Diritto all’aborto, il Senato Usa blocca il provvedimento per salvarlo. Biden: “Continueremo a combattere per le donne”

La legge aveva bisogno di 60 voti per procedere il suo iter. Ne ha ricevuti solo 49. La speaker della Camera Nancy Pelosi: "Non smetteremo mai di difendere le nostre libertà fondamentali". Intanto Gucci pagherà le spese di viaggio alle dipendenti costrette a trasferirsi per abortire

Avrà anche detto che “continueremo a combattere per le donne” il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ma intanto il Senato americano ha bloccato il provvedimento che serviva per salvare e garantire alle donne il diritto all’aborto a livello federale. E così il tentativo dei democratici di salvare quel diritto è annegato sul nascere. Il provvedimento presentato, infatti, che avrebbe recepito trasformando in legge la storica sentenza della Corte Suprema, aveva bisogno di 60 voti per procedere il suo iter. E invece ne ha ricevuti solo 49, a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani che, compatti, e contando anche sul voto del democratico Joe Manchin, hanno così bocciato la misura. Un nuovo passo indietro degli Stati Uniti sul fronte dei diritti delle donne.

Il Senato degli Stati Uniti ha bloccato il provvedimento che serviva per garantire alle donne il diritto all’aborto a livello federale (Foto Ansa)

A che cosa serviva il provvedimento bocciato dal Senato Usa?

Il provvedimento che è stato bocciato dal Senato Usa era stato pensato per contrastare la probabile decisione della Corte Suprema che, come emerso dalla bozza del dispositivo firmata dal giudice conservatore Samuel Alito e finita sui media, dovrebbe portare alla revoca, dopo quasi 50 anni, della sentenza Roe v. Wade che stabilì il diritto all’aborto per le donne, a prescindere dalla decisione degli Stati Uniti. Il democratico Joe Manchin, che ha definitivamente affossato il provvedimento shierandosi con i repubblicani, ha detto di essere a favore di un diritto federale all’aborto, ma che la legge presentata al Senato, chiamata Women’s Health Protection Act, è andata “troppo oltre” ed è “troppo ampia”.

Pur dando per scontato l’affossamento della legge, vista la spaccatura del Senato 50 a 50 e le profonde differenze sull’aborto, i democratici hanno deciso di provare lo stesso per dimostrare all’America e agli americani l’estremismo dei repubblicani e per cercare di convincere gli elettori indecisi a eleggere un maggior numero di liberal alle prossime elezioni di novembre.

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, 75 anni, e il giudice conservatore Samuel Alito (Foto Ansa)

Che cos’è la sentenza Roe v. Wade?

Il dibattito sul diritto all’aborto negli Stati Uniti si è riacceso nelle ultime settimane con la fuga di notizie dalla Corte Suprema. I saggi sembrano infatti orientati a capovolgere la Roe v. Wade, la sentenza del 1973 che ha legalizzato l’aborto degli Stati Uniti. La bozza di decisione firmata dal giudice Samuel ALito e pubblicata dai media americani ha infiammato gli animi e scatenato proteste in tutti gli Stati Uniti, con le donne scese in strada e decise a preservare il loro diritto di scelta di fronte a una Corte Suprema a maggioranza conservatrice. I democratici sono corsi ai ripari dichiarando battaglia in difesa di un diritto ormai acquisito e che, a loro parere, va tramutato ora in legge per essere difeso. Ma intanto il provvedimento che doveva servire per garantire alle donne il diritto all’aborto a livello federale è stato affossato e bocciato dal Senato degli Stati Uniti.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, 79 anni, ha puntato il dito contro l’ostruzionismo dei repubblicani e ha sottolineato: “Continueremo a combattere per le donne” (Foto Ansa)

Biden: “Continueremo a combattere per le donne”

“Continueremo a combattere per le donne”. Così il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha commentato il no del Senato Usa al provvedimento che avrebbe garantito l’accesso delle donne all’aborto. Il presidente Usa ha attaccato l’ostruzionismo dei repubblicani e ha invitato gli elettori a scegliere “più senatori pro-scelta in novembre”. “Non c’è nulla come il diritto all’aborto: non è solo la brutalità di strappare alle donne il diritto di controllare il proprio corpo ma anche tutti i danni che questo comporta”, ha aggiunto Biden, sottolineando: “Ricordatemi le mie parole: nel mirino finirà anche la decisione sulle nozze gay“.

Alla condanna del presidente degli Stati Uniti si è aggiunta anche quella della vicepresidente Kamala Harris: “Tristemente il Senato ha fallito nel difendere il diritto di scelta delle donne sul proprio corpo. E quella della speader della Camera, Nancy Pelosi: “Non smetteremo mai di difendere le nostre libertà fondamentali. Gli americani dovranno ricordarsi alle urne in novembre di chi ha cercato di punire e controllare le decisioni delle donne”.

Gucci ha deciso di sostenere le spese di viaggio delle dipendenti costrette a trasferirsi per abortire (Foto Ansa)

Gucci pagherà le spese di viaggio alle dipendenti costrette a trasferirsi per abortire

Intanto, mentre lo scontro politico va avanti, alcuni si stanno muovendo in autonomia per garantire alle donne americane il diritto all’aborto. Gucci è scesa in campo “fermamente convinta che l’accesso alla salute riproduttiva è un diritto umano fondamentale”. E per questo la maison del gruppo Kering “rimborserà le spese di viaggio a tutte le dipendenti negli Stati Uniti che avessero bisogno di accedere a servizi sanitari non disponibili nello stato di residenza”.

Attraverso la fondazione Chime for Change, Gucci continuerà poi a sostenere organizzazioni partner che “facilitano l’accesso alla salute riproduttiva e proteggono i diritti umani, specialmente per le persone più vulnerabili”, si legge nel comunicato della casa di moda. La maison del gruppo Kering ha lanciato Chime for Change con l’aiuto di Salma Hayek e Beyoncé nel 2013 allo scopo di “ispirare la partecipazione in una comunità collettiva e unire i popoli attraverso i confini e le generazioni nella battaglia per la parità di genere”. In meno di un decennio la fondazione ha raccolto oltre 19 milioni di dollari per progetti a sostegno di donne, ragazze e bambine in 89 Paesi del mondo.

Non è la prima volta che Gucci si schiera su posizioni pro-choice: nel maggio del 2019, presentando a Roma la sua collezione cruise, Alessandro Michele aveva mandato in passerella numerosi capi con messaggi allusivi all’aborto e ai diritti delle donne: tra questi un abito da sera con un utero ricamato in posizione strategica e una giacca con il logo “My Body, My Choice” sulla schiena.