Afghanistan, il ritorno dei talebani e i diritti (negati) delle donne. Cristiana Cella: “L’Occidente si vergogni. Non ha mai sostenuto la parte democratica del Paese”

La giornalista e attivista Cisda denuncia la condizione femminile nel Paese mediorientale, dove per paura di ritorsioni sono stati coperti anche i cartelloni pubblicitari con immagini femminili. "La situazione non era buona nemmeno prima: in 20 anni fatti pochissimi passi avanti e solo in alcune famiglie"

I diritti delle donne in Afghanistan? Con l’arrivo al potere dei Talebani, che già controllavano da anni una buona parte del Paese, calerà un velo di pesante oscurantismo, ma è chiaro che su questo fronte i progressi negli ultimi anni erano stati minimi. È questo il parere del Cisda (Coordinamento Italiano sostegno donne afghane) che da anni è al fianco delle donne afghane nel percorso di rivendicazione dei loro diritti. “Negli ultimi venti anni i progressi erano stati limitati alle famiglie più aperte e alle aree metropolitane”. Per Cristiana Cella, giornalista, scrittrice (tra gli altri, “Sotto un cielo di stoffa. Avvocate a Kabul”) ed attivista Cisda “L’Occidente non ha mai sostenuto la parte democratica del Paese, a questo punto può solo vergognarsi“.

 

Qual è ad oggi la situazione dei diritti delle donne in Afghanistan?

“Nella maggior parte del Paese, in questi 20 anni, i diritti delle donne non sono stati rispettati. Ci sono state buone leggi che non vengono quasi mai applicate, la giustizia parallela è quella della Sharia e delle regole tribali feroci contro le donne. Nelle città e nelle famiglie più aperte le donne hanno potuto studiare e lavorare, seppure con grandi difficoltà. Ma nel resto dello Stato l’87 per cento delle donne subiscono violenza, matrimoni forzati e di minori sono all’ordine del giorno”.

Cosa cambia con l’arrivo dei Taliban al potere?

“L’arrivo dei talebani, che governavano già gran parte del Paese, cancellerà anche quei piccoli passi. Le donne militanti che hanno lavorato per i diritti sono oggi in grave pericolo e sole. L’Occidente non ha mai sostenuto la parte democratica del Paese”.

Quali sono stati gli errori dell’Occidente in questi anni a suo parere?

“Gli errori sono stati tanti e gravi. Gli americani hanno messo al potere i loro alleati di un tempo, signori della guerra e della droga, criminali, potenti e feroci fondamentalisti, tanto quanto i talebani. La società civile non è stata minimamente sostenuta e gli aiuti occidentali sono finiti in tasca a questi ‘war lords’ che ora sono scappati all’estero. Nessun sostegno è stato dato a chi combatteva davvero per i diritti e la democrazia. La grande quantità di vittime civili dei bombardamenti Nato e dei raid notturni hanno spinto molte persone tra le braccia dei talebani. Circa 10mila vittime civili all’anno. Ora quello che sta succedendo è frutto di accordi precisi tra talebani, governo e Stati Uniti. Gli hanno lasciato il campo libero, un Paese intero. L’Occidente si deve davvero vergognare”.

Cosa si può fare a questo punto?

“Il Cisda sta raccogliendo fondi per sostenere i profughi interni e le donne più esposte che sono entrate in clandestinità. Terremo questo denaro aspettando di capire da loro quali sono le necessità più urgenti. Si stanno anche attivando corridoi umanitari”.

Cos’è il Cisda?

“La nostra associazione lavora sul campo in Afghanistan dal 1999 (qui il sito Cisda). Sosteniamo le organizzazioni, le ONG e un partito, Hambastagi, nella lotta per i diritti delle donne e per una società laica e democratica. Le sosteniamo appoggiandole anche politicamente, facendo ascoltare le loro voci nel nostro Paese e sulla stampa, e con progetti umanitari per le donne e i bimbi locali. Siamo state in Afghanistan quasi ogni anno. Oggi la priorità è proteggere queste persone”.