Ordinato il primo vescovo omosessuale: “Aperti a transessuali o transgender”

Andrea Panerini: "Siamo una Chiesa luterana, di lingua italiana; l’orientamento sessuale per noi non è un impedimento"

Una giornata storica per Andrea Panerini, primo vescovo omosessuale d’Italia. Originario di Piombino, dove è stato anche per anni presidente dell’Arcigay, è a capo di una piccola congregazione religiosa, che conta non molti fedeli, la Chiesa Protestante Unita. La funzione si è svolta ieri a Firenze, presso la Società Ricreativa “L’Affratellamento di Ricorboli” , alla presenza di vari membri della Chiesa Cristiana Antica Cattolica ed Apostolica.
Eccellenza, la vostra è una piccola congregazione, ce la può descrivere?
“Noi siamo una Chiesa luterana, di lingua italiana. Ancora siamo molto piccoli, ma abbiamo alcune comunità in espansione. Siamo comunque legati a molte tematiche sociali come la critica al capitalismo, da una prospettiva Cristiana naturalmente. Anche l’immigrazione, le riforme sociali, il mercato del lavoro e via dicendo sono temi che trattiamo spesso”.
Che emozione è ricevere la nomina a vescovo?
“Devo dire che è una giornata molto particolare nella mia vita, mi emoziona molto. Spero di sopportare il peso che questa nomina comporta”.
Non ha mai fatto mistero del suo orientamento sessuale, come vive questo suo essere il primo vescovo omosessuale in Italia?
“Qualcuno mi ha accusato di esibizionismo, sopratutto sui social ho ricevuto varie espressioni poco piacevoli. Sappiamo che la società attualmente è fatta in un certo modo, purtroppo. Per noi è una cosa totalmente normale, non è argomento di discussione. L’orientamento sessuale per noi non è un impedimento per nessun ministero nella Chiesa. Abbiamo anche aperto all’ordinazione di diaconi e pastori transessuali o transgender. Certamente è molto attuale, visto che il Papa della Chiesa di Roma reputa inaccettabile ordinare donne, cosa che nelle chiese luterane succede da anni”.
Si è più volte espresso a favore del Ddl Zan, può essere anche una piccola rivincita questo suo ordinamento?
“La decisione del sinodo e della mia nomina arrivano prima della bocciatura del decreto legge. Il Ddl Zan sarebbe stato sicuramente un punto di inizio per la tutela dei diritti della comunità Lgbtq, non avere nella nostra legislazione nemmeno questo ci preoccupa molto. Non parlo di rivalsa, ma darebbe un significato politico alla mia elezione, che invece è solo di tipo spirituale. Certo dovremmo tutti riflettere sull’importanza di andare oltre a certe piccole scelte politiche, ma tutelare le persone. La violenza contro le persone è sbagliata a prescindere, a maggior ragione per qalsiasi cristiano”.
Spesso si parla di lei solo come il vescovo omosessuale, si sente limitato da questa etichetta?
“Molto spesso ci si interessa a me solo per questo, ma la sento abbastanza limitante come cosa. Certamente è una delle componenti di come sono io e di quello che siamo noi come Chiesa. Abbiamo deciso di non tacere a questa componente, anche per dare una testimonianza, ma non deve essere l’unica cosa su cui soffermarci”.