Antonella Centra: “Gucci presenterà il primo bilancio di genere. Lo stiamo redigendo per garantire parità alle donne”

L’annuncio della manager del marchio del lusso che fa parte del Gruppo Kering, al Festival "L'eredità delle donne", diretto da Serena Dandini. "Uno strumento amministrativo che ha come primo obiettivo l’aumento della partecipazione femminile sul lavoro"

«Redigeremo il nostro primo bilancio di genere, uno strumento potente che speriamo diventi prassi anche per altre realtà del settore privato nel percorso verso una piena parità“. E’ l’annuncio di Antonella Centra, executive vice president general counsel, corporate affairs & sustainability di Gucci.
Avvocato e manager per importanti gruppi nazionali e internazionali – tra cui Ibm, Prada, Coca-Cola, entrata quindi a far parte del Gruppo Kering nel 2013 – Antonella Centra è intervenuta a un incontro dal titolo “Soldi“ organizzato nell’ambito del festival “L’eredità delle donne“, kermesse fiorentina al femminile diretta da Serena Dandini, che ha visto – tra le altre – la partecipazione di Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia.

Antonella Centra, executive vice president general counsel, corporate affairs & sustainability di Gucci,

“La pandemia ha accentuato problemi di disuguaglianza preesistenti – le parole dell’executive vice president general counsel, corporate affairs & sustainability di Gucci – Per questo crediamo sia importante lavorare tutti insieme verso una direzione comune. Con il pieno supporto del nostro ceo e presidente Marco Bizzarri, abbiamo deciso di intraprendere un percorso di analisi approfondita della nostra popolazione aziendale in Italia, redigendo il nostro primo bilancio di genere. Come fatto per la lotta al cambiamento climatico, riteniamo sia fondamentale agire ma dobbiamo essere consapevoli della situazione in cui ci troviamo per generare un vero cambiamento”.

 

 

“Adesione, non concorrenza”

 

Il bilancio di genere è uno strumento innovativo, soprattutto nel settore privato, ed è parte fondante della certificazione che è al centro della strategia per la parità promossa dal ministero per le Pari opportunità e la famiglia. Fra gli obiettivi di questo strumento amministrativo ideato nel 1995, c’è il raggiungimento di obiettivi essenziali alla ripresa economica, come l’aumento della partecipazione femminile sul lavoro, soprattutto in quei settori che registrano la marginalità delle donne.
“Quando si tratta di diritti non c’è concorrenza ma al contrario maggiore adesione porta un beneficio diffuso – ha concluso Antonella Centra – auspichiamo che grazie all’iniziativa della ministra Bonetti la certificazione di genere diventi una prassi”.

 

Un obbligo spesso ignorato

 

Nel luglio scorso, era stato approvato dal Senato accademico e dal Consiglio di Amministrazione dell’Università di Perugia il primo bilancio di genere.
A strettissimo giro, era stata la volta dell’ateneo senese: come nel caso delle università del capoluogo umbro e di Siena, la decisione di Gucci segna un punto di partenza per sensibilizzare e formare la comunità e dare realizzazione alle potenzialità di ogni sua componente, promuovendo il superamento di ogni forma di discriminazione basata sul genere.
La crisi dovuta all’emergenza sanitaria ha portato a una crescita delle disuguaglianze che potrebbero essere contrastate anche attraverso una maggiore attenzione all’indirizzo della spesa e delle politiche sociali.
Pur essendo un valido strumento per la realizzazione delle pari opportunità, il bilancio di genere è stato in generale ignorato nonostante un decreto legge che ha obbligato le amministrazioni pubbliche alla sua redazione e una legge regionale toscana che lo ha reso parte della procedura abituale. I tentativi di utilizzo sono stati vari (anche Firenze si era già cimentata aderendo al protocollo di Genova del 2005) ma senza portare a una forma strutturale del suo impiego.

 

Un’arma per cambiare

 

Una delle critiche maggiori che viene portata al bilancio di genere è quella di fermarsi solo al livello di rendicontazione, senza mai riuscire a intaccare le decisioni che sovrintendono la formazione dei bilanci.
Questo perché “il presupposto a un suo uso corretto è un processo di cambiamento radicale e profondo che sposta risorse ed equilibri”, ha concluso la manager Gucci.

 

Impegno per le persone ed il Pianeta

 

Gucci ha sempre manifestato attenzione per le sensibilità che si manifestano nella società in continua evoluzione. Recentemente, partecipando alla giornata per l’emancipazione e l’automonia delle bambine  (clicca per leggere), quindi aderendo, assieme a una trentina di aziende di primo piano per l’economia italiana al progetto Zero gender gap per parità nelle assunzioni e nel riconoscimento del diritto alla carriera e nelle retribuzioni dei dipendenti di sesso maschile e femminile (clicca per leggere) . La scorsa estate   Gucci si segnalò per avere raggiunto con alcuni anni di anticipo sulle previsioni, gli obiettivi per la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività  (clicca per leggere) a tutela della salute del Pianeta.