Antonio Caterino: “Io avvocato dislessico ho fatto cambiare la legge sull’esame di Stato”

Con "tenace ottimismo", ha contribuito al protocollo che consente alle persone con Dsa di avere misure compensative nei concorsi e esami abilitanti
Antonio Caterino ha 36 anni, è cresciuto a Perugia e fa l’avvocato a Milano in uno studio che si occupa di diritto societario.
Durante gli anni di studio ci sono stati esami che ha ripetuto anche otto volte, senza capire cosa, in lui non andasse. Non conosceva la propria condizione, diagnosticata da un’amica medico due giorni prima della laurea. Antonio è dislessico.
Il giovane legale ha contribuito a scrivere un protocollo, siglato il 12 aprile scorso dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati e la Corte d’appello di Milano, grazie al quale i candidati con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) potranno utilizzare strumenti compensativi per l’esame di abilitazione. Una vittoria importante, la sua, contro la discriminazione: “Sono partito dalle mie difficoltà per cambiare le regole, una soddisfazione enorme” dice Caterino che rivela che nel suo curriculum c’è una frase a effetto: “Tenacemente ottimista”.
Antonio racconta di aver scoperto la sua dislessia a 26 anni: “Prima di allora, non sapevo di avere questo disturbo specifico dell’apprendimento. Io mi sono diplomato nel 2005, in un periodo nel quale la dislessia non era ancora così conosciuta“. Ma da quando lo ha scoperto ha iniziato a lottare per far valere i propri diritti e quelli di migliaia di persone. In Italia oltre due milioni di persone soffrono di Dsa e devono convivere ogni giorno con lacune normative, sociali e culturali. Soprattutto nel mondo del lavoro, chi soffre di un disturbo specifico dell’apprendimento rischia di rimanere escluso: “Oggi ci sono 12 mila persone con Dsa che si affacciano al mercato del lavoro – spiega Caterino –. Però non riescono ad arrivare nemmeno ai colloqui nonostante tutti i loro sforzi. Molte aziende, ancora oggi, valutano un candidato in base a dei parametri (voto finale e tempo impiegato per laurearsi, conoscenza di lingue straniere) che spesso non tengono conto delle difficoltà di chi ha un Dsa e portano molti a tacere circa il loro disturbo”.

Una discriminazione, quella denunciata dall’avvocato, che si riflette anche nei concorsi pubblici o negli esami abilitanti alla professione: “Attualmente le misure compensative sono previste nella legge 170 del 2010, una legge grandiosa che ha risolto il tema dei Dsa a scuola e nelle università. Ma non viene applicata nei concorsi pubblici o negli esami abilitanti alla professione. Questa è una lesione delle pari opportunità. Perciò l’Ordine degli avvocati e la Corte d’Appello hanno deciso di siglare un accordo che istituzionalizzi le misure compensative qualora fossero presenti persone con Dsa”.

Tali misure mettono i candidati con questo tipo di disturbi nella condizione di svolgere un concorso o un esame abilitante godendo, in astratto, delle stesse chance di successo di chi non ha un Dsa. In concreto, infatti, vengono sostituite le prove scritte con un colloquio orale, è data la possibilità di usare strumenti per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, e possono avere tempo in più per svolgere le prove. Tra coloro che hanno potuto usufruire di queste nuove regole, prima ancora che il protocollo venisse siglato, c’è proprio l’avvocato Caterino: “Io ho sostenuto l’esame avvalendomi di questi strumenti che si sono rivelati determinanti ai fini del successo nelle prove. Solo così ho potuto godere delle stesse chance dei miei colleghi”.