“All You Can Fuck”, una donna racconta la sensualità tra gli orrori della prostituzione coatta

Ispirata al nome dei bordelli di Berlino, la mostra è ideata e allestita da Adriana Luperto, fondatrice della Crumb Gallery per l'arte al femminile. L'artista esplora i luoighi del sesso a pagamento col piglio della cronista: raccoglie ed è testimone di tristezze e orrori, ma riporta bellezza e fascino delle ragazze

Inaugura sabato 16 ottobre nel Mezzanino del WeGil, a Roma, All You Can Fuck, la mostra di Adriana Luperto che prende il nome dai bordelli a tariffa forfettaria, a disposizione di uomini in cerca di sesso a pagamento, che troviamo a Berlino e un po’ ovunque in Germania, dove la prostituzione è legale fin dagli inizi del Duemila. Sono luoghi in cui, oltre al cibo, per 90-130 euro, puoi ‘’consumare’’ le
sex workers, ragazze costrette anche a decine di rapporti al giorno, dalle 16 alle 3 di notte.

 

Adriana Luperto – una delle anime fondatrici della Crumb Gallery, insieme a Rory Cappelli, Lea Codognato e Emanuela Mollica, galleria nata con l’intento di promuovere esclusivamente l’arte al femminile – racconta attraverso 15 acquerelli su carta di riso, una tecnica dal tocco delicato, le molte storie che tutti i giorni si consumano con orrore sulla pelle di tante donne di etnie e provenienze diverse:italiane, nigeriane, rumene, bulgare, ungheresi. ‘’Ho letto libri, parlato con donne che si sono prostituite, ascoltato racconti quasi dell’orrore sulla vita che sono state costrette a fare: quello che sappiamo sulla mercificazione del corpo di una donna è nulla di fronte all’enormità della realtà.’’ Ci racconta l’artista. ‘’Non ho voluto riportare tutto questo: ho voluto far vedere la loro bellezza, la loro sensualità, che c’è, sempre, a prescindere da tutto’’.

Al tema della prostituzione Luperto ha lavorato col piglio e le tecniche della cronista. Le sue opere – si legge nel catalogo – sono come dei fermoimmagine che  invitano a riflettere: c’è  La bambina, appoggiata a una porta socchiusa, dove aleggia quell’”innocenza dell’infanzia non ancora intaccata dalla crudeltà della vita”. Ci sono le donne sedute al margine della strada in attesa, in Pausa oppure la sola sedia vuota a dominare in modo emblematico la scena. Ci sono le Nigeriane che camminano di spalle sullo sfondo di un cielo livido. C’è uno sguardo sugli Anni Trenta con tre donne in guepierre e seno nudo che nella posa ricordano l’intrecciarsi di molte raffigurazioni delle Tre Grazie, dei dipinti antichi.