Altamente inquinante e pericoloso per la salute: in Italia cresce la minaccia dell’ozono

In media i giorni in cui la concentrazione di questo gas supera i livelli d'allerta sono 77, soprattutto nelle aree urbane e soprattutto al sud

Quando parliamo di gas serra, del loro effetto sull’aumento delle temperature terrestri e dei conseguenti cambiamenti climatici che si stanno abbattendo sul Pianeta, solitamente ci riferiamo all’anidride carbonica, ovvero alla famigerata ed ultra nota CO2. Al contrario, quando sentiamo pronunciare la parola ‘ozono’, la nostra mente corre allo strato gassoso situato nella parte più alta dell’atmosfera terrestre, e ai danneggiamenti – il cosiddetto buco dell’ozono – che subisce per via delle emissioni inquinanti.

Non è solo l’anidride carbonica a causare i cambiamenti climatici, ma anche l’ozono

In realtà l’ozono si forma anche a livello del suolo terrestre, per via della reazione ai raggi solari di inquinanti e composti organici volatili, originati da veicoli, industrie e solventi, e questo lo rende un gas serra altamente inquinante, che contribuisce al surriscaldamento globale e quindi al cambiamento climatico. Respirare ozono rappresenta, inoltre, una minaccia alla salute dell’uomo, causando problemi respiratori, asma e malattie ai polmoni.

Sappiamo quanto gli sforamenti della C02 siano motivo di preoccupazione seria, ma come siamo messi con l’ozono allora?
I dati non sono incoraggianti. In totale si stima infatti che in Italia sono 77, in media, i giorni in cui i livelli di ozono nell’aria sono al di sopra del limite e che in totale il 2% della popolazione urbana nazionale vive in zone in cui il numero medio di giorni di superamento del valore di concentrazione, pari a 100 μg/m3, sia superiore ai limiti fissati dall’Oms. Un dato che rappresenta un pericolo sia per l’ambiente che per la popolazione, specialmente quella che abita nei centri urbani, nelle città, vale a dire gran parte degli abitanti del nostro Paese.

L’ozono terrestre è un pericolo anche per la popolazione, causando problemi respiratori, asma e malattie ai polmoni.

Nei cinque anni osservati da Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ovvero dal 2015 al 2019, gli abitanti esposti in Italia sono aumentati di circa 1 milione, passando da circa 16 milioni nel 2015 a oltre 17 nel 2019. Una crescita pressoché costante in questo arco di tempo, fatta eccezione per il 2017, che aveva rappresentato un miglioramento rispetto al 2016. Da notare che tale crescita non è derivata da un aumento dei giorni di superamento del valore massimo di ozono, ma dall’aumento della popolazione esposta: secondo l’elaborazione della Fondazione Open Polis, dei 17 milioni circa di persone che vivono nelle aree urbane su cui sono stati raccolti i dati, solo 369.598 (il 2%) vivono in territori dove non si è registrato neanche un superamento, mentre quasi la metà, circa 9 milioni, sono stati esposti, nel 2019, a oltre 90 giorni di superamento del limite di ozono nell’aria.

Le zone dove si registra la maggior concentrazione di ozono in Italia sono le città del sud

Per quanto riguarda le zone più colpite va precisato che, a differenza di molti altri inquinanti, l’ozono raggiunge le concentrazioni più alte in stazioni del sud Italia invece che a nord, e questo perché a livello terrestre questo ha origine dalla reazione di altri gas ai raggi del sole e quindi tende a formarsi maggiormente nei periodi assolati. Ne risulta che le stazioni dove si registra il maggior numero di giorni di superamento del limite di ozono sono concentrate tra Campania e Sicilia. Si tratta, tra le altre, delle aree urbane campane di Ariano Irpino – al primo posto con 225 superamenti – Avellino (156) e Caserta (153). E di quelle siciliane di Melilli (189), Enna (181) e Gela (160). Ciò non toglie che siano numerose le aree urbane di comuni del nord Italia che hanno registrato oltre 90 giorni sopra il valore massimo. In primis la città ligure di Savona, con 136 sforamenti, seguita da Lugagnano Val d’Arda (Emilia-Romagna, 131 superamenti) e Valmadrera (Lombardia, 130).