Alexei Navalny condannato a 9 anni per frode. Il dissidente russo: “Putin ha paura della verità”

Il principale oppositore politico del presidente Putin è stato giudicato colpevole di appropriazione indebita delle donazioni destinate alla sua Fondazione e oltraggio alla corte. Sdegno internazionale per la condanna

Alexei Navalny è stato dichiarato colpevole da di frode “su larga scala” e appropriazione indebita. Il principale leader dell’opposizione russa e avversario politico del presidente Putin, in carcere da gennaio 2021, dovrà scontare 9 anni di detenzione, fa sapere il tribunale russo. Il presidente russo Vladimir “Putin ha paura della verità”, ha detto Navalny subito dopo la lettura della sentenza, che è stata pronunciata martedì mattina. “Navalny ha commesso una appropriazione indebita, ovvero il furto di proprietà altrui da parte di un gruppo organizzato”, ha detto la giudice Margarita Kotova, come riportato da una giornalista dell’agenzia Afp. L’udienza si è tenuta – a porte chiuse – nel carcere di Pokrov, a pochi chilometri da Mosca, dove l’uomo è detenuto da un anno. Navalny, ha reso noto il tribunale, è stato dichiarato colpevole anche di oltraggio alla Corte, per aver insultato una giudice in un precedente processo.

Le reazioni

Alexei Navalny è stato condannato a 9 anni di carcere

La polizia russa, fuori dall’aula di tribunale allestita nel carcere, ha arrestato i due avvocati di Alexei Navalny. Il corrispondente del quotidiano Novaya Gazeta riferisce che i due legali, Olga Mikhailova e Vadim Kobzev, sono stati portati via dagli agenti subito dopo aver finito di rispondere alle domande dei giornalisti. La portavoce del politico Kira Yarmysh, invece, ha lanciato una violenta accusa, dichiarando che mentre l’attenzione del mondo è concentrata sull’Ucraina, “un altro crimine mostruoso è stato commesso all’interno della Russia” e ha aggiunto che non è in gioco solo la sua libertà, ma anche la sua vita, perché i suoi accusatori hanno già cercato di ucciderlo in Siberia. Yarmysh dichiara infatti che il 45enne rischia di essere trasferito in una colonia di alta sicurezza, con condizioni molto più severe di quelle attuali. Leonid Volkov, principale collaboratore di Navalny, rincara la dose, liquidando il verdetto della Corte con una previsione che chiama in causa direttamente Putin: il presidente ha escogitato molti piani, tra cui la conquista di Kiev in 96 ore, e finora sono sempre finiti in un fallimento: “Così sarà con questi nove anni”, afferma Volkov.

Ma la nuova condanna inflitta dalla giustizia di Mosca all’oppositore politico ha provocato anche le reazioni internazionali: se per Amnesty International il processo è stato “una farsa”, il cancelliere tedesco Olaf Scholz lo ha condannato come incompatibile con lo stato di diritto. Frutto di “accuse fabbricate” dichiara invece un portavoce del premier britannico Boris Johnson ai giornalisti a Downing Street. “I nostri pensieri sono per Alexsei Navalny e la sua famiglia, mentre egli continua a mostrare un incredibile coraggio nell’opporsi al regime (del Cremlino)”, ha detto il funzionario inglese. Le imputazioni di truffa e oltraggio alla corte di cui è stato riconosciuto colpevole oggi sono solo “altre accuse fabbricate che Putin usa contro chi cerca di chiamarlo a rispondere dei suoi atti”.

Le accuse nei confronti del dissidente russo erano quelle di frode e oltraggio alla corte

Nuove e vecchie accuse

Alexei Navalny, 45 anni, è ormai noto in tutto il mondo come il principale oppositore politico russo di Vladimir Putin. Critico del Cremlino, leader e fondatore della Fondazione Anticorruzione, il dissidente è in carcere da gennaio dello scorso anno per scontare la condanna a due anni e mezzo comminatagli per aver violato la libertà vigilata, accusa che tutti gli osservatori internazionali, i suoi difensori e sostenitori ritengono pretestuosa e, in realtà, legata a motivi politici. Anche è relativa al un processo per “appropriazione indebita” nei confronti dell’azienda di cosmesi francese Yves Rocher, la cui sentenza era arrivata nel 2014 ed era stato definito dall’Alta Corte Europea per i diritti dell’uomo  come “pretestuoso e irragionevole“. Tanto che la pena era stata sospesa in via condizionale, con l’unico obbligo di presentarsi regolarmente presso il suo agente di custodia.

