A tu per tu con Eleonora Ivone: “Ho lottato con le unghie e coi denti contro la cultura maschilista”

Donna e mamma di tre figlie, e poi attrice e regista. L'artista romana ci tiene a sottolineare la sua prima personalità, quella femminile. E per le donne si batte dentro e fuori dal set. Vittima di violenza da piccola, non si arrende: "Voglio far prevalere il mio ottimismo: nihil difficile volenti!"

Sensibile, dolcissima, di una bellezza quasi fiabesca. Tutti ricordano l’eleganza sofisticata della sua figura, il profumo esotico e seducente impresso nella memoria di Andy Garcia, che in un ormai famoso spot pubblicitario si fa certezza di una presenza mai dimenticata. Agata affascina con la linea perfetta delle spalle, di un collo delicatamente sensuale. La presenza scenica dell’interprete si impone, quei brevi momenti diventano memoria incancellabile per quelli che di puro senso estetico amano nutrirsi.

Eleonora Ivone ha iniziato la sua carriera come modella, diventando però famosa come attrice e ora si cimenta anche nella regia

Lei è Eleonora Ivone, attrice e regista romana: una carriera iniziata da giovanissima sotto la guida di artiste del calibro di Elsa Polverosi e Fulvia Mammi, dopo aver sfilato come modella per diverse case di moda italiane. Ma la sua vera vocazione è quella dell’attrice, un talento che la spinge a interpretare diversi film, molti dei quali diretti da Angelo Longoni, noto regista nonché marito, nella vita, di Eleonora. Tante le sue apparizioni in spot pubblicitari di successo, nei quali ha messo in gioco l’espressività del volto unita alle doti innate di uno charme incantevole e mai aggressivo. 

Dietro la macchina da presa Ivone si cimenta in un dialogo col pubblico su tematiche di attualità

Eleonora Ivone è il simbolo della donna che si è fatta strada con le unghie e con i denti, che ha dovuto  combattere in molte circostanze con mille pregiudizi, spesso costretta a soffocare la propria femminilità per paura che si potesse scambiare per invito o peggio per provocazione. Il lavoro e la sua famiglia sono le sue dimensioni ideali, quelle che le danno più sicurezza e per cui lotta ogni giorno con determinazione, con inesauribile energia. Aver deciso in un momento piuttosto recente di passare dietro la macchina da presa equivale a un impegno nuovo, ad avvertire l’esigenza di aprire un dialogo con il pubblico legato alle tematiche più delicate e urgenti del nostro tempo. Lo ha fatto ricevendo lusinghieri consensi con il corto ‘Apri le labbra’ quello della violenza sulle donne, e adesso con il lungometraggio ‘Ostaggi’, un bel film  in cui si affronta la questione relativa a integrazione e diversità, interpretato da Gianmarco Tognazzi, Vanessa Incontrada, Elena Cotta, Francesco Pannofino e Alessandro Haber.

Trovo Eleonora già seduta ad attendermi in un caffè di via Veneto: ordina per entrambi un margarita ‘fluidificante’. Il profumo di ‘Agata’, lieve come piume, diventa nuvola e d’incanto rende tutto meraviglioso, rendendo bella ogni parola detta perfino a dispetto delle insopportabili brutture del mondo.

L’attrice e la donna: come riescono a convivere in lei e quale delle due personalità prevale?

“Sicuramente prevale la donna, anche perché altrimenti non potrebbe esistere l’attrice. L’attrice si nutre anche delle esperienze di donna e viceversa, permettendomi di uscire talvolta dai binari della normalità per inventare nuove vite. Così, grazie a questo meraviglioso mestiere, sono spesso riuscita anche a curare la donna. In fondo fare l’attore equivale, in molti casi, a compiere un lungo viaggio dentro se stessi avendo a cuore di fare dell’autenticità un valore assoluto.”

Poi c’è il mestiere di madre …

“In realtà quello di madre viene subito dopo quello di donna o meglio si identifica anche con il mio modo di essere donna. Le nostre tre ragazze sono il frutto di un grande amore e della sua concretezza. Margherita, Stella e Beatrice rappresentano la nostra essenza, quella mia e di mio marito. Fosse stato per me non mi sarei nemmeno fermata: però mi rendo conto che non si deve chiedere mai troppo alla vita. Dopo Margherita io e Angelo abbiamo aspettato un po’, perché ne abbiamo persi due prima che arrivassero Stella e Beatrice. Considero tutte loro il prolungamento naturale del nostro amore, riflesso perfetto di un modo comune di concepire la vita”.

