A “Summer of Soul” l’Oscar per il miglior documentario: il riscatto della Black Woodstock

Il lungometraggio, diretto dal batterista dei Roots Ahmir "Questlove" Thompson, porta alla luce un evento rimasto celato per mezzo secolo, l'Harlem Cultural Festival, prima e più grande affermazione di massa del Black Pride

Summer of Soul (…Or, When the Revolution Could Not Be Televised) ha vinto l’Oscar come miglior film documentario. Meno ‘prestigioso’ degli altri premi, solo per la minor notorietà rispetto a “miglior film” e così via, quest’anno ad aggiudicarsi la statuetta è stata la pellicola che racconta  l’annata 1969 dell’Harlem Cultural Festival. A ritirare il premio, nei panni di regista del film, lo storico batterista dei Roots Ahmir “Questlove” Thompson che, sul palco del Dolby Theatre allestito per la cerimonia della 94esima edizione degli Academy Awards è stato preso dalla commozione. Il musicista ha dedicato alle comunità razializzate: “Nel 2022, questa non è solo una storia del 1969 sulle persone emarginate di Harlem” ha detto.

Ahmir "Questlove" Thompson

Ahmir “Questlove” Thompson con la statuetta del miglior documentario per il suo “Summer of Soul”

Summer of Soul: il festival ‘emarginato’

Proiettato in anteprima al ‘Taormina Film Fest’ e disponibile da fine luglio 2021 nel catalogo Star su Disney+ Summer of Soul (…Or, When the Revolution Could Not Be Televised), l’appassionante e coinvolgente lungometraggio riesce ad abbattere il muro del silenzio, mostrando un pezzo di storia rimasto celato per mezzo secolo. In parte film musicale e in parte analisi storica, ripercorre le tappe dell’Harlem Cultural Festival, che per sei settimane, durante l’estate del 1969, fu ripreso dalle telecamere al Mount Morris Park (ora Marcus Garvey Park, ndr). Nonostante l’attenzione mediatica l’evento fu però ‘surclassato’ da un festival poco distante (appena 160 km più a sud), che si svolse nello stesso periodo. Stiamo parlando, come è facile intuire, di Woodstock. “Queste riprese non furono mai viste dal pubblico e vennero dimenticate. Qualche cosa di assurdo”, ha spiegato Questlove. Che nel suo prodotto, da esperto musicista, mixa alla perfezione le esibizioni dal vivo inedite di artisti come Stevie Wonder, Nina Simone, Sly & the Family Stone, B.B. King, con la storia e la cultura tipicamente nere. “Sono venuto a scoprire che Jimi Hendrix aveva cercato di entrare nella scaletta del festival – svela il regista -. Ma non riuscì. È un peccato, perché Jimi stava effettivamente vivendo un periodo di trasformazione della sua vita. Voleva tornare alle sue radici blues. Così decise di fare un sacco di concerti notturni dopo il festival, esibendosi con Freddie King per tre settimane ad Harlem”.

La prima affermazione del Black Pride

Ahmir “Questlove” Thompson è certo che il festival sarebbe stato anche ben ricordato, se non si fosse trattato di un evento principalmente nero. Nella pellicola va infatti a sviscerare tutti i dettagli di quella manifestazione, che fu, a tutti gli effetti, la prima e più grande affermazione di massa del Black Pride: “Quell’anno, quel 1969, è diventato un simbolo perché ha rappresentato un cambio di percezione per i neri, per come si identificavano, per come si vedevano – sottolinea il musicista e regista -. Prima di allora, chiamare qualcuno ‘africano’ era visto solo come un insulto. Questo aspetto rimase anche gli anni dopo purtroppo, ma è innegabile che quell’evento, con la forza di quella musica, rese più orgogliosi di quello che si era, fieri della propria appartenenza”. Non a caso l’Harlem Cultural Festival fu definito all’epoca il Black Woodstock. Un racconto per immagini sulla storia, il contesto, le emozioni delle persone presenti, le paure e gli amori liberi che contraddistinsero la rovente estate del ‘69.

Un film che unisce le generazioni

“Il docufilm è un lavoro che può essere compreso su vasta scala, da almeno quattro generazioni che possono capire di che cosa parla. Se sei di quella generazione, se eri lì in quel periodo, allora sai cosa stava succedendo. C’è poi una generazione successiva che potrebbe avere familiarità con alcuni degli artisti di allora. E poi ce ne è stata un’altra che ha familiarizzato con gli artisti attraverso i campionamenti e il linguaggio dell’hip hop. E poi l’ultima, come i Millennials e la Gen Z: quest’ultime sta vivendo molti avvenimenti che ricordano quegli anni. Questo in qualche modo ci unisce tutti“, ha concluso un commosso Questlove ritirando la statuetta. Il batterista era al suo esordio dietro la macchina da presa, ma non è il primo premio che si è aggiudicato per il suo prodotto. A Summer of Soul era stato infatti già assegnato il Grand Jury Prize e l’Audience Award quando venne presentato lo scorso anno e più di recente ha vinto anche il premio come Best Documentary agli Independent Spirit Awards 2022, ed è finito in nomination nella categoria Best Music Film agli ultimi Grammy Awards.