Anna, Rosa, Simona, Alessandra, Nadia, Daniela, una scia di sangue: le vittime di femminicidio nel 2022

La legge numero 69 del 19 luglio 2019 introduce il Codice Rosso a tutela delle donne e dei soggetti deboli. Viene rispettato il Codice Rosso? Dal 1° gennaio al 31 ottobre dello scorso anno i delitti sono aumentati del 10%
Anna, Rosa, Simona, Alessandra, Nadia, Daniela, una scia di sangue: le vittime di femminicidio nel 2022

La sigaretta fra le labbra. Gli occhiali sulla fronte. Lo sguardo sarebbe potuto parere di sfida, ma forse era solo proiettato alla ricerca di una nuova vita. Invece la vita di Alessandra Frati, 46 anni, livornese, due figli, è stata troncata dalle coltellate del fidanzato ventenne in un appartamento di Bastia, in Corsica. All’arrivo della polizia, in uno scenario di sangue, il giovane si è lanciato da una finestra in un tentativo di fuga: è morto nella caduta.

Alessandra Frati, 46 anni, livornese, due figli, è stata troncata dalle coltellate del fidanzato ventenne in un appartamento di Bastia, in Corsica

Alessandra Frati, 46 anni, livornese, due figli, è stata troncata dalle coltellate del fidanzato ventenne in un appartamento in Corsica

Sembra persino banale, quasi irrispettoso, parlare di una scia che si allunga, di una lista che cresce e altro. Ma l’arida eloquenza dei numeri dicono quanto i femminicidi non facciano che aumentare. Dall’inizio dell’anno sono 6 le donne uccise in Italia. Sono numeri da incubo quelli che come tante ferite punteggiano il report pubblicato dal ministero dell’Interno per la Giornata della violenza sulle donne, il 25 novembre dello scorso anno. Dall’1 gennaio al 21 novembre sono stati commessi 263 omicidi, 109 con vittime donne, 93 uccise in ambito familiare o affettivo, 63 hanno visto trasformato in carnefice il marito o il partner. A fronte di un incremento del 2% degli omcidi in generale, l’8% è il terrificante incremento dei femminicidi rispetto al 2020, l’anno del lockdown, quando i femminicidi nello stesso periodo gennaio-ottobre erano stati 101 (106 a fine anno). In Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore. Quattro donne su 10 hanno lasciato figli piccoli.

I femminicidi nel 2022: volti e nomi delle vittime

I femminicidi nel 2022, volti e nomi. Dall’inizio dell’anno sono 6 le donne uccise in Italia, all’elenco si aggiunge Alessandra Frati, assassinata in Corsica

Femminicidio, Rosa Alfierii

Femminicidio, Rosa Alfieri (23 anni), uccisa il primo febbraio 2022

Donne giovani, a cui sono stati strappati vita, sorriso, speranze. Il 34% delle donne uccise fra gennaio e ottobre 2021 aveva fra i 31 e i 44 anni, a seguire con il 22% le vittime con un’età compresa fra i 18 e i 30 anni, la percentuale delle vittime minorenni si è attestata all’8%. Le vittime di nazionalità italiana sono state l’80%. Nella dolorosa classifica delle etnie predominano quelle di nazionalità rumena, seguite da marocchine, albanesi, ucraine.

La legge è la numero 69 del 19 luglio 2019: introduce il Codice Rosso a tutela delle donne e dei soggetti deboli. Viene rispettato il Codice Rosso? Dall’1 gennaio al 31 ottobre dello scorso anno sono aumentate del 10%, da 1.584 a 1.740 le violazioni dei provvedimenti di allontanamento da casa e dei divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese. Da quando è entrata in vigore la legge è stata infranta in 4.234 casi. Le regioni più colpite sono state Sicilia (585), Lazio (452), Lombardia (398), Piemonte (386), Campania (340). Sono passate da 46 a 62 (+35%) le donne che hanno subito lesioni permanenti al viso. Su 89 classificati come reati in genere nel 62% dei casi si tratta di maltrattamenti in famiglia.

Femminicidio, Daniela Cadeddu

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Ma allora, dovrebbe essere la desolata conclusione, nonostante le leggi, l’attenzione politica, la risonanza mediatica, in Italia le donne continuano a morire? Le donne si ribellano, è vero. Già nel 2020 le chiamate al numero antiviolenza e antistalking erano state 1522, con un aumento dell’80%. Ma erano (e sono) ancora poche le donne che arrivano a denunciare. Perché? Una delle possibili risposte arriva forse dalla relazione della Commissione d’inchiesta sul femminicidio, presentata in Senato il 24 novembre del 2021. Se è vero che “appare opportuno un intervento, è altrettanto vero che la risposta delle istituzioni non sempre è adeguata alle leggi che già esistono. Questo “rischia di alimentare un clima di sfiducia nelle istituzioni da parte delle donne che subiscono violenza: solo una su 7 aveva denunciato.

La donna non denuncia per senso di colpa, di vergogna, di inadeguatezza, per un motivo economico legato alla casa e al sostentamento. Ma una spiegazione è anche quella che la donna non nutre piena fiducia nelle istituzioni. Una sfida che richiede e richiederà una grande battaglia culturale.