Bosnia Erzegovina, il teatro entra nei campi profughi: "Un sistema alternativo di integrazione"

Italia, Norvegia e Bosnia insieme nel progetto europeo "Expanding Theatre Landscape" per portare in scena in Europa spettacoli coi migranti

di ILARIA VALLERINI -
21 aprile 2023
Il progetto europeo "Expanding Theatre Landscape": dai campi profughi bosniaci al War Theatre di Sarajevo

Il progetto europeo "Expanding Theatre Landscape": dai campi profughi bosniaci al War Theatre di Sarajevo

Nadir non ha più paura di chiudere gli occhi. Le piante dei piedi sfiorano il suolo. È la sua prima volta sul palcoscenico di un teatro. Camminare non fa più male come dall'Iran alla Bosnia Erzegovina. Apre gli occhi, si muove libero nello spazio, è pronto ad accogliere ed essere accolto dall’altro. È uno spazio sicuro e di gioco per Nadir (nome di fantasia per motivi di privacy legati alla sicurezza dell'intervistato) e i suoi compagni. Hanno lasciato il campo profughi di Usivak, immerso nel bosco a circa 20 km dalla capitale bosniaca e circondato solo da un pugno di villette, per raggiungere il War Theatre di Sarajevo (Sartr) e fare teatro insieme a nove attori italiani, bosniaci e norvegesi. I laboratori coi migranti fanno parte del progetto europeo "Expanding Theatre Landscape" di cui è capofila Sartr insieme all'Italia rappresentata dall'associazione culturale Binario Vivo di Pisa e dall'associazione norvegese Para Film & Theatre. "Queste diverse realtà culturali - spiegano l'ideatore e direttore artistico Gianluca Iumiento e il direttore artistico di Binario Vivo, Carlo Scorrano - si sono unite nel tentativo di creare un nuovo sistema alternativo ed unico di integrazione, ma al contempo replicabile da e in altri Paesi, in un periodo di rinnovata chiusura delle frontiere. Questo progetto ha voluto ricercare le origini di quello che è l'incontro tra mondi diversi, ciascuno con il proprio portato, con lo scopo di coinvolgere i profughi nella produzione di spettacoli teatrali da mettere in scena nel 2024 sui palchi di tutta Europa".

Dal campo di Usivak al Teatro di Sarajevo

Usivak è un luogo di passaggio per chi affronta il “the game”, ovvero il tentativo di attraversamento delle frontiere lungo la rotta balcanica con l’obiettivo di raggiungere l’Europa. "Da qui sono transitate persone provenienti da circa 20 Paesi e il 50% è composto da minori non accompagnati, mentre la parte restante è composta da famiglie e persone che viaggiano da sole", spiega il coordinatore del campo, Mite Cilkovski. Nadir viaggia da solo ed è da sei anni che tenta di passare il confine croato. "Ho provato molte volte - racconta - ma sono sempre stato respinto dalla polizia di frontiera". Il suo futuro è scritto lungo quei sentieri impervi di montagna, tra la boscaglia, lungo i corsi d'acqua dove tanti altri hanno rischiato e perso la vita per avere un futuro. C'è chi è stato picchiato alla frontiera e rimandato indietro oppure derubato dei pochi averi con cui stava viaggiando. “Cercano di attraversare a piedi le frontiere rischiando la vita per raggiungere la Croazia e poi la Slovenia. Altri possono arrivare a pagare a partire da 400 euro a tratta per persona", evidenzia Cilkovski.  Il sogno europeo si chiama Germania, Francia, Italia, Regno Unito. "Vorrei andare in Francia - racconta Nadir -, per seguire la mia più grande passione che è la moda".
Bosnia Erzegovina Teatro Campi profughi

Uno dei blocchi del campo profughi di Usivak in Bosnia Erzegovina

Intorno ai tavoli del social corner, spazio ricreativo e di socializzazione, le distanze si annullano tra chi vive il campo e la compagnia di attori italiani, norvegesi e bosniaci entrati a Usivak per intessere relazioni e raccogliere storie, sensazioni, emozioni, suoni da trasporre in una sceneggiatura in cui gli stessi profughi saranno protagonisti in scena. "I pregiudizi sono frutto di una scarsa informazione e di un pressante immaginario collettivo. Il mio pregiudizio si è annullato nel momento stesso in cui sono entrato nel campo di Usivak e ho iniziato a parlare con le persone", racconta l'attore bosniaco Sanjin Arnautovic.

Un momento di socializzazione nel campo di Usivak in Bosnia Erzegovina

"L'esperienza a teatro mi ha dato la forza di andare avanti"

"Hello, come in". Il War Theatre di Sarajevo apre le porte ai nuovi arrivati. Il teatro è nato nel 1992 dalle prime ceneri del conflitto bosniaco come spazio di resistenza all’assedio serbo-bosniaco. La città fu messa a ferro e fuoco per oltre mille giorni e ancora oggi il Sartr è un punto di riferimento per i cittadini che nel terribile conflitto trovarono una luce di speranza negli spettacoli e concerti che si accendevano nella notte di Sarajevo. “Anche noi siamo stati migranti nella guerra degli anni '90 ed oggi possiamo aiutare le persone che si trovano a loro volta in difficoltà ed essere una voce per loro”, spiega la direttrice artistica Maja Salkic. Sul palco l'emozione è forte ma già dai primi passi non esiste più distinzione tra attori e migranti. Sono solo persone che si guardano negli occhi e che si riconoscono in quanto esseri umani. "È stata un'esperienza bellissima - dice Josè (nome di fantasia per motivi di privacy legati alla sicurezza dell'intervistato), dal Sud America, e da oltre un anno nel campo di Usivak insieme al figlio -. Il teatro mi ha dato la forza di andare avanti".