Addio ad April Ashley, prima modella transgender: icona di grazia umiltà e tenacia

Nata a Liverpool nel 1935, April è morta a Londra il 27 dicembre all'età di 86 anni. Dopo una vita di successi e umiliazioni, ci ha insegnato che "le persone giudicano e i giudizi pesano, ma l'unica cosa che conta è rimanere fedeli a se stessi"

Se ne va un’eroina, una leggenda della comunità trans, una pioniera. April Ashley, la prima modella transgender ad avere successo nell’universo fashion, protagonista controversa e scandalosa della Swinging London degli anni Sessanta, è morta a Londra il 27 dicembre all’età di 86 anni. Nata in una famiglia della classe operaia a Liverpool nel 1935 come uno dei nove figli, da adolescente si unì alla marina mercantile. Dopo ripetuti tentativi di suicidio, prima di trasferirsi a Londra nel 1955 e poi a Parigi, trascorse un periodo in un’unità psichiatrica. A Parigi, mentre si esibiva al nightclub Le Carrousel, lavorò duramente per pagarsi nel 1960 l’operazione di riassegnazione del sesso, a cui si sottopose a Casablanca in Marocco, diventanto una delle prime cittadine brittaniche a cambiare sesso nella storia. Una volta tornata in Inghilterra, ottenne un passaporto e una patente di guida che la identificavano come femmina.

“Le persone giudicano. Ma quel che conta è essere fedeli a se stessi”

La modella e attrice April Ashley

La modella e attrice April Ashley

Come modella, Ashley è stata fotografata per Vogue, mentre nel cinema si conquistò un piccolo ruolo in Road to Hong Kong al fianco di Bob Hope, Bing Crosby e Joan Collins. Tuttavia, non era noto che fosse transgender, e la sua carriera fu interrotta nel 1961 dopo che il giornale Sunday People “la fece fuori”, come riporta la Bbc. Nel 1963, Ashley sposò l’aristocratico Arthur Cameron Corbett in Gibilterra. Il loro divorzio nel 1970 divenne una sentenza legale storica dal momento che il giudice stabilì che Ashley rimaneva un uomo biologico, decisione che rese invalido il matrimonio. Nonostante l’umiliazione, April si fece corraggio e aprì un ristorante, April and Desmond’s, a Knightsbridge, ma alla fine l’attenzione che ricevette per il caso giudiziario divenne eccessiva e, a seguito di un infarto nel 1975, si ritirò a Hay-on-Wye e successivamente sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Tornò in Gran Bretagna decenni dopo, nel 2005, quando fu legalmente riconosciuta come donna alla luce del Gender Recognition Act. Nel 2012, durante un’intervista, Ashley descrisse così la sua vita: “Sono stati tempi pazzi e meravigliosi. Perché non goderseli? So più di chiunque altro quanto il giudizio delle persone pesi, ma so anche che ciò che conta è essere fedeli a se stessi”.

La comunità trans rende omaggio alla regina delle mille battaglie

April Ashley insignita della medaglia dell’Ordine dell’Impero britannico

Nel 2012 la regina Elisabetta insignì la modella e attrice della medaglia dell’Ordine dell’Impero britannico, la massima onorificenza del Regno Unito, per il suo impegno a favore dei diritti dei transgender. E proprio la comunità transgender, in seguito alla sua morte, ha reso omaggio al personaggio considerato pioniere della comunità in Gran Bretagna. Il cantante Boy George ha twittato: “Rip April Ashley! Una forza della natura e sacerdotessa transgender!”. Peter Tatchell, attivista per i diritti Lgbtq+, l’ha definita “la grande pioniera trans per decenni” e “un’eroina”: “Sono stato così onorato di conoscerla e sostenerla in un’epoca in cui è stata vituperata dopo essere stata dichiarata trans”, ha detto Tatchell. L’attivista e attore trans Jake Graf ha scritto sui social: “Una vera pioniera della comunità trans ci ha lasciato. April Ashley era la definizione di grazia e umiltà, nonostante abbia combattuto duramente per tutta la vita per il suo posto nella società. Si dice che fra i suoi amanti ci siano stati il cantante degli Inxs Michael Hutchence, gli attori Peter ÒToole e Omar Sharif, conti polacchi e nobili inglesi. Era ammirata da Elvis Presley, che le mandava sempre bottiglie di champagne, e ha ricevuto avance da Pablo Picasso e Salvador Dalí.