Andrea Cavalot: “È come accordare la voce. Le prime parole piene di emozione”

All'Ospedale Santa Croce di Moncalieri (To) il primario di otorinolaringoiatria esegue la tiroplastica di quarto grado, per donare una voce femminile alle donne trans

All’Ospedale Santa Croce di Moncalieri i sogni diventano realtà. E anche da una chitarra scordata possono rinascere armonie uniche. Ma cosa c’entra una chitarra in ospedale? Il paragone è quello tra lo strumento musicale e il corpo umano: nel centro di Moncalieri, comune della città metropolitana di Torino, alle donne trans – nate biologicamente uomo – viene donata una voce femminile. Insomma è come regalare un nuovo strumento, quello vocale, alle pazienti, “anche se non è una patologia, non hanno una malattia”, specifica a La Stampa Andrea Cavalot, il primario di otorinolaringoiatria “che vogliono indossare la loro voce. Non è solo uno parlare con una voce adeguata al fisico, ma vogliono farla vedere. Per far questo facciamo un’intervento, si chiama tiroplastica di quarto tipo, che è un po’ come l’accordatore del violino, della chitarra: si cerca di rendere una corda vocale più sottile, più tesa, in modo che aumenti la frequenza”.

I pazienti che si sottopongono a tiroplastica sono in prevalenza uomini che desiderano cambiare sesso e diventare donne

Ed ecco svelato il mistero della chitarra in ospedale. Dal 2006 il Santa Croce è uno dei rari centri pubblici italiani dove viene effettuato questo intervento alle corde vocali per realizzare il sogno di coloro che sentono di essere nate nel corpo sbagliato. E come ogni strumento che si rispetti, anche la voce ha bisogno di essere riaccordata al corpo che cambia. “Molte mi dicono che è addirittura più importante del cambio di sesso o di vedere il nome modificato sui documenti”, spiega il dottore al quotidiano torinese. L’ospedale è un un punto di riferimento anche in Europa e Cavalot tra i pochissimi – “Non più di cinque” calcola il 61enne – chirurgi esperti ad eseguire la tiroplastica di quarto tipo. Le corde vocali vengono infatti ‘affilate’ e tese’, proprio come quelle dei violini, perché la frequenza delle vibrazioni aumenti e da una tonalità, chiamiamola così, maschile si passi ad una femminile. “La frequenza dell’uomo normalmente è tra 90 e 120 hertz, la frequenza di una donna noi la percentuiamo dai 160 hertz in su” dice il primario.

Il primario di otorinolaringoiatria Andrea Cavalot

Che è appunto un maestro in questa operazione, tanto da aver raggiunto e superato la cifra record di oltre cinquecento interventi dal 2006 ad oggi. L’inventore della tiroplastica è un giapponese, il cui passaggio però lasciava traccia: le cicatrici sulla gola delle donne erano infatti evidenti; “Io invece ho perfezionato una tecnica meno invasiva, anche reversibile: chi cambia idea può sempre tornare indietro”, spiega Cavalot. “L’intervento non è doloroso né fastidioso. La cosa più fastidiosa è che bisogna mantenere un silenzio assoluto per 8 giorni. Le prime parole questi pazienti le devono dire con me quando facciamo la visita di controllo, dove si va a registrare l’interno della laringe e delle corde vocali per vedere come sono posizionate e va a fare un fonogramma, un’analisi vocale assolutamente oggettiva”. “Il mio giudizio – aggiunge il primario 61enne – non vale assolutamente niente, è un computer che mi deve dire de ho lavorato bene, se ho lavorato male, quanti hertz ho raggiunto. E quello è il momento più delicato, quando il paziente scopre questa sua nuova voce capita di tutto“.

Nella quasi totalità dei casi, chi si rivolge a lui sono uomini che desiderano cambiare sesso e diventare donne. La maggior parte dei suoi pazienti (“il 90%”) arrivano da fuori Piemonte, da tutta Italia, e uno su cinque è straniero. Ma quello che provano dopo è lo stesso: paura, tentativi, lacrime e… sorpresa. Insomma, in una parola quello a cui assiste il chirurgo è spesso un momento di pura felicità. “Il terrore di parlare, l’emozione perché senti una voce che hai sempre sognato, quindi fiumi di lacrime; poi incominciano un po’ di rogne perché a quel punto gli dico: non devi più fumare ecc” continua. “La spinta all’eccedere nella femminilizzazione c’è sia nel fisico sia nella voce. Sta a noi dire ‘No ragazze, siamo arrivati questo è il risultato ottimale, non ci muoviamo più, non andiamo più avanti’”.