Alessandro Zan: “Mettiamo fine a violenze e discriminazioni: il decreto porterà l’Italia nell’Europa dei diritti e della democrazia”

Il padre del decreto contro violenza e discriminazione per ragioni di sesso e orientamento sessuale attende che il Parlamento passi al voto. "Il problema non si risolverà il giorno dopo l’approvazione, ma, come ogni legge, farà cultura. L’obiettivo deve essere formare nuove generazioni inclusive e solidali verso tutte le differenze".

Alessandro Zan, quarantasette anni, padovano,  laurea in Ingegneria, deputato del Pd, non molla di un centimetro. In continua mobilitazione tra Montecitorio, dirette video, dibattiti dal vivo, manifestazioni in piazza, post su facebook, incontri e interviste. Tv, radio, giornali, web: ogni strumento è sfruttato per vincere le fake news sulla sua proposta di legge. La famosissima e altrettanto contestatissima legge Zan su “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” per estendere la portata normativa della Legge Mancino. L’iter normativo del ddl Zan è iniziato nel 2018 e non è finito.

Da sempre a sinistra (Ds poi Sel, poi Pd) e già presidente di Arcigay Veneto, Zan ha come obiettivo più alto della sua legge “formare nuove generazioni inclusive e solidali verso tutte le differenze”.

Alessandro Zan alla Camera dei deputati

Onorevole, tutti dovremmo essere contro le discriminazioni. Invece che succede in questa Italia che sui diritti si divide troppo spesso?
“Perché ancora troppe forze politiche non guardano all’Europa avanzata dei diritti e della democrazia, ma all’Europa di Orban e Duda, cioè a Polonia e Ungheria, che hanno fatto della compressione dei diritti delle donne e della comunità lgbt+ una bandiera dell’azione governativa. Non è un mistero che Salvini e Meloni guardino a quei modelli politici. Questa legge servirà anche a questo, a collocare l’Italia tra gli stati più avanzati nell’UE, non tra i più retrogradi”.

 

A chi le ripete “ma la legge esiste già” cosa risponde?
“Che non è così. La legge Reale-Mancino tutela condizioni personali, come l’etnia o la nazionalità, che sono ascritte all’essere umano, che sono in ognuno di noi. È dunque una legge contro i crimini d’odio che colpisce un essere umano in quanto tale, solo perché esiste. Ecco perché va estesa anche ai crimini fondati sul genere, sull’orientamento sessuale, sul sesso, sull’identità di genere e sulla disabilità delle vittime. Sono caratteri insiti in ognuno di noi, esattamente come lo è l’etnia. È una legge che esiste in tutti gli stati europei avanzati, e noi siamo in ritardo di decenni”.

 

Secondo lei quale tipo di Paese sta emergendo, dal livello del dibattito politico in corso sul suo ddl?
“L’Italia è un Paese che sui diritti deve fare ancora molta strada. In Francia una legge contro l’omotransfobia fu approvata dalla destra di Chirac ormai nel lontano 2004, qui invece chi si oppone ne fa ancora una bandiera di parte, ideologica, solo per racimolare qualche consenso elettorale in più. Credo sia semplicemente vergognoso inventare montagne di fake news su questo tema e speculare così sulla vita e sulla dignità delle persone per un tornaconto politico. Estendere diritti non significa toglierne ad altri”.

 

La legge su divorzio e quella sull’aborto dettero una svolta la Paese. Crede che anche la sua legge lascerà il segno?
“Io semplicemente mi auguro che, una volta approvata, tuteli chi ancora non lo è. Il bollettino quotidiano di episodi di violenza e discriminazione deve finire. È chiaro che il problema non si risolverà il giorno dopo l’approvazione, ma, come tutte le leggi, farà cultura. L’obiettivo deve essere quello di formare nuove generazioni inclusive e solidali verso tutte le differenze. Solo a quel punto questa battaglia sarà vinta”.

 

A chi le dice che è minata la libertà di espressione cosa risponde?
“Noi stiamo estendendo la legge Reale-Mancino, che punisce i crimini per odio razziale, etnico o religioso, ai crimini commessi per il genere, il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e la disabilità delle vittime. Una legge che esiste da più di 40 anni e ha una giurisprudenza consolidata, la quale ha chiarito che in alcun modo la libertà di espressione viene minacciata. Faccio un esempio: un prete in chiesa sarà sempre libero di dire che un matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. Ovviamente si tratta di una libera opinione, che io non condivido, ma totalmente legittima. Altra cosa è augurare il rogo alle persone omosessuali. Quello è incitamento all’odio. Ci deve essere un bilanciamento tra la libertà di espressione e la tutela della dignità delle persone. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica in occasione dell’ultima giornata internazionale contro l’omofobia ‘le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale costituiscono una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana’. Ecco che la libertà di espressione non può mai degenerare in discriminazione”.

 

Perché ha presentato questo disegno di legge? Cosa ha provocato in lei la necessità di una nuova normativa?
“La necessità di questa norma viene da lontano. La prima proposta in merito fu presentata nel 1996, 25 anni fa. Questo è il sesto tentativo. Però, a differenza delle altre volte, ormai è chiaro che una legge contro l’odio non è più rinviabile ed è opportuna, per utilizzare lo stesso termine del Presidente della Corte Costituzionale Coraggio. Il parlamento si deve finalmente assumere la responsabilità di far fare al Paese questo traguardo di civiltà”.

 

Ha vissuto sulla sua pelle fin da giovanissimo cosa vuol dire essere discriminato come ha raccontato a ‘Vanity fair’.
“L’incultura dominante ruba ai giovani Lgbtq+ i momenti dei primi amori, delle prime infatuazioni. Momenti che non tornano più”.

 

Alessandro Zan

Fedez dal palco del concertone del Primo maggio e relative polemiche ha aiutato a capire di più?
“Fedez va ringraziato per aver squarciato quel velo di ipocrisia sul palco del Primo Maggio. È stato un gesto di coraggio. Quelle frasi dei vari esponenti leghisti omofobi sono davvero terribili e pericolose e devono assumersi le proprie responsabilità. Mi preoccupa piuttosto il silenzio di Salvini nei confronti di questi signori. Oltre a Fedez, vanno anche ringraziate tante artiste e tanti artisti che nel corso di questi mesi si sono esposti a favore di questa battaglia come Elodie, Tiziano Ferro, Levante. Il loro aiuto è stato prezioso per avviare questa enorme mobilitazione della società civile”.

 

Tempi tecnici e ostruzionismo. Quali tempi ci sono per l’approvazione?
“La legge è stata finalmente calendarizzata in Senato, dopo l’ostruzionismo del senatore Ostellari che ha usato le sue prerogative di presidente di Commissione per ostacolare l’inizio della discussione, invece di essere super partes come impone il suo ruolo e garantire il funzionamento della Commissione stessa. Staremo a vedere già dai prossimi giorni se Ostellari, che si è anche autonominato relatore, continuerà con questa azione di ostruzionismo. Se così fosse, le senatrici e i senatori che sostengono la legge – che ricordo, sono la maggioranza – sono pronti a portare direttamente in Aula il provvedimento e sbloccare così la situazione. Io spero che la legge possa essere discussa e approvata il prima possibile, con una discussione serena e franca, ma che dia la certezza di dare finalmente questa legge all’Italia”.