La famiglia tradizionale come scena di crimini, misfatti e opportunismo

"La famiglia può essere un Inferno e quest'Inferno va guardato con molto realismo”

La famiglia-inferno di Britney Spears è solo il caso più eclatante di che cosa accade quando la famiglia si trasforma in un incubo. Quest’anno, in Italia, due ragazzine sono state picchiate a sangue dai familiari perché non volevano indossare il burqa o perché si rifiutavano di dire sì a un matrimonio combinato. A raccontarlo, due casi-limite registrati solo nel 2022: “Picchiata a 14 anni dalla famiglia perché rifiuta il matrimonio combinato in Bangladesh” datato il 29 gennaio. “Torino, ragazza rom di 14 anni denuncia la famiglia: Mi picchiano se non rubo“, il primo febbraio.

Sana Cheema, 25 anni, uccisa dai familiari nel 2018

Nelle case delle ordinarie e tradizionali famiglie italiane capita, più spesso di quanto crediamo, che mamma e papà – in nome di aspettative di vita, opportunismo, convenienza, irrealizzazioni, desideri personali, valori identitari, tradizione e religione – arrivino a considerare i figli come una loro appendice, una loro proprietà, prosecuzione. E alla cronaca ordinarie tragedie di figli privati della possibilità di autodeterminarsi da chi li ha generati. E in nome loro. Come la coraggiosissima diciottenne di origine pakistana, Saman Abbas, uccisa il 20 aprile 2021 dalla sua famiglia (che aveva denunciato nel 2020) a Novara, perché si rifiutava di accetare un matrimonio combinato. Ha pianto suo padre quando i carnefici, a cui lui l’aveva consegnata, gli hanno annunciato che era morta. Ha pianto anche la madre di Saman: “Purtroppo non c’era altro da fare”, ha detto. E così, per la rispettabilità, l’onore e la tradizione, muore Saman, a 18 anni. Esattamente come un’altra ribelle dello status quo familiare: Sana Cheema, di 25, che da Brescia, nel 2018, è stata portata a forza in Pakistan dalla famiglia, e là uccisa. Per lei, non c’è stata neanche giustizia: i giudici pakistani assolsero anche i carnefici, dicendo che si era trattato di un atto spiacevole ma che doveva essere compiuto.

Boella: “La famiglia è anche un inferno da guardare con realismo”

La filosofa morale Laura Boella

Con figli, romantica, d’ispirazione cattolica, composta da un uomo e una donna legati da un matrimonio indissolubile, la famiglia tradizionale è fatta anche di ombre, violenze e di enormi contraddizioni. Soprattutto se paragonata allo stereotipo stantìo e dorato, che abbiamo grazie alla Mulino Bianco. “La famiglia è una scena di crimini e misfatti, spesso impercettibili, che nascono dal meccanismo di esclusione inclusione. Noi, la Famiglia e loro, ciò che sta fuori: i nemici, le minacce”. Durante il suo intervento, a ottobre 2021, nel dibattito del comitato scientifico di Luce!, la filosofa morale Laura Boella avverte di non sottovalutare i rischi di una simile concezione. “L’istituto della famiglia, così importante e longevo, che non è stato spazzato via né dal divorzio, né dalla nuova sensibilità, né dalla denatalità, si trascina dietro ed erige fortezze e muri ai fini dell’autodifesa, usa i legami familiari nella sua maniera più arcaica”. Più patriarcale. “Quello che leggiamo sui giornali sono i contraccolpi di un’epoca di grande emancipazione. I femminicidi nascono e vengono perpretrati in famiglia”, continua. Il problema delle violenze domestiche su mogli, mamme, compagne e figlie è in effetti l’allarme finale. Come riporta l’Istituto di statistica Istat: le donne nel 2020 sono state uccise in casa, in famiglia: nel 90% sono morte per mano del partner. Dati che come un filo rosso inesorabile uniscono il 2020 al 2019: quando l’Istat registrava un calo generale degli omicidi e una decisa controtendenza di quelli perpetrati nelle famiglie. “La famiglia può essere un Inferno. Un inferno di cui, fuori dalle pagine della letteratura, si sente parlare anche negli ambienti cattolici. Un inferno che va guardato con molto realismo”, prosegue Boella.

Il familismo amorale: una specialità tutta italiana

“La famiglia mafiosa è una realtà importante nel nostro Paese, e nasce quando una famiglia è un’associazione a delinquere. Ma se vogliamo passare a un terreno meno drammatico, guardiamo soltanto a quante complicità di tipo economico, sociale e discriminatorio nascono all’interno famiglie”, continua Boella.  D’altronde, sono passati solo cinquant’anni da quando il politologo statunitense Edward Banfield teorizzò, studiando e cercando di comprendere la causa dell’arretratezza del paesino di Chiaromonte in Basilicata, il “familismo amorale” come una specialità tutta italiana. La sua regola “massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo” suona ancora attuale. O familiare? “Lo abbiamo visto durante la pandemia, la famiglia funziona come rifugio, luogo protetto, di aiuto e sostegno reciproco, ma in qualche caso duventa anche una tana, un luogo oscuro di isolamento e di perdita della vita sociale“.

Il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli

I figli sanno, e dovrebbero ricordarselo da genitori, quanto le aspettative familiari pesino sulla loro vita. Dalla scelta dell’università (soprattutto se figlio di) al matrimonio (se in Chiesa o in Comune è spesso motivo di aspre liti). Fare o essere qualcosa per compiacere i genitori non è solo un obbligo, un dovere che alcuni figli hanno pagato a costo della vita. Le aspettative familiari possono essere anche dei subdoli ostacoli alla costruzione dell’identità individuale. “Ci portiamo dietro un modello ideale di famiglia tradizionale che non esiste: i nuclei familiari di una volta erano spesso delle gabbie, mentre oggi nelle famiglie c’è molta più libertà”, ha dichiarato il presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli, “le famiglie della Tradizione con la felicità vera avevano poco a che fare“.