Eleonora Ivone con il marito, noto regista, Angelo Longoni

Quali sono i valori che insegna loro?

“Fare il genitore è un mestiere bellissimo ma anche impegnativo, al quale bisogna dedicarsi con grande senso di responsabilità. In realtà stare con loro mi diverte da morire e tanto io che Angelo abbiamo voluto essere genitori sempre presenti e aperti al dialogo. Abbiamo cercato di trasmettere loro l’idea di amore quale valore assoluto e universale, nella convinzione che la bontà rappresenti la più alta forma di libertà e di intelligenza. Punto centrale resta la coerenza, essere di esempio in perfetta linea con quanto si decide di insegnare ai figli tanto sul piano etico che pratico”.

In cosa le somigliano le sue ragazze?

“In ognuna di loro ci sono tratti somatici e caratteriali che mi assomigliano. La caparbietà nel raggiungimento di un obiettivo le accomuna sicuramente alla loro mamma. Non a caso il nostro motto è ‘nihil difficile volenti’…”.

È noto il suo impegno professionale nella lotta contro la violenza sulle donne. Si tratta di una battaglia che conduce anche nella vita di ogni giorno?

“Non esiste impegno professionale inerente al sociale che non sia strettamente legato alla vita quotidiana. Mi sono resa conto delle difficoltà che la donna è costretta ad affrontare fin da ragazzina, delle ingiustizie morali a cui è sempre stata sottoposta e della cultura maschilista che ha dovuto contrastare. Sono la seconda di quattro figli, la prima di tre femmine, e ho dovuto combattere per ottenere qualcosa che somigliasse lontanamente ad una parità con mio fratello. Ho cominciato a lavorare giovanissima e mi sono resa indipendente. Poi ho avuto la fortuna di conoscere un uomo che mi ha sempre spinta a credere in quello che facevo rispettandomi e confrontandosi con me attraverso il dialogo. Frutto di questo percorso è stato il mio impegno professionale, grazie al quale tre anni fa ho deciso di debuttare con la regia di Apri le Labbra, mio primo cortometraggio in cui  viene affrontata la delicata questione”.

C’è un episodio personale a riguardo che vorrebbe raccontare?

“Ricordo con grande dispiacere, e tenerezza per la ragazzina che ero, un fatto accaduto quando ero appena adolescente. Avevo solo tredici anni. Come ogni sera mia madre mi aveva mandato a comprare il latte al bar dietro casa. Facevo sempre lo stesso percorso che costeggiava il marciapiede pieno di negozi. Indossavo una tuta perché la mattina a scuola avevo avuto lezione di ginnastica. Quella sera, dopo avere comprato il latte, mentre tornavo a casa mi sento afferrare da dietro le spalle e stringere in un morsa. Cerco di divincolarmi e quando mi libero capisco che si trattava di due sconosciuti visibilmente alticci. Allora urlo  sperando che mi lascino andare, ma mi riafferrano. Io li spintono con la forza della disperazione ma uno di loro mi dà un pugno in faccia facendomi cadere per terra. Prego che siano andati via: mi rialzo piangendo e mi accorgo che i negozianti stanno lì a guardare senza dire o fare niente. Chiedo aiuto fissandoli uno ad uno e per tutta risposta mi sento dire che me l’ero cercata: una ragazzina non dovrebbe andare in giro alle sei di sera in tuta da ginnastica. Mi chiedo ancora oggi che significato abbia. Per anni e anni sono andata in giro guardandomi alle spalle: una storia che appartiene al passato, eppure devo constatare che purtroppo le cose non sono affatto cambiate. C’è ancora tanta strada da fare”.

In ‘Ostaggi’ si sottolineano i temi dei pregiudizi delle diversità razziali…

“Si, ma non solo. Ostaggi, che racconta una storia cruda e divertente al contempo, vuole essere metafora delle tante diseguaglianze sociali, economiche e razziali, un apologo sulla profonda crisi che ormai stiamo vivendo da anni. È una commedia la cui  costruzione drammaturgica è mediata da una visione comica, un piccolo specchio del quotidiano in grado di riflettere l’anima di una comunità che, a dispetto della disgregazione dei tempi, riesce a ritrovare un’umanità più solidale e profonda”.

Vede intorno a sé segnali incoraggianti o è pessimista?

“Mi accorgo che la realtà di tutti i giorni ci continua a bersagliare con la violenza senza tregua di situazioni sempre più negative, segno terribile di questo difficile momento. Però io sono una combattente nata e voglio far prevalere il mio ottimismo e la mia ostinazione a tutti i costi: nihil difficile volenti!