Arcigay LGBTI, a Reggio Emilia nasce la prima Casa Arcobaleno per vittime di omofobia

Quasi 8mila euro raccolti per fornire un'abitazione alle persone rifiutate dalla famiglia o dalla comunità di origine. L'associazione Arcigay Gioconda Reggio Emilia: “Vogliamo creare un luogo accogliente e sicuro per permettere a chi è in difficoltà di costruirsi una nuova vita"

Una Casa Arcobaleno per le persone LGBTI vittime di violenze e omofobia. L’associazione Arcigay Gioconda Reggio Emilia ci sta riuscendo. A tre settimane dalla sua conclusione, infatti, la campagna di raccolta fondi promossa per sostenere l’apertura della prima Casa Arcobaleno di Reggio Emilia ha quasi raggiunto gli 8mila euro. L’abitazione sarà messa a disposizione di quattro persone LGBTI che non hanno un tetto perché rifiutate dalla famiglia o dalla comunità di origine.

Il deputato Alessandro Zan con i membri dell’associazione Arcigay

L’obiettivo della campagna promossa da Arcigay Gioconda Reggio Emilia è quello di raggiungere tramite la raccolta fondi circa 10mila euro entro il 7 febbraio per finanziare e sostenere i costi dell’appartamento, per realizzare piccole opere di ristrutturazione, l’arredamento e il sostentamento delle persone accolte per il primo periodo di vita nella Casa Arcobaleno. “Vogliamo creare – sottolinea l’associazione – un luogo accogliente e sicuro per permettere alle persone in difficoltà di riprendersi e costruirsi un nuovo percorso di vita. Dal dormire al mangiare, fino al supporto psicologico e alla ricerca attiva del lavoro”.

Tra le ricompense previste per chi dona nella raccolta fondi è prevista anche la possibilità di scegliere a chi intitolare una delle camere della Casa Arcobaleno, che a trent’anni dalla sua scomparsa, è stata intitolata allo scrittore di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, Pier Vittorio Tondelli, quale ringraziamento speciale per il sostegno al progetto. Per volere dell’attivista Claudio Borri, la prima camera sarà dedicata a Bingo, tra le prime persone ad essersi iscritte ad Arcigay Gioconda e storico fotografo dell’associazione. “Voglio ricordare la figura di un uomo mite – spiega Borri – che sulla sua pelle aveva scontato il peso di non essere accettato dalla famiglia. Quindi ci tenevo a dare il nome di questa persona proprio perché una Casa Arcobaleno serve anche per vincere la solitudine”.

Omofobia e casi di violenza, oltre 179 vittime in un anno

L’idea dell’associazione di creare una Casa Arcobaleno per le persone LGBTI vittime di violenze e omofobia è nata proprio dalla consapevolezza di questo grave problema: dall’inizio del 2021 sono state oltre 179 le vittime di omofobia e come ricorda la stessa associazione, “stiamo parlando solo di quelle persone gay, lesbiche e trans che hanno avuto il coraggio di denunciare. Tantissime persone invece rimangono nell’ombra e senza nessuna rete di protezione, pensiamo agli adolescenti che vengono cacciati di casa perché hanno fatto coming out”. Solo a Reggio Emilia nel 2021 sono state una ventina le persone che si sono rivolte ad Arcigay perché vittime di discriminazioni per il proprio orientamento sessuale. E i numeri non fanno che salire in breve tempo. Durante il lockdown, spiega in particolare l’associazione Arcigay Gioconda Reggio Emilia, gli SOS giunti sono stati tantissimi: si tratta di persone che nelle proprie abitazioni, in famiglia, sono state vittime di prevaricazioni o intimidazioni. Solo per il fatto di essere gay, lesbiche o trans.