Alexei Navalny in aula con la tuta nera da carcerato (AGI)

Obbligo non rispettato a causa dell’avvelenamento dell’oppositore, avvenuto ad agosto 2020 mentre era in volo per Mosca. Navalny era stato intossicato con un agente nervino, il Novichok, e date le gravi condizioni e la paura per eventuali altri tentativi di ucciderlo – dell’avvelenamento è stato accusato direttamente il governo russo che però ha sempre dichiarato la sua estraneità ai fatti – era stato trasferito a Berlino per le cure. Il mancato rispetto delle misure cautelari in quel periodo ha comportato per Navalny la condanna, il 2 febbraio 2021 da parte di un tribunale di Mosca, a due anni e a otto mesi di prigione, in seguito abbreviata di due mesi.

Dall’udienza odierna, a cui per la prima volta i giornalisti internazionali non hanno potuto partecipare, arriva il nuovo verdetto: da quanto si apprende dall’agenza Afp l’accusa di frode farebbe riferimento a una presunta appropriazione indebita di circa 4,7 milioni di dollari (circa 4,1 milioni di euro) dalle donazioni fatte alla sua fondazione (FBK), che dallo scorso giugno è illegale in Russia. I procuratori hanno chiesto una pena di 13 anni, mentre la difesa del 45enne si appella per l’assoluzione in assenza di reato, sostenendo infatti che, come nella precedente udienza (dell’anno scorso) le accuse siano motivate solo politicamente.

L’appello dal carcere: “Protestate contro la guerra”

La polizia russa arresta i manifestanti contro la guerra in Ucraina: dal 24 febbraio sono più di 15mila le persone finite in prigione

Dalla colonia detentiva di Pokrov dove è rinchiuso Alexey Navalny continua, da mesi ma soprattutto da quando è iniziata l’invasione in Ucraina, a incitare i russi a scendere in piazza e protestare contro la guerra. Appelli trasmessi attraverso i suoi social, in cui il leader dell’opposizione incita a “protestare tutti i giorni feriali alle 19 e nei fine settimana alle 14”. I suoi sostenitori ora temono che, come conseguenza a questi appelli, con la nuova sentenza, oltre ad un aumento di pena Navalny potrebbe essere messo in un carcere di massima sicurezza, da cui non avrebbe praticamente più alcun contatto con il mondo esterno se non attraverso gli avvocati. “Il pazzo maniaco Putin verrà fermato prima se il popolo della Russia si opporrà alla guerra – si leggeva sul suo account Instagram, curato dai collaboratori, in un post pubblicato dal Guardian – Dovete andare alla dimostrazioni contro la guerra tutti i weekend, anche se sembra gli altri se ne sono andati o si sono impauriti. Siete la spina dorsale del movimento contro la guerra e la morte”. Un invito, quindi, ai suoi connazionali perché non si arrendano, nonostante in queste manifestazioni, dall’inizo della guerra ad oggi, siano state arrestate oltre 15 mila persone in più di 60 città. E il giro di vite della Russia su qualsiasi piattaforma che contraddice la linea del Cremlino continua incessante: Meta, la società che possiede Instagram e Facebook, è stata dichiarata un’organizzazione estremista; altri media vengono regolarmente bloccati e una nuova legge che prevede fino a 15 anni di carcere per quelle che le autorità considerano fake news sui militari ha portato molti giornalisti indipendenti a lasciare il Paese.

Nella Russia di oggi, lo dimostra anche questa condanna, non c’è spazio per il dissenso contro il presidente Putin.