21-22 settimane di gravidanza) apre in teoria alla possibilità di abortire fino al nono mese, con l’ipotesi tra l’altro di creare dentro il territorio italiano un porto franco dell’aborto libero“.

Unione delle donne Sammarinesi

Dall’altra parte, la presidentessa dell’Unione donne Sammarinesi, Karen Pruccoli, esulta: “Il risultato di questo referendum ha rappresentato un momento storico per i diritti delle donne: noi sammarinesi siamo sempre arrivate molto dopo le nostre vicine italiane, anche con il diritto di voto, e purtroppo per l’interruzione volontaria di gravidanza arriviamo 43 anni dopo. Ma ci siamo arrivate con un referendum popolare che ci ha dato ragione”. “In questi ultimi sette anni, ma in totale 18 anni, abbiamo più e più volte chiesto alla politica di rispondere a un’esigenza delle donne: quella di non essere più criminalizzate per una scelta così importante della loro vita come la procreazione”, aggiunge.
Ora il parlamento del Titano, il Consiglio Grande e Generale, ha sei mesi di tempo per legiferare, recependo i contenuti del quesito referendario. “Eravamo fiduciose e ottimiste – spiega la presidentessa Pruccoli – Più di tre persone su quattro sono favorevoli all’interruzione volontaria di gravidanza. Questo è un risultato storico, importante, anche superiore agli ultimi referendum che si sono tenuti in Europa sul tema, l’ultimo quello di Gibilterra con il 62% e nel 2018 l’Irlanda con il 66%“, conclude.
A votare per il referendum, spiega una nota del Titano, sono stati 14.558.elettori: il voto interno si è attestato sul 60,30% per un totale di 13.850 voti, mentre gli elettori esteri sono stati 708. L’affluenza del 41,11% è risultata in linea con la tornata referendaria di giugno 2019.Ora, con la vittoria del sì, il Congresso di Stato sarà chiamato a redigere entro sei mesi un progetto di legge volto a disciplinare l’interruzione volontaria di gravidanza in territorio sammarinese. Nel dettaglio – viene esplicitato – la Reggenza, ricevuto il progetto di legge, lo trasmetterà al Collegio Garante della costituzionalità delle norme perché si esprima sulla compatibilità della proposta. Il Congresso di Stato, apportati eventuali emendamenti, depositerà il progetto di legge all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Grande e Generale che lo inserirà all’ordine del giorno della prima seduta utile.
L’importante affluenza, in linea con quella del 2019 – osserva Elena Tonnini, Segretario di Stato per gli Affari Interni – conferma l’attenzione dei sammarinesi per lo strumento del referendum con la differenza che, in questa occasione, si è chiesto alla cittadinanza di esprimersi su un unico quesito mentre nel recente passato i quesiti erano due o più. L’esito referendario, il grande divario tra sì e no – conclude – evidenzia che i sammarinesi hanno le idee chiare sul tema dell’interruzione di gravidanza”.