Aaron Rose Philip nera, transgender e con disabilità: Moschino la fa salire in passerella alla NY Fashion week

Immaginate essere una ragazza di colore, con una paralisi celebrale che vi costringe fin da piccole su una sedia a rotelle, fare coming out come transgender a 18 anni e, soprattutto, sognare di entrare nello sfavillante - tanto quanto elitario ed esclusivo - mondo della moda. Una 20enne del Bronx ce lo insegna

Vedere modelle nere sulle passerelle dell’alta moda, oramai, è diventata un’abitudine e non desta certo scandalo. Ma quello che ha fatto Aaron Rose Philip alla New York Fashion Week certo non passa inosservato. Anzi è passato come un uragano.
Una donna, nera, transgender e con disabilità. Inutile girarci intorno, non un corpo ‘conforme’ agli standard che siamo abituati a veder sfilare, per quanto negli ultimi anni si parli molto di body positivity e inclusività anche nel mondo della moda.

Vent’anni, originaria di Antigua, Aaron si è trasferita con la famiglia nel Bronx (Stati Uniti) quando aveva appena tre anni. Da bambina le è stata diagnosticata una paralisi celebrale che la costringe su una sedia a rotelle. Ma non le ha certo impedito di sognare, anzi. Guardando le sfilate, gli abiti, le modelle, in lei cresceva il desiderio di entrare in quell’universo della moda che sapeva essere ancora troppo esclusivo, praticamente chiuso per una ragazza nera e disabile.

Poi, a 18 anni Philip ha fatto coming out, dichiarandosi transgender. Un altra barriera, vista da fuori, verso il cammino impossibile della moda. Per Aaron Rose, invece, ha rappresentato un gradino ulteriore verso il successo che lei stessa è riuscita a costruire. Attraverso uno strumento formidabile: la sua voce. A 12 anni, attraverso il suo canale Tumblr, aveva iniziato a raccontare la sua malattia, facendosi notare dall’allora ceo David Karp. Poi, grazie ad uno scatto ‘fortunato’, diventato presto virale sui social, su di lei si sono accesi i riflettori della moda.

Ha fatto proprie le battaglie per la visibilità dei corpi con disabilità e della comunità LGBT+. Dopo un periodo come modella freelance, grazie al suo costante impegno, è riuscita a essere protagonista di campagne per H&M e Asos e ha firmato un contratto con la Elite Model Management. Nel 2019, poi, ha chiuso la sfilata di Willie Norris Workshop e nello stesso anno è apparsa nello show digitale di Collina Strada e nel lookbook del marchio.

Dalle campagne alle passerelle: il debutto con Moschino alla New York Fashion Week, con un completo giallo che ha illuminato come un sole il catwalk piovoso di Manhattan. Jeremy Scott, stilista, co proprietario e direttore creativo di Moschino l’ha infatti voluta tra le protagoniste della presentazione della collezione “Ready to Wear” per la Primavera/Estate 2022, una sfilata dal mood nostalgico ispirata al tema del tea party, insieme a top model come Gigi Hadid, Winnie Harlow e Stella Maxwell.

Per Aaron è stato un grande passo avanti nella sua battagli e – si spera – anche un segno tangibile di  evoluzione a livello di rappresentazione e diversity. Commossa ed emozionata, ha postato sulla sua pagina Instagram il video della sfilata: “Troverò presto le parole… non ho quelle giuste in questo momento. Per ora dirò solo grazie e vi amo. La mia vita è cambiata“.

 

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E sotto uno scatto, poco dopo, ha spiegato cosa abbia significato per lei quella sfilata: “Ci è voluto molto tempo e sono completamente grata a Dio e a tutti coloro che mi hanno mai sostenuto a qualsiasi titolo”, ha scritto la modella, “Spero che questo sia l’inizio di qualcosa in più e ispiri e porti altri marchi globali dello stesso livello a lavorare veramente per includere e normalizzare la presenza e il talento delle persone con disabilità nei loro show“.

La modella, che non vuole essere definita un’attivista, ma attraverso i canali social parla spesso di quanto siano capaci di fare le persone disabili nel mondo del lavoro, se vengono accolte, con la sua semplice presenza, ha avuto un impatto esplosivo nell’industria della moda. Quello che tutti ci auguriamo per il futuro è che Aaron Rose Philip, con il suo corpo, la sua disabilità, il suo colore della pelle e la sua identità sessuale non debba più essere l’eccezione, ma diventi, in qualche modo, la regola.