Afghanistan, donne in piazza per la riapertura delle scuole femminili: “L’istruzione è un nostro diritto!”

Circa due dozzine di manifestanti, principalmente donne, si sono radunati sabato 26 marzo nei pressi del ministero dell’Istruzione a Kabul chiedendo la riapertura delle scuole secondarie femminili. Lo riporta la BBC, che ha raccontato come la folla, a suon di slogan, abbia voluto rivendicare il diritto all’istruzione. Risale a pochi giorni fa, infatti, la clamorosa decisione dei Talebani di tenere chiuse le porte delle scuole medie e superiori per le studentesse, poche ore dopo il loro arrivo in aula per l’inizio del nuovo anno scolastico; una marcia indietro rispetto a quanto annunciato in precedenza che ha provocato ampie condanne da parte dell’opinione pubblica internazionale.

Le studentesse all’università di Kabul indossano il burka integrale. Le loro colleghe più giovani, invece, non possono accedere alle scuole medie e superiori

La protesta: “Senza istruzione tanto vale morire”

Le manifestanti, molte delle quali insegnanti di queste scuole che, mercoledì, sono state costrette a rimandare a casa le loro allieve, hanno gridato in coro: “L’istruzione è un nostro diritto! Aprite le porte delle scuole femminili!”, mentre membri dei talebani armati le osservavano. In passato, questi, hanno spesso disperso le proteste e arrestato le persone coinvolte, ma in questa occasione la protesta è stata autorizzata a continuare. Una docente presente ha detto alla BBC: “Quando si tratta di difendere la libertà e le ragazze che vogliono andare a scuola, sono disposta a morire. Siamo qui per il diritto delle nostre figlie ad avere un’istruzione. Senza questo diritto, tanto vale essere già morte“. Un’altra manifestante, piangendo per la frustrazione, ha spiegato: “Voglio che la nostra generazione sia libera e possa sbocciare, non solo versare lacrime a casa”.

La disperazione di alcune ragazze afghane costrette a tornare a casa il rimo giorno di scuola per la chiusura dei loro istituti (AFP)

La marcia indietro dei Talebani

Quella dell’istruzione paritetica in Afghanistan è una delle questioni più controverse tra il regime talebano e le autorità internazionali. Posta come parametro imprescindibile per lo sblocco degli aiuti e per il riconoscimento politico, la tanto attesa ripresa dell’educazione superiore femminile si è risolta in un nulla di fatto. Il Ministero dell’Educazione talebano aveva detto che le scuole sarebbero riaperte mercoledì 23 marzo, poco dopo l’avvio del nuovo anno scolastico (fissato per il 21 marzo), ma la decisione è stata annullata dalla direzione centrale del gruppo. Nella nota diffusa si legge che gli istituti rimarranno chiusi finché non sarà elaborato un piano “completo” e “islamico” per le studentesse. La clamorosa retromarcia politica dei Talebani, sempre secondo quanto riportato dalla BBC, riflette probabilmente le divisioni all’interno del gruppo tra elementi più estremisti e moderati. In alcune province infatti, in particolare nel nord dell’Afghanistan, i funzionari locali hanno permesso alle ragazze adolescenti di continuare a studiare, ma altri sembrano opporsi all’idea.

Le reazioni internazionali

L’annuncio, del tutto inaspettato, che ha suscitato numerose condanne, tra cui quelle dell’Onu, dell’Unesco e di 10 Paesi occidentali, tra cui Stati Uniti e Unione Europea, che in una dichiarazione congiunta di venerdì hanno chiesto ai fondamentalisti di “revocare immediatamente” la loro decisione, considerata “estremamente inquietante”. Il Dipartimento di Stato americano, fa sapere la BBC, ha cancellato gli incontri con il gruppo che erano stati programmati in Qatar. La premio Nobel per la Pace 2014 Malala Yousafzai ha definito “un giorno devastante” quello in cui il regime talebano ha richiuso le porte delle scuole per le ragazze. Qui il video della sua dichiarazione:

“Penso che sia stato molto più facile per i talebani (imporre) un divieto all’istruzione per le ragazze nel 1996”, ha detto al Forum di Doha Yousafzai.”Questa volta è invece molto più difficile, perché le donne hanno capito cosa significhi essere istruite, cosa significhi essere più forti. Questa volta sarà molto più difficile per i talebani mantenere il divieto di istruzione delle ragazze. Questo divieto non durerà per sempre“, ha sottolineato.
La mossa, c’è da dire,  ha provocato grande indignazione anche in Afghanistan. Sui social media, alcune persone hanno condiviso video di studentesse che singhiozzavano dopo essere state costrette a tornare a casa subito da quello che pensavano sarebbe stato il loro primo giorno di scuola. Una presentatrice del popolare canale televisivo Tolo News, racconta di aver lottato per trattenere le lacrime durante la messa in onda della notizia.