Antonio Ciotola, lo chef non vedente: “Insegno ai ragazzi che la passione non conosce ostacoli”

Appassionato di cucina, il cuoco di origini napoletane che vive nelle Marche ha perso la vista la notte di Capodanno: "Ho trovato un equilibrio interiore: ora le mie mani sono i miei occhi. Cosa dico agli studenti? Con la volontà si possono raggiungere tanti obiettivi"

Ha perso la vista a causa di un incidente la notte di San Silvestro 2005, ma non ha perso la sua voglia di cucinare, coinvolgendo i più giovani: Antonio Ciotola, lo chef non vedente, non si è fatto abbattere da quanto accaduto, con tenacia e determinazione ha ripreso in mano la sua professione. Nei giorni scorsi il maestro della cucina ha incontrato gli studenti dell’istituto scolastico Prealpi di Saronno, in provincia di Varese, dando vita ad un laboratorio di cucina con gli aspiranti chef.

L’incidente

Chef Antonio Ciotola all’istituto scolastico Prealpi di Saronno

Chef Antonio Ciotola all’istituto scolastico Prealpi di Saronno

Nel 2005 Antonio Ciotola ha perso la vista causa un incidente avvenuto nella notte di Capodanno: mentre stava festeggiando con i commensali nel suo ristorante un fuoco d’artificio l’ha colpito rendendolo completamente cieco.

Prima di iniziare a mostrare agli studenti come prepara i piatti e svelare tanti piccoli particolari e accorgimenti, lo chef ha raccontato in breve la sua storia suscitando momenti di vera commozione esortandoli a “non arrendersi mai perché ad ogni problema c’è una soluzione e dopo ogni salita c’è una discesa. Bisogna saper pianificare, accettare e trovare un equilibrio interiore. Con la volontà si possono raggiungere tanti obiettivi. I miei occhi sono le mani. Tatto, gusto e olfatto sono i tre sensori per una buona cucina”.

Ospite speciale

Antonio Ciotola, lo chef non vedente, davanti agli studenti

Antonio Ciotola, lo chef non vedente, davanti agli studenti: “Ogni mattina quando entro in cucina saluto i miei attrezzi, il coltello, l’affilatrice”

Come ha raccontato il quotidiano Il Giorno, anche gli studenti dell’istituto scolastico Prealpi di Saronno hanno potuto vivere un’esperienza straordinaria incontrando lo chef Antonio Ciotola, l’uomo che stupisce tutta l’Italia perché è in grado di preparare gustosissimi manicaretti per essendo un non vedente.

Ha perso la vista nel 2005 quando, durante la notte di San Silvestro, mentre era con i clienti del suo ristorante, è stato colpito da un fuoco d’artificio. Non si è dato per vinto e continua a deliziare i clienti del suo ristorante “La taverna degli archi” a Belvedere Ostrense in provincia di Ancona. Un messaggio per ragazzi, per chiedere loro – quando gli viene voglia di dire ‘non ce la faccio’ – di provare a pensare allo chef che hanno avuto di fronte per una giornata e che, davanti a loro, pur non avendo più il dono della vista, si è messo a cucinare. Una bella dimostrazione di forza di volontà.

Lo chef Ciotola dimostra che con l’impegno e la collaborazione si possono ottenere risultati notevoli: al Ballerini lo chef non vedente si è infatti messo ai fornelli per cucinare insieme con i suoi assistenti. I “ferri del mestiere” li sa usare eccome e, di certo, non è uno che si piange addosso. Oggi sfiletta il pesce come lui ama dire “ad occhi chiusi“. Ciotola ha presentato agli studenti il suo libro Il buio in padella, dove racconta la sua storia. Subito dopo lo chef si è esibito in un contest di cucina dimostrando che la perdita della vista non gli ha impedito di continuare a essere un bravissimo chef.

Un esempio di coraggio e determinazione

Antonio Ciotola, lo chef non vedente,

Antonio Ciotola, lo chef non vedente che ama trasmettere la sua passione agli studenti

I suoi piatti sono pieni di colori, nessuno come lui conosce i sapori del cibo che prepar: Antonio Ciotola, che condivide l’attività con la moglie Manola Mariani, è tra gli chef emergenti più apprezzati. Napoli è la sua terra di origine: “Nel 2017 sono stato nominato presidente onorario del Dipartimento emergenza cuochi. Non me l’aspettavo proprio e ne sono rimasto commosso“, aveva commentato sdalle colonne de il Resto del Carlino.
“Per me cucinare ad occhi chiusi è diventata la normalità ma capisco che chi mi vede dall’esterno ne resti stupito – le sue parole al quotidiano – . In tutti i miei piatti amo mixare sapori della tradizione con quelli del territorio in cui mi trovo, per me la cucina è sinonimo di amore, passione e impegno. E per me basta questo“.

Com’è cambiata la sua vita dopo quel Capodanno del 2005

Gli studenti assistono alla speciale lezione di chef Antonio Ciotola

Gli studenti assistono alla speciale lezione di chef Antonio Ciotola

“Sono stato fermo solo sei mesi e poi ho riaperto il locale perché cucinare è la mia vita. Non posso farne a meno. Non si cucina con la vista. Si cucina con le mani, con l’olfatto ma soprattutto con il cuore – prosegue l’intervista di Giulia Mancinelli – . Senza vedere uso tutti i tipi di attrezzature compreso il mio amico coltello e anche l’affettatrice anche se amo spinare il pesce“.

L’aneddoto

A questo proposito c’è un aneddoto diventato celebre tra i suoi clienti. “Un giorno mia moglie Manola ad un cliente in sala disse di mangiare tranquillamente perché l’orata farcita è stata spinata dallo chef. Il cliente conoscendo la mia storia sulle prime rimase sorpreso, poi venne in cucina a complimentarsi per non aver trovato nemmeno spina. E da allora nel menù non manca mai l’Orata all’occhiello“.

Il suo obiettivo

Ora il suo obiettivo è ispirare e motivare i giovani: mentre lavorava tagli di carne all’istituto scolastico Prealpi di Saronno, ha confidato agli studenti: “Ogni mattina quando entro in cucina saluto i miei attrezzi, il coltello, l’affilatrice, il tritacarne e paradossalmente mi taglio meno adesso di quanto non capitava prima”. “Non arrendetevi mai – li ha esortati – perché per ogni problema c’è una soluzione e dopo ogni salita c’è una discesa. Bisogna saper pianificare, accettare e trovare un equilibrio interiore. Con la volontà si possono raggiungere tanti obiettivi. I miei occhi sono le mani. Tatto, gusto e olfatto sono i tre sensori per una buona cucina”.