Addio all’Eroe determinato e dignitoso Sidney Poitier: primo afroamericano premio Oscar

L'attore è stato a lungo riconosciuto come simbolo dell'anti razzismo nell'industria cinematografica di Hollywood, grazie ai ruoli magistrali interpretati nei suoi film

Era una vera e propria leggenda di Hollywood, una stella che non si spegnerà nemmeno dopo la sua morte. Il mondo del cinema ma non solo piange Sidney Poitier, l’attore statunitense di origini bahamensi scomparso venerdì 7 gennaio a 94 anni. A darne notizia è stato il ministro degli Esteri delle Bahamas, Fred Mitchell. Attore, regista ma anche diplomatico, è stato infatti ambasciatore delle Bahamas in Giappone dal 1997 al 2007. Il mitico protagonista di Indovina chi viene a cena, con Katharine Hepburn e Spencer Tracy, era nato ‘per sbaglio’ a Miami nel 1927, ma la famiglia veniva dalle delle splendide isole, all’epoca ancora una colonia britannica, dove Poitier era cresciuto.

Trasferitosi negli Stati Uniti da ragazzo ha avuto una carriera eccezionale nel teatro ma soprattutto nel cinema. Di lui la critica racconta, e i fatti lo dimostrano, che abbia spianato la strada a tantissimi attori afroamericani, una vera e propria nuova generazione, come una sorta di apripista che riuscì a rompere le barriera della razza nell’industria dei sogni, tracciando il sentiero verso l’inclusione dei suoi simili. Nel 2009, proprio per questo suo impegno contro la discriminazione attraverso l’arte cinematografica, ricevette dal presidente americano Barack Obama la medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti.

Con “I Gigli del Campo” (1963) divenne il primo interprete di colore a vincere un Oscar come miglior attore, oltre ad essere candidato due volte ai premi per il miglior cinema. Alla morte di Kirk Douglas nel 2020, era rimasto tra i pochi sopravvissuti dell’epoca d’oro di Hollywood e il più vecchio vincitore sopravvissuto di una statuetta degli Academy Award. Tra i suoi film più famosi “La parete di fango”, “La Scuola della Violenza”, “Indovina chi viene a cena?” e “La Calda Notte dell’Ispettore Tibbs”.

Poitier riceve da Obama la medaglia presidenziale alla libertà

Uno degli attori più pagati e apprezzati di Hollywood della sua epoca, in molte delle pellicole era spesso trattato il tema del razzismo: Poitier, come ha scritto il New York Times, divenne allora noto proprio per ruoli che interpretava, quelli di “eroi determinati e dignitosi”, che spesso combattevano contro le ingiustizie razziali. “Mi sembrava di rappresentare 15-18 milioni di persone in ogni film che facevo“, aveva raccontato in proposito durante un’intervista. Negli anni Sessanta, infatti, molti di questi personaggi interpretati da Poitier “rispondevano all’ingiustizia con quieta risolutezza, all’odio con la ragione e il perdono”, tanto che, come riporta il Post, furono criticati dagli esponenti del movimento per i diritti civili, che sostenevano invece tattiche più dure per combattere l’oppressione.

L’ultima apparizione in sala, in “The Jackal” di Michael Caton-Jones, risale al 1997, anche se nei primi anni Duemila fece alcune  comparse in documentari. Tra i riconoscimenti, oltre al già citato Oscar come miglior attore protagonista, nel 2002 ricevette anche una statuetta alla carriera, nella stessa serata in cui Denzel Washington divenne il secondo afroamericano a ricevere il premio come miglior attore. E ancora Poitier vinse due Golden Globe, un Grammy e il premio come miglior attore straniero ai British Academy Film Awards del 1959. Insomma una vera e propria stella del cinema di altri tempi.