Ambra Sabatini, la gamba perduta mentre andava ad allenarsi: “Non volevo lasciare l’atletica, il sogno Paralimpiadi mi ha dato forza e, dopo il mondiale sui 100, eccomi a Tokyo”

L'incidente in moto col padre, le protesi, il coraggio di non mollare: otto mesi dopo l'amputazione ha stabilito il record del mondo. "In ospedale guardavo le immagini di Martina Caironi". Ora punta alla corsa veloce, in futuro proverà il lungo. "Lo sport mi ha salvato la vita. Ragazzi, praticatelo con determinazione, i risultati verranno"

Aveva 17 anni e la sua vita cambiò radicalmente. Era il 5 giugno del 2019 quando Ambra Sabatini, promessa dell’atletica maremmana, rimase coinvolta in un terribile incidente: la ragazza salì in moto con il padre diretta agli allenamenti sulle strade dell’Argentario. Una curva e un’auto invase la corsia per un sorpasso. Lo scontro. “Sono sempre rimasta cosciente”, dice Ambra. L’emorragia alla gamba era grave, e con l’elisoccorso i medici disposero il trasferimento a Firenze, all’ospedale di Careggi. “Bisogna amputare”, fu il responso.

Ambra Sabatini

“Sono rimasta quasi sessanta giorni in ospedale. Ogni giorno guardavo le immagini di Martina Caironi sul tablet mentre facevo riabilitazione. Non vedevo l’ora di riprendere ad allenarmi, come faceva lei ogni giorno”. In pista tornò dopo due mesi di ospedale, fra cure e riabilitazione. L’8 agosto il ritorno a casa. «Mi ha salvato lo sport» ha iniziato con una voce flebile ma sicura.

Ambra, che ha diciannove anni, tra qualche giorno salirà su un volo diretto a Tokyo per partecipare alla sua prima Para Olimpiade. Lo farà da sola («sarò insieme agli altri compagni della nazionale» ha chiarito) e con la forza che l’ha sempre contraddistinta: fin dalle prime richieste dal suo letto all’ospedale di Careggi, a quei medici su dove acquistare una protesi per continuare quel sogno che era stato solo interrotto, si capiva che sarebbe arrivata dove voleva. Lo sport, dunque. Ambra sulla pista di atletica sembra esserci nata. “Diciamo che nella sfortuna che ho avuto – dice – sport mi ha salvato. È stato come un porto sicuro a cui aggrapparmi e rifugiarmi”. La svolta arriva il 12 febbraio dello scorso anno. Quando al Mondiale a Dubai, in pista per la prima competizione internazionale, ha frantumato il record dei 100 metri nella categoria T63.

 

Quando hai tagliato il traguardo al Mondiale, cosa hai pensato?

“Guardai  il tempo (14’ e 59’ ndr) e non volevo crederci. Una corsa sicura e rapida. Con un distacco abissale alle altre. Diciamo che per me è stato come rinascere”.

 

Tra qualche giorno partirà per Tokyo. Che cosa si prova in momenti del genere?

“Emozioni. Che non pensavo mai di poter provare. Quando ho avuto l’incidente è stata la prima cosa a cui ho pensato. Non potevo smettere di correre. Ho dovuto aspettare tanto per la protesi e dopo il lockdown sono finalmente potuta andare a Bologna per avere la certezza di avere quello che cercavo. Ringrazio anche la Federazione che ha fatto di tutto per venire incontro alle mie esigenze”.

 

 

Come prepari questa tua prima Olimpiade?

“Mi sono allenata molto e bene con il mio tecnico, Jacopo Boscarini, che mi segue da sempre. Abbiamo fatto anche delle sedute specifiche a Roma, insieme ad altri atleti al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle di cui faccio parte. Diciamo che sono fiduciosa…”.

 

Nella tua terra, la Maremma tutti tifano per te.

“Lo so. E ne sono orgogliosa. Parto anche tranquilla perché ho fatto il massimo.  È già molto emozionante far parte della squadra azzurra e so che la gara nasconde delle insidie, soprattutto mentali. Ci aspettiamo qualcosa, ma per scaramanzia è meglio non dirlo”.

 

Gareggerai solo nei 100 metri. È stata una scelta ben precisa?

“Per il momento sì. Insieme allo staff tecnico abbiamo deciso, per questa prima Olimpiade, di concentrarsi sulla distanza che mi sta dando dei risultati. Ma abbiamo da giocarci anche delle cartucce segrete…”.

 

Ovvero?

“Mi piacerebbe anche gareggiare nel salto in lungo e sto già lavorando per questo. Sarò in pedana ai prossimi Mondiali di Tokyo che si svolgeranno tra un anno in Giappone. E poi alle prossime Olimpiadi a Parigi. Mi piacerebbe correre i 100 metri e il salto in lungo. Ma adesso pensiamo ad una sfida alla volta”.

 

Che cosa vuoi dire a tutti i ragazzi che decidono di intraprendere una disciplina sportiva?

“Ripeto: lo sport mi ha salvato. E consiglio a tutti a di fare sport, di qualsiasi genere. Perché nei momenti più bui c’è sempre qualcosa che può darti, anche solo una speranza. Non solo dal punto di vista della salute ma anche in quello delle soddisfazioni. Piccole o grandi che siano, non importa. L’importante è la determinazione e la forza in cui si fanno le cose. Poi, i risultati arriveranno”.