Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto: grandi atlete e grandissime donne, vincitrici nella vita e non solo nello sport

Podio tutto italiano nei cento metri alle Paralimpiadi. Età diverse, stessa reazione al destino: impegno, volontà, determinazione. Monica, militare, dedica la medaglia all'Afghanistan; per Ambra, catechista, il parroco ha suonato le campane. Martina ha firmato stamani un commento sull'Osservatore Romano. Un messaggio per tutti, non solo per chi condivide le medesime avversità

Nel momento della gioia per il trionfo nei 100 metri alle Paralimpiadi (prima Sabatini, seconda Caironi, terza Contrafatto),  hanno pensato a dove tutto è nato. Monica Contrafatto ha dedicato la medaglia di bronzo all’Afghanistan, Ambra Sabatini alla famiglia e al padre.

Monica perse la gamba in un attentato durante la missione a Kabul con il primo reggimento bersaglieri, Ambra, per un incidente sullo scooter guidato dal babbo che l’accompagnava al campo di atletica. Martina Caironi non ha bisogno di fare dediche. Lei, le riceve. Quelle implicite e mille volte dette anche senza parole da parte delle due amiche-seguaci-compagne-rivali con cui ha condiviso il podio e che senza di lei non sarebbero lì, oggi a festeggiare. Senza Martina Caironi l’Italia intera – tutta, anche quella che ha in uggia lo sport  – non gioirebbe in questa giornata di pioggerella che annuncia l’autunno in mezzo a quella che per lo sport italiano sembra un’estate infinita.

 

 

La festa di Monica Contrafatto, Ambra Sabatini e Martina Caironi dopo il successo azzurro alle Paralimpiadi

Martina, il modello  e le due seguaci

 

 

Martina Caironi ha ispirato l’accostarsi allo sport di Monica e di Ambra. Monica, combattente per vocazione trovò in Martina Caironi lo spunto per continuare le battaglie, passando dalle piste nel deserto delle mille guerre alle piste degli stadi. Caironi fu la spinta per continuare a combattere ed è per questo che Monica è lì, dopo esserci già stata a Rio, dove alla prima Paralimpiade arrivò terza.

Anche Ambra Sabatini (leggi l’articolo) ha visto in Martina Caironi la luce improvvisa nel buio della cameretta dell’ospedale di Careggi a Firenze, dove le avevano amputato la gamba. Sul tablet divorava i filmati e le foto di Caironi. E di Contrafatto, che le si era ispirata. Disse a se stessa: sarò come Martina. E lo è diventata fino a esserne se non più brava, di certo più veloce. E’ riuscita a batterla sul tempo, durante la batteria della mattina, in cui Ambra ha segnato il record del mondo. Martina l’ha superata di due centesimi nella batteria successiva. In finale hanno prevalso i muscoli giovani di Ambra su quelli navigati di Martina e quelli più consumati di Monica, muscoli che hanno visto tutto, del mondo.

 

 

Vittorie di squadra

 

Uno sceneggiatore perfetto ha posto la gara dei 100 femminili alla fine delle Paralimpiadi, nell’ultimo giorno di gare negli stadi. Lo stesso sceneggiatore aveva inserito la finale di Bebe Vio sabato scorso. Ogni giornale domenica 29 agosto aveva Bebe in prima pagina. Ogni giornale avrà nella stessa posizione le sorelle d’Italia, domani domenica 5 settembre. Ed ogni giornale rievocherà il 2021 meraviglioso dello sport italiano, che vince gli Europei di calcio, malgrado un calcio sempre più povero e mortificato. Che vince quaranta medaglie alle Olimpiadi tutte in sport individuali, quasi ad adeguarsi ai tempi che ci hanno tenuti separati, suscitando coesione e solidarietà, ma anche vellicando individualità ed egoismi. Ma le vittorie nei cento metri, non sono frutto dell’exploit di uno solo. La  staffetta maschile  d’oro con Patta,  Desalu e Tortu ad aggiungersi a Jacobs e il trio vincente delle Paralimpiadi hanno mostrato che l’Italia trasforma in vittorie di squadra quelle ottenute nella gara più individuale che ci sia.

 

 

L’abbraccio fra il padre di Ambra Sabatini e don Adorno parroco di Porto Ercole dopo la vittoria di Ambra

La militare, la catechista, l’Osservatore Romano

 

Le tre ragazze e donne che hanno preso tutte le medaglie dei 100 metri rappresentano tre differenti pezzi d’Italia. Contrafatto ha quarant’anni, più del doppio di quelli di Ambra, millenial classe 2002. Caironi, la chioccia di entrambe, ne ha trentuno e anagraficamente sta in mezzo.  Ognuna di loro ha, oltre a quella atletica, una dimensione civile o etica  non inventata a tavolino, ma sorta spontanea, o  maturata coi segni della vita. Contrafatto vince il bronzo, nel periodo in cui l’Afghanistan per il quale ha perduto la gamba vive il suo immenso travaglio. A trepidare per Ambra, nella sua Porto Ercole, i genitori e gli amici più cari sono riuniti in parrocchia e don Adorno Della Monaca ha suonato le campane, come le aveva promesso al capezzale di Careggi quando Ambra volle restare sola con lui. Stamani nel giorno della finale del 100 metri Martina Caironi firmava sull’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, un commento dal titolo “Vi sembro debole? No, non lo sono!“ Martina, la donna che dà l’esempio, la donna che spinge chi ha vissuto lo stesso travaglio ad imitarla è scelta dal quotidiano del Papa per lanciare un messaggio che nessuno meglio di lei può dare. “Avrei lavorato nella cooperazione internazionale“, risponde Martina alla domanda su cosa avrebbe fatto se non fosse atleta a tempo pieno. Monica si era spesa per una pace da poco infranta e che il mondo rimpiange. Di Ambra il sacerdote ricorda il ruolo di catechista in parrocchia. Ruolo generoso, in cui molti adulti di oggi sono cresciuti e che appare più lontano dai nostri tempi di quando non sia di fatto, se una ragazza solare, sportiva e bella lo svolgeva per i bimbi del paese.

 

 

Le tre atlete azzurre nascoste dalle bandiere italiane

Esempio per tutti, paralimpici e non

 

 

Le ragazze suscitano ammirazione, non invidia. Vien da pensare che nessuno vorrebbe essere al loro posto. E invece c’è da sperare di sì. Speriamo che il loro cantare spensierate Volare in tv, il loro non essere dive, le lacrime che hanno coperto la pioggia sulle guance di Ambra mentre tagliava il traguardo diano la forza a chi condivide il loro stesso destino a dire a se stessi che la vita non se ne va insieme al pezzo di corpo che ci lascia. Potrà essere una vita molto difficile, ma straordinaria come scandito dallo slogan ascoltato all’infinito e comunque mai abbastanza, in questi giorni. Non mollare, cercare nuove motivazioni, pensare e raccontare agli altri cosa si è o ci è rimasto e non ciò che si è perduto. Andare avanti, guardando in faccia la vita. Meglio, ma non è indispensabile – se facendo sport. Questo insegnano le nostre ragazze e in generale le Paralimpiadi delle medaglie a pioggia, in piscina e non solo. Lo insegnano a chi è un potenziale paralimpico e a tutte le persone con il corpo integro.