Abusata due volte da piccola: ora si batte contro i predatori e per i “sopravvissuti”. Ed è “australiana dell’anno”

C'è necessità di “puntare sull’educazione come primo metodo di prevenzione”. E Grace Tame ricorda di essere divenuta anoressica dopo la prima violenza e di aver reagito fino a vincere una maratona

È stata insignita del premio Australiana dell’anno a gennaio 2021 (qui il video), ma le parole dell’attivista, avvocata ventisettenne Grace Tame continuano a risuonare sui social e nei dibattiti pubblici del mondo. Per questo Luce! ha deciso di riascoltarle. “Gli abusi sessuali sui minori e le culture che lo consentono esistono ancora. L’adescamento e il suo impatto duraturo non vengono ampiamente compresi. I predatori manipolano ognuno di noi: familiari, amici, colleghi, estranei, proveniente da ogni classe, cultura e comunità danno il meglio di loro quando non siamo uniti e ci armiamo delle nostre vulnerabilità. I traumi non fanno discriminazioni, né finiscono quando la violenza termina”.

 

Grace Tame ha 15 anni quando, per la seconda volta nella sua vita, viene abusata dal suo professore di matematica, in un’aula del liceo che frequenta: “Ho perso la mia verginità per colpa di un pedofilo”, racconta, “lui aveva 58 anni e per mesi ha abusato di me quasi ogni giorno. Io non sapevo chi fossi”. Ma oggi “lo so: sono una sopravvissuta”. 

Prima di essere vittima di un anno di abusi, la Tame stava già lottando contro l’anoressia, disturbo alimentare innescato da un altro abuso, subìto da bambina e perpetrato da un ragazzo più grande di lei. Un trauma che Grace racconta al suo professore, Nicolaas Bester, ma che lui usa contro di lei, inscenando la stessa violenza per un anno. “È così che fanno: i predatori si armano della nostra paura. Questo è il fondamento della loro manipolazione psicologica, un elemento chiave degli abusi sessuali prolungati”, spiega l’avvocata, che per non dimenticare mai più la lezione si è tatuata sulla mano una scritta: “mangia la mia paura” per ricordarsi che se le paure non vengono interiorizzate, possono per essere strumentalizzate. “Le persone con disabilità, la comunità Lgbtq e altri gruppi emarginati hanno infranto barriere più pesanti per aver giustizia. Ogni voce conta”, sottolinea, “Il male nasce da tutti noi, ma anche le soluzioni nascono da noi”. 

Per evitare che altre persone diventino dei “sopravvissuti” secondo la Tame è necessario “puntare sull’educazione come primo metodo di prevenzione”. Infatti, spiega: “inizia tutto dalla conversazione e tutti siamo i benvenuti al tavolo. La comunicazione genera comprensione e la comprensione è il pilastro del progresso. L’esperienza vissuta aiuta il cambiamento strutturale e sociale: quando condividiamo, guariamo”. Sulla fine del suo discorso, si rivolge alle persone che hanno condiviso il suo stesso percorso: “Sopravvissuti, siate orgogliosi: le nostre voci stanno cambiando la storia. Undici anni fa ero in ospedale, ero anoressica e i miei muscoli erano atrofizzati, facevo fatica a camminare. Lo scorso anno ho vinto una maratona. Possiamo cambiare come individui e possiamo cambiare come comunità. La prima volta che ho sporto denuncia sono stata derisa e ridicolizzata da alcune persone, ma ora la mia verità ci sta aiutando a riconnetterci. So chi sono” – conclude -“sono una sopravvissuta”.