Prima donna di colore ad attraversare l’Antartide da sola: “Se vogliamo possiamo fare tutto”

Terza più veloce a compiere la traversata, è stata anche l'unica ad aver raggiunto il polo sud a piedi. Chand Preet: "Mi è stato detto 'no' in molte occasioni e di 'fare solo cose normali', ma noi creiamo il nostro normale".

Preet Chandi, considerata la prima donna di colore a completare una traversata in solitaria dell’Antartide, ha finito la sua spedizione al polo sud quasi una settimana prima del previsto. Soprannominata “Polar Preet”, la 32enne britannica ha sopportato temperature che arrivavano a toccare anche -50° C mentre sciava per 700 miglia (oltre 1100 chilometri, insomma come da Palermo a Firenze, per intenderci) attraverso il Polo Sud, in 40 giorni, sette ore e tre minuti, mancando per un pelo di stabilire il nuovo record mondiale per una donna.

Più veloci di lei sono state infatti la svedese Johanna Davidsson, che nel 2016 compì la traversata in 38 giorni, 23 ore e cinque minuti, e la britannica Hannah McKeand, che dieci anni (nel 2006) prima fece registrare lo straordinario tempo di 39 giorni, nove ore e 33 minuti. Insomma vere e proprie imprese nel ghiaccio quelle di queste donne, tra le quali Chandi occupa il terzo gradino del podio virtuale per velocità, il primo come persona di colore. Ma non solo. Polar Preet è infatti anche la prima persona ad aver raggiunto il Polo Sud a piedi in due anni. “Questa spedizione è sempre stata molto più importante di me – ha detto al termine della traversata -. Voglio incoraggiare le persone a spingere in avanti i propri limiti e a credere in se stesse. E voglio che siate in grado di farlo senza essere etichettate come ribelli – ha aggiunto -. Non importa da dove vieni o dov’è la tua linea di partenza, tutti iniziano da qualche parte”.

Fisioterapista dell’esercito britannico, la 32enne vive a Derby, nell’Inghilterra centrale. Per lei raggiungere questo obiettivo è stato surreale: “Sono arrivata al Polo Sud mentre stava nevicando. Provo così tante emozioni in questo momento. Non sapevo nulla del mondo polare tre anni fa ed è così surreale essere finalmente qui. È stata dura arrivarci e voglio ringraziare tutti per il loro sostegno”. Oltre alle temperature gelide, infatti, la ragazza ha sopportato anche il vento, che arrivava a sfiorare velocità fino a quasi 100km/h e ha combattuto contro le tempeste di neve mentre tirava una slitta di 90 kg attraverso i sastrugi, ossia creste parallele simili a onde sulla neve indurita dai venti. Vere e proprie montagne di ghiaccio insomma. Anche dal punto di vista psicologico non è stato certo facile, ci sono stati momenti di scoraggiamento e in più ad accompagnarla ci sono state a volte la febbre e una tosse persistente. Ma la donna non si è mai persa d’animo completamente e ha proseguito nel suo ‘immacolato’ cammino.

Partendo il 24 novembre da Hercules Inlet, Chandi mirava a completare il suo trekking in 45 giorni, portando con sé razioni alimentari sufficienti per 48 giorni. Ma alla fine ha finito cinque giorni prima del previsto, coprendo una distanza media giornaliera di circa 17 miglia. Aveva passato anni ad allenarsi per il trekking, avendo precedentemente completato una spedizione di 27 giorni sulla calotta glaciale in Groenlandia e prendendo parte alle ultramaratone, compresa l’estenuante Marathon des Sables attraverso il Sahara.

Alla domanda sul perché abbia voluto sottoporsi a questa prova estrema la donna ha detto di sperare che il suo viaggio ispiri i giovani, le donne e tutte le persone appartenenti alle minoranze etniche. Parlando al Guardian durante il suo intenso allenamento ha anche raccontato quanto la gente rimanesse stupita quando spiegava perché si stesse preparando: “Sono una donna asiatica, non sono l’immagine che la gente si aspetta di vedere là fuori“. “Si dice che l’aria aperta si per tutti e sì, lo è. Ma se vieni da una comunità che non è affatto inclusa, o non vedi nessuno che ti assomiglia mentre lo fai, può essere davvero difficile”.

Dopo aver completato la traversata in solitaria, adesso Chandi Preet ha intenzione di istituire una borsa di studio per aiutare nei finanziamenti di spedizioni più donne possibili, in quella che invece è spesso un’arena dominata dagli uomini. “Mi è stato detto ‘no’ in molte occasioni e di ‘fare solo cose normali’, ma siamo noi che creiamo il nostro normale“, ha detto. Aggiungendo un incoraggiamento verso tutti quelli che leggeranno la sua storia: “Sei capace di fare tutto quello che vuoi”.