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Attualità

Femminicidi: moventi diversi stessi risultati. Perdonare è impossibile, interrogarsi