Ariete, nata per abbattere i tabù: “Orgogliosa di aiutare la generazione Z. Ora bisogna agire sugli adulti con la mente chiusa”

La cantante romana, diciannovenne, canta il disagio dei giovani, che la considerano come supporto esistenziale e lei sprona a fare coming out. "Pillole" è la storia di una ragazza che assume farmaci, in "Stare male" c'è il conflitto col padre. "I giovani non sono ascoltati, bisogna normalizzare chi non ha capito certe cose prima"

Il mondo della musica sta evolvendosi molto, negli ultimi anni, sia a livello di immagini, che di contenuti, spostandosi sempre di più verso l’inclusività e la valorizzazione della diversità. Un nuovo fenomeno, tra i giovani, è sicuramente Ariete, cantante romana classe 2002, che in poco tempo sta riscrivendo le regole del gioco.

Ariete

Hai scelto il nome d’arte per il segno zodiacale, ma anche perchè vorresti abbattere dei tabù. Proprio come un ariete.

“Si, proprio così. Credo che ancora ci siano tantissimi muri e tabù che andrebbero abbattuti nel mondo della musica, come in tutta la nostra società. Ovviamente stiamo meglio di vent’anni fa, ma la disparità di genere ancora si fa molto sentire. Sembra quasi che il mondo della musica abbia paura della parità”.

Ha fatto discutere la tua canzone “Pillole”, dedicata ad una ragazza che assume farmaci per stare bene,

“Mi piacerebbe davvero tanto che quel tipo di pregiudizi non esistessero più. La mia più grande vittoria è avere tante persone che mi seguono e mi vogliono bene, che vengono ai miei concerti per sentire quello che ho da dire. Tutte le mie canzoni sono scritte per ragazze, e sono fiera di aver aiutato con la mia musica alcuni giovani a fare coming out o semplicemente mi hanno considerata come supporto. Credo che qualcosa stia cambiando in quel senso, mi piacerebbe che questa inversione di tendenza si verificasse su ancora su più larga scala. Adesso sono tutti solidali a giugno, nel mese del pride,  poi a luglio se ne dimenticano”.

Proprio in occasione del pride month hai lanciato una maglietta con il brand Dolly Noire che ritrae due ragazze che si baciano.

“Sono molto contenta, è stata una cosa bellissima. Per me è molto normale avere quel tipo di immaginario, ne parlo sempre e fa parte di me, ma forse per alcuni è stata una vittoria poter indossare quel tipo di messaggio. Voglio ricordare che tutto il ricavato di quella maglia andrà in beneficenza alla Gay Help Line”.

Ariete

Un altro brano originale e significativo è “Stare Male”. Stai male in questo momento? L’adolescenza è un momento difficile, puoi essere un aiuto per ragazzi in difficoltà?

“Io sinceramente ora sto bene. Dopo tanto tempo, ho imparato che per stare bene con gli altri si deve imparare a stare bene con se stessi. Ora sono indipendente, sto bene con le persone che mi stanno intorno. In “Stare male” parlo tanto di mio padre, con cui ho avuto un rapporto di amore e odio, non è stato sicuramente un momento facile per mille ragioni. Sono stata male, ma ora sto benissimo, è un bel momento per me. Credo e spero che quella canzone possa essere un aiuto per i ragazzi che in questo momento stanno male o soffrono”.

Il nome di Ariete sta prendendo sempre più campo nella scena musicale italiana. Tu puoi rappresentare un vero e proprio ponte con le nuove generazioni. Come vivi questa condizione?

“Spero di poter essere protagonista di un cambiamento, che qualcosa si muova davvero. Ora bisogna raggiungere i più grandi, il problema non è la generazione Z. La gente ‘chiusa di mente’ è ancora tanta e sono  i genitori. Dobbiamo normalizzare tante diversità, facendo leva sulle generazioni maggiori di età, non sulla nostra che non viene ascoltata. Speriamo di arrivare a chi non ha avuto modo di capire certe cose prima”.