Addio allo stealthing: in California sfilarsi il preservativo senza il consenso diventa illegale

Una pratica sempre più comune che mette a rischio la salute e la dignità delle vittime, tanto da essere aggiunta alla lista delle molestie sessuali

Via il preservativo durante il rapporto sessuale. Senza il consenso della partner, che sia occasionale o meno. Si chiama “Stealthing” ed è una tendenza di cui si sta parlando molto in questi giorni sul web. A gennaio 2017 un tribunale svizzero ha condannato un uomo per stupro per essersi tolto il condom senza dire nulla alla sua partner. La Corte ha sentenziato che la donna avrebbe detto di no a quel rapporto se avesse saputo che l’uomo aveva intenzione di toglierlo. Ma la presa di posizione più importante contro questa pratica arriva dagli stati Uniti.

In California infatti il Governatore Gavin Newsom ha introdotto una nuova misura per combattere la violenza sessuale e tutelare le vittime di abusi. Il Paese è diventato così il primo Stato americano a rendere illegale la pratica dello stealthing, aggiunta alla lista delle molestie. D’ora in poi il gesto verrà considerato legale solo se c’è il consenso esplicito verbale da parte della donna. Le vittime potranno perseguire legalmente chi compie questa pratica, tuttavia la nuova misura non prevede il carcere per chi viene perseguito. Secondo l’avvocata Alexandra Brodsky la via del risarcimento è la soluzione migliore: “Ci sono molte vittime che non vogliono vedere la persona che ha abusato di loro finire in carcere. Ma allo stesso tempo potrebbero davvero avere bisogno di un aiuto per coprire le spese mediche o potrebbero usare il risarcimento per pagarsi un terapeuta“.

La criminalizzazione dello stealthing è stata introdotta grazie all’impegno costante della deputata democratica Cristina Garcia, che aveva provato a introdurre la misura già nel 2017, quando uno studio della Yale University, scritto proprio da Brodsky, aveva dimostrato che la pratica stava diventando sempre più frequente. “Sono orgogliosa che la California sia stata la prima (a introdurre questa misura, ndr). Ora voglio vedere altri legislatori statali approvare leggi simili […]. È chiaro, in tutti questi Stati, che lo stealthing non è solo immorale ma anche illegale“, ha commentato.

Una pratica che espone la vittima a rischi fisici della gravidanza e a malattie, ed è vissuto da molte donne come una grave violazione della propria identità e autonomia. Le storie delle donne vittime di stealthing, in effetti, iniziano tutte allo stesso modo. Tutte dicono: “non sono sicura che questo sia uno stupro”, tutte si sentono violate ma non riescono ad esprimere quello che avevano vissuto. Oltre al rischio di potenziali ripercussioni sulla salute, provano anche sentimenti di confusione e vergogna simili a quelli di altre vittime di violenza sessuale. Quando lo descrivono parlano di “qualcosa di simile allo stupro”, di una minaccia per la loro salute e di un affronto alla loro dignità. È come se qualcuno dicesse loro “Non hai il diritto di prendere le tue decisioni”.

Alcuni studi hanno cercato di valutare quanto la pratica sia diffusa. In una ricerca della National Library of Medicine, pubblicata nel 2019, il 12% delle donne intervistate ha affermato di essere stata vittima di stealthing. In un altro studio di quell’anno, il 10% degli uomini ha ammesso di rimuovere il preservativo durante il rapporto senza il consenso del partner.
Insomma una pratica comune, più di quanto si pensi, che mette a rischio la salute anche psicologica delle donne.