Anna Frank, ecco chi rivelò ai nazisti il suo nascondiglio: un ebreo

Il libro 'Chi ha tradito Anna Frank', scritto da Rosemary Sullivan in collaborazione con un agente dell'Fbi, porta alla luce uno dei punti più oscuri dell'arresto della famiglia Frank

È il 4 agosto 1944. Una macchina della Gestapo, la polizia tedesca, si ferma davanti all’edificio della Prinsengracht 263, Amsterdam. Lì una ragazzina ebrea di 15 anni, Anna Frank, si sta nascondendo dai nazisti in un rifugio segreto insieme ai genitori, la sorella, la famiglia. Tutti vengono arrestati e spediti, tranne il padre Otto, nei campi di sterminio. Anna, il cui diario resterà per sempre un simbolo della Memoria, muore a Bergen-Belsen agli inizi del ‘45.

La giovane Anna Frank / Foto d’archivio

Da decenni gli investigatori hanno provato a rispondere a una domanda: come sapeva la Gestapo che la famiglia Frank si trovava in quell’edificio? Chi aveva dato, se c’era stata, la soffiata? Oggi, a raccontarci ‘Chi ha tradito Anna Frank’ (The Betrayal of Anne Frank) – libro pubblicato in Italia da Harper & Collins e che sarà in libreria dal prossimo 20 gennaio – è la scrittrice canadese Rosemary Sullivan, che insieme a un ex agente dell’Fbi, Vince Pankoke, e un gruppo di investigatori, ha portato alla luce uno dei punti più oscuri dell’arresto della famiglia Frank. Secondo gli investigatori, la persona che tradì Anna Frank fu Arnold van den Bergh, un notaio ebreo olandese che lavorava nel mondo dell’arte.

Per gli investigatori è abbastanza chiaro il motivo per cui un ebreo tradì un’altra famiglia di ebrei: le persone denunciavano ai nazisti le persone nascoste in cambio di denaro o altri favori. Per questo motivo Arnold van den Bergh avrebbe rivelato il nascondiglio segreto della famiglia Frank.

La casa di Anna Frank, Prinsengracht 263, Amsterdam

Le indagini dell’ex agente dell’Fbi, del suo gruppo e della scrittrice sono cominciate nel 2016. Ci sono voluti sei anni tra testimonianze e altri documenti per trovare il nome del traditore. Per dirla tutta, anche in passato furono aperte delle indagini per cercare il responsabile dell’arresto della famiglia Frank, ma tutte caddero in un nulla di fatto.

Per risalire al nome di Arnold van den Bergh un indizio è stato fondamentale per il gruppo di investigatori: durante una conferenza stampa negli anni Novanta una persona che aveva aiutato i Frank a nascondersi aveva dichiarato che il “traditore” era morto prima del 1960. E van den Bergh morì nel 1950. Secondo gli investigatori, l’uomo lavorava nel mondo dell’arte e avrebbe addirittura gestito la vendita di alcune opere rubate da gerarchi nazisti, tra cui il generale Hermann Göring, il presidente del Reichstag e fondatore della Luftwaffe, l’aviazione nazista. Di fatto dunque il notaio ebreo era diventato un collaboratore dei nazisti. Ecco perché risulta dalle carte degli investigatori come mai né lui, né la sua famiglia furono mai mandati nei campi di sterminio.

Comunque, nonostante gli investigatori dell’Fbi e la scrittrice Rosemary Sullivan siano riusciti a trovare un nome, nessuno al momento è riuscito a confermare le responsabilità di van den Bergh. Per il direttore della Casa di Anna Frank ad Amsterdam, Ronald Leopold, la ricerca “ha generato nuove importanti informazioni e ad affascinanti ipotesi che meritano ulteriori ricerche”.

‘Chi ha tradito Anne Frank’, in libreria dal 20 gennaio per HarperCollins