Aprire alle candidature elettorali non binarie: il pungolo Lgbtq+ dalla Sicilia a Roma

Nel piccolo comune di Furci Siculo (Me) il consigliere di minoranza Paolo Mascena ha proposto un emendamento al "Regolamento per il funzionamento dei Comitati di quartiere"

Un emendamento per consentire all’elettore che vuole esprimere due preferenze – e deve indicarne una di genere diverso dalla prima – di poter scegliere in alternativa anche “una candidatura che prevede il non binarismo di genere, pena la nullità della seconda preferenza”. Accade a Furci Siculo, comune di 3200 abitanti che fa parte della città metropolitana di Messina.

Il consigliere di minoranza che ha proposto l’emendamento Paolo Mascena

A presentare la proposta è stato il consigliere di minoranza Paolo Mascena, con l’obiettivo di  modificare il Regolamento per il funzionamento dei Comitati di quartiere, organismi non ancora costituiti, allo scopo di prevedere l’eventuale candidatura anche di chi non si riconosce né nel genere femminile né in quello maschile. Alla fine, dopo un’ampia discussione, l’emendamento non è stato dichiarato ammissibile, in quanto in Italia non vi è una legge che preveda per le candidature un genere diverso da quello maschile o femminile e dunque si rischierebbe di invalidare le elezioni dei Comitati di quartiere.

“Chiunque deve godere degli stessi diritti”

Si tratta comunque di un fatto molto significativo, che segna un deciso passo avanti in materia di diritti civili, a partire da una piccola comunità. Un’idea così innovativa da anticipare perfino il legislatore nazionale. Il non binarismo, ricordiamo, è un termine “ombrello” che si riferisce allo spettro dell’identità di genere e descrive situazioni in cui una persona non si riconosce (o non soltanto) in uno dei due poli, maschile-femminile.

La proposta era quella di introdurre il non binarismo tra le preferenze tra le candidature elettorali

“L’idea nasce dalla necessità di avere gli stessi diritti per qualsiasi membro della società, indipendentemente dal proprio genere o non genere sessuale – spiega Paolo Mascena –. Chiunque dovrebbe avere la possibilità di candidarsi, ma ancora oggi molti diritti sono negati dal punto di vista Lgbtqia+ ed essere stato portavoce della questione per la prima volta non solo nel nostro comune, ma probabilmente anche nella regione, mi fa carico di una responsabilità enorme. Non appena vi sarà una normativa adeguata al caso, l’emendamento verrà riproposto da me o da chiunque altro sarà al mio posto: l’importante non è chi porta avanti le idee, ma che queste possano diventare un elemento concreto per la comunità e spero se ne discuta anche negli altri comuni”.

Dalla Sicilia a Roma

“Poterne discuterne in aula consiliare – aggiunge Mascena – è stato un grande traguardo in vista di un obbiettivo molto più grande da raggiungere. Questo è solo l’inizio e spero che non solo i colleghi del mio comune discutano di diritti civili ma anche quelli delle amministrazioni dei vari comuni limitrofi e non. Sarebbe un grande senso di civiltà, democrazia ed innovazione”. D’accordo anche il presidente del consiglio comunale, Carmelo  Maccarrone: “È stato un successo già discuterne e vedere tutti d’accordo – dice –  bocciarlo sarebbe stato sbagliato e attendiamo di trovare una formula adeguata”. Insomma, sarà per la prossima volta, in attesa della legge nazionale, ma la strada è ormai tracciata. E dalla Sicilia arriva dritta a Roma.