Afghanistan, nuova stretta dei talebani sui diritti delle donne: niente viaggi se non accompagnate

Vietato spostarsi senza un parente uomo accanto, anche le giornaliste devono indossare il velo islamico

Ancora un passo indietro per i diritti delle donne nell’Afghanistan dei talebani. L’ultima stretta imposta dai sedicenti studenti coranici vieta di viaggiare da sole per lunghe distanze (oltre i 72 km), stabilendo che dovranno essere accompagnate durante il tragitto da un uomo della famiglia. Pubblicata dal ministero della Promozione della Virtù e della Prevenzione del Vizio, ricostituito a vent’anni di distanza dai mullah dopo la presa di Kabul a Ferragosto, la raccomandazione invita inoltre gli autisti a non accettare sui loro veicoli le donne se non indossano il “velo islamico”.

Una prescrizione con scarni dettagli – non si precisa ad esempio quale tipo di velo sia obbligatorio – che già circolava sui social e rende sempre più drammatica la condizione di sudditanza delle afghane. “Questo nuovo ordine va sempre più nella direzione di rendere le donne prigioniere“, visto che “toglie loro la possibilità di muoversi liberamente, recarsi in un’altra città, fare affari o poter fuggire se subiscono atti di violenza in casa“, denuncia Heather Barr di Human Rights Watch (Hrw). “Ogni giorno – prosegue – vediamo un po’ di più chi sono davvero i talebani, qual è la loro visione in materia di diritti delle donne, ed è veramente un’immagine molto cupa“.

La nuova direttiva giunge a qualche settimana dall’invito dello stesso ministero alle tv afghane a non trasmettere più “serie all’acqua di rose in cui le donne“ recitano e a imporre alle giornaliste di “indossare il velo islamico”.
Limitazioni della libertà che si affiancano alle altre strette sulla vita sociale, come il divieto di ascoltare musica in macchina, promosso ultimamente anche con posti di blocco creati per le strade di Kabul. Tutto questo mentre cadono i 100 giorni dall’esclusione delle ragazze dal diritto all’istruzione a partire dalla scuola secondaria in gran parte del Paese, sprofondato nel frattempo sempre più in povertà: secondo l’Onu, che stima che oltre metà della popolazione sia a rischio di penuria alimentare “grave“ questo inverno, sull’ Afghanistan si sta abbattendo una “valanga di fame“ per il perdurante isolamento e la sospensione di gran parte degli aiuti internazionali.

Mentre i talebani stringono ulteriormente la morsa sui diritti delle donne, resta forte la preoccupazione per la sorte di Grant Bailey, il cittadino britannico che lavora per una ong attiva nel Paese che da una settimana risulta scomparso, dopo essere stato fermato a Kabul. Il suo arresto, avvenuto sotto la minaccia delle armi da parte dei mullah, è stato confermato dal Foreign Office, senza però fornire dettagli sui motivi né sull’attuale luogo di detenzione. Il caso viene seguito a distanza, visto il ritiro dei diplomatici di Londra, insieme agli altri occidentali. Tornato a settembre, poche settimane dopo la presa del potere da parte dei sedicenti studenti coranici, il cinquantenne britannico aveva già trascorso diversi anni in Afghanistan lavorando come consulente per la sicurezza di organizzazioni attive nella cooperazione.

La reazione del ministro

“Settantadue chilometri. È la lunghezza del guinzaglio che i talebani hanno messo intorno al collo delle donne. Oltre quel limite, le afgane dovranno avere un accompagnatore, ovviamente un uomo, che prenda in mano quel guinzaglio. Quanto gli fa paura l’emancipazione femminile?“. Lo scrive sui social Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, commentando il divieto annunciato dai talebani per le donne di viaggiare da sole per lunghe distanze senza essere accompagnate da un uomo della famiglia.