Alain Delon sceglie l’eutanasia: “Da una certa età si ha diritto ad andarsene tranquillamente”

A darne annuncio il figlio Anthony. L'attore 86enne, con doppia cittadinanza francese e svizzera, è stato colpito da doppio ictus nel 2019

Alain Delon farà ricorso all’eutanasia per porre fine alla sua vita. Il celebre attore francese, 86 anni, si è più volte detto favorevole alla pratica, a cui potrà sottoporsi direttamente in Svizzera dove vive. “Invecchiare è fastidioso!”, aveva dichiarato l’artista che nel 2019 era stato colpito da due ictus. A darne annuncio è stato è stato il figlio Anthony Delon che, su richiesta del padre, si occuperà anche di organizzare l’intero processo e di accompagnarlo nei suoi ultimi momenti su questo mondo.

L’annuncio

Alain Delon, 86 anni, ha scelto di sottoporsi all’eutanasia

“Da una certa età, da un certo momento, si ha il diritto di andarsene tranquillamente, senza passare per ospedali, iniezioni e così via”, ha detto Alain Delon a una Tv svizzera. Parole a cui, qualche giorno fa, è seguito l’annuncio, da parte del figlio dell’attore e regista, che il sex symbol degli anni Sessanta – “dal viso d’angelo e dagli occhi di ghiaccio” – vuole sottoporsi all’eutanasia, ponendo fine volontariamente a una vita che è ormai un peso insostenibile per lui. A facilitare la procedura è la cittadinanza svizzera che Delon ha ottenuto nel 1999, visto che la nazione elvetica è ormai ‘celebre’ punto di approdo di chi sceglie di sottoporsi al fine vita (per noi italiani è facile ricordare il caso di Dj Fabo, accompagnato nel suo ultimo viaggio da Marco Cappato).
La celebrità avrebbe già fatto testamento, “affinché la mia eredità non si trasformi in motivo di contesa tra i miei discendenti” aveva detto, e alla vigilia del lancio della biografia Entre chien et loup (“Tra cane e lupo”) il giornale Le Point riporta la notizia data dal figlio Anthony, anche lui noto attore, incaricato di organizzare l’ultimo viaggio del padre. Alla tv locale, in una delle ultime interviste, Delon aveva spiegato che, se fosse stato necessario, non avrebbe esitato a sottoporsi all’eutanasia: “Sono a favore. Prima di tutto perché vivo in Svizzera, dove il procedimento è legale, e anche perché penso che rappresenti la cosa più logica e naturale da fare”.

Alain Delon è stato il bellissimo principe Tancredi ne Il Gattopardo di Luchino Visconti

Gli ictus e la morte della moglie

Il celebre principe Tancredi de Il Gattopardo, nel 2019, ha subito due ictus. Delon non si è mai veramente ripreso: è tornato pian piano a svolgere alcune delle principali funzioni vitali, anche se ancora oggi è costretto a camminare con un bastone. “Invecchiare fa schifo!” aveva detto poco prima del suo ricovero in ospedale tre anni fa. “Non puoi farci niente, l’età si fa sentire. Non riconosci la faccia, perdi la vista. Ti alzi e, accidenti, ti fa male la caviglia”, si è lamentato l’artista, considerato uno dei più grandi sex symbol della storia, celebre per i suoi personaggi cinematografici tra cui il cupo e timoroso Rocco di Rocco e i suoi fratelli (1960), il killer Jeff in Frank Costello faccia d’angelo, il gangster Rogert Startet in Il clan dei siciliani (1969) e il supplente Daniele Dominici in La prima notte di quiete (1972). Dopo una parentesi negli anni settanta come produttore e regista, la sua ultima interpretazione sul grande schermo risale al 2008, nel film Asterix alle Olimpiadi, mentre nel 2017 ha annunciato il ritiro dalle scene. Due anni appena prima di quel male che lo ha segnato per sempre, al pari, nel gennaio dello scorso anno, della scomparsa dell’ex moglie Nathalie Delon. La donna conviveva da anni con il cancro al pancreas e, come poi ha fatto l’ex marito, aveva espresso il desiderio di porre fine alla sua vita con l’eutanasia.

Alain Delon con il figlio Anthony

Cos’è l’eutanasia

Con il termine Eutanasia (in greco antico significa letteralmente buona morte) si definisce l’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia di un malato terminale. Coloro che richiedono, personalmente o tramite persona che ne fa le veci, di sottoporsi a tale procedura sono afflitti da un male, che può essere fisico o psicologico, insopportabile, tale da togliere loro motivo di continuare a vivere. Esistono vari tipi di eutanasia: si parla di eutanasia passiva quando il medico si astiene dal praticare le cure necessarie a tenere in vita il malato; di eutanasia attiva quando il medico causa, direttamente, la morte del malato tramite farmaco (barbiturici e il cloruro di potassio.); di eutanasia attiva volontaria quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato.

Come recentemente appreso grazie alle cronache nazionali in Italia il problema del fine vita sia dibattuto e di non facile soluzione (vedi la legge incagliata in Parlamento sul suicidio assistito e la bocciatura del quesito referendario sull’eutanasia). In Svizzera invece il suicidio assistito è legale dal 1941, se eseguito da un non-medico che non abbia alcun interesse alla morte del soggetto interessato: la legge invece vieta alla classe medica, per etica professionale, e ai parenti (coniugi, figli o altri familiari) di partecipare direttamente alla morte del congiunto. Quindi tecnicamente anche qui l’eutanasia attiva, intesa come aiuto da parte di uno specialista medico, non è legale, tuttavia la legge consente tutto il resto delle procedure. Per questo molti cittadini stranieri si recano nello stato elvetico per poter porre termine alla propria vita in maniera ufficiale e legale, dando il via a quello che viene chiamato “turismo del suicidio“.