Addio alla legge nazista: in Germania dare informazioni sull’aborto non sarà più reato

L'articolo 219a del Codice Penale, introdotto nel 1933 in merito alla campagna per la protezione della "razza ariana", prevede il divieto per i medici di fornire informazioni sulla possibilità di abortire

Il Governo tedesco abolirà il divieto per i medici di diffondere informazioni sull’aborto. Badate bene, non si parla della pratica in sé dell’interruzione di gravidanza, bensì dell’ informazioni in merito, su come procedere, a chi rivolgersi quando e così via. Sembrerà una decisione anacronistica ma in effetti… lo è! Basti pensare che diffondere informazioni sulle pratiche abortive è un reato previsto dall’articolo 219a del Codice Penale risalente addirittura all’epoca nazista.

Il nuovo governo tedesco si propone di depenalizzare la possibilità di fornire informazioni sull’aborto per i medici

Dal lontano 1933, infatti, ai medici tedeschi è vietato fornire qualunque informazione sulla possibilità di abortire e su tutti i metodi a disposizione per farlo. E nulla (o quasi) è cambiato in quasi 90 anni. Ora però il nuovo governo tedesco, guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz in una coalizione insieme ai Verdi e ai Liberali dell’FDP, ha annunciato l’intenzione di voler depenalizzare questa pratica. Una svolta che arriva in seguito alla raccolta di migliaia di firme, alle manifestazioni e alle proteste dei movimenti femministi che proseguono fin dagli anni Settanta.

Marco Buschmann, il ministro della Giustizia tedesco, ha presentato un disegno di legge per eliminare il divieto di fare “pubblicità per l’interruzione della gravidanza”. Secondo l’esecutivo, infatti, questa situazione è diventata insostenibile: “I medici devono essere in grado di supportare le donne in questa difficile situazione senza timore di essere perseguiti penalmente”, ha detto il ministro. Questo timore è dato dal fatto che l’aborto, in Germania, è inserito nella sezione dei reati “contro la vita” del codice, precisamente agli articoli 218 e 219, quindi vicino a quelli che riguardano crimini come l’omicidio e l’omicidio colposo. Insomma la solita vecchia storia: l’interruzione di gravidanza vista come “l’assassinio del feto”. O giù di lì. L’articolo 218, che definisce l’interruzione di gravidanza un reato, ne indica però le condizioni di non punibilità: entro le 12 settimane dal concepimento e oltre le 12 settimane in caso di stupro, pericolo di vita per la donna o malformazioni del feto.

Le donne tedesche per avere informazioni sull’interruzione di gravidanza si devono rivolgere spesso al web. “assurdo” per il ministro della giustizia Buschmann

Mentre nel 219a, introdotto all’inizio degli anni Trenta come parte della campagna per la protezione della cosiddetta “razza ariana” del partito nazista, proibisce appunto ai sanitari di dare informazioni sulla possibilità di abortire qualora queste siano in qualche modo legate ai loro stessi servizi. Insomma non ne possono parlare se poi loro stessi devono o possono applicare quella procedura.

Buschmann, nel proporre la nuova legge, ha spiegato che molte donne cercano consigli e informazioni online, asserendo però che “non può essere” che i professionisti che “sono particolarmente qualificati per fornire informazioni sull’esecuzione di tali procedure non siano autorizzati a farlo”. Nel febbraio del 2019 l’articolo 219a era stato in parte riformulato: nell’attuale versione in vigore i dottori possono comunicare che l’interruzione volontaria di gravidanza fa parte dei servizi medici offerti, ma resta loro preclusa – a meno di non incorrere in sanzioni penali – la possibilità di dare pubblicamente informazioni sul metodo di queste stesse pratiche. Quindi le donne tedesche si possono sentir dire: “Esiste il servizio, ma non posso dirle come accedervi o in cosa consiste“. Un paradosso che però il governo sta tentando di risolvere. E speriamo che anche questo retaggio di un’epoca da dimenticare possa essere eliminato, per fare un ulteriore passo avanti verso la civiltà e il rispetto di diritti umani.