Ai Giochi gli atleti e le atlete potranno inginocchiarsi prima delle gare. Vietate le foto sui social

La Carta Olimpica, all'art. 50, proibisce qualsiasi "dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale", ma il Cio ha deciso di permettere il gesto di solidarietà al movimento Black Lives Matter purché nel rispetto degli altri atleti e non durante le gare o le premiazioni

Il Comitato olimpico internazionale e gli organizzatori di Tokyo 2020 hanno vietato alle squadre di pubblicare sui social media immagini di atleti che si inginocchieranno durante questi Giochi Olimpici. Tuttavia tutt* coloro che che sceglieranno di aderire al gesto simbolo della protesta contro il razzismo saranno liber* di farlo, nel rispetto degli/lle avversar*.

Un informatore del quotidiano inglese Guardian ha detto che il messaggio è stato “consegnato dall’alto” martedì sera, ora di Tokyo, con un riferimento specifico alla prima partita di calcio femminile della Gran Bretagna contro il Cile, poche ore prima che prendesse il via a Sapporo il mercoledì.

L’immagine di entrambe le squadre che si inginocchiano simbolicamente, nella protesta contro il razzismo e l’odio online, è stata vista in diretta TV e il gesto è stato poi seguito dalle giocatrici di Stati Uniti e Svezia e da quelle della Nuova Zelanda. Le giocatrici della squadra australiana hanno scelto di stare in piedi.

Un gesto che, tuttavia, non sarebbe stato possibile fare in passato. Secondo la Regola 50 della Carta Olimpica, alle atlete e agli atleti non è consentita la messa in atto “in qualsiasi sito, sede o altre aree olimpiche, di nessun tipo di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale“. Ma il Cio ha voluto chiudere un occhio, permettendo dunque agli atleti di “esprimere le proprie opinioni sul campo di gioco prima o dopo la competizione, purché lo facciano senza interruzioni e nel rispetto degli altri concorrenti”. Tutti i  gesti di solidarietà a una causa, come quella della discriminazione razziale, sono consentiti solo prima o dopo l’inizio ufficiale delle competizioni olimpiche, come conferma il presidente Thomas Bach, mentre restano vietate durante le gare, durante le cerimonie di premiazione, nel villaggio Olimpico e ne è vietata la pubblicazione sui social.

Insomma, non saranno ammesse repliche del celebre pugno alzato dei velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968.

Nessuna delle immagini dei primi incontri di calcio, in effetti, è stata pubblicata sul live blog ufficiale di Tokyo 2020, sulle sue pagine Facebook e Twitter, o sul suo profilo Instagram, che ha più di mezzo milione di follower. Non sono stati visti anche su nessuno dei canali sociali del Cio. Ma in un’intervista dopo la partita contro il Cile, Steph Houghton, una delle tre capitane della squadra inglese, ha detto che la decisione di mettersi in ginocchio è stata sostenuta da tutta la squadra. “Come giocatrici della Gran Bretagna ci siamo inginocchiate nelle partite di club e internazionali, e ci siamo convinte come gruppo che volevamo mostrare il nostro sostegno a coloro che sono colpiti dalla discriminazione e dalla disuguaglianza”, ha aggiunto. “È stato un momento di orgoglio perché anche le calciatrici del Cile si sono inginocchiate per mostrare quanto siamo unite nel nostro sport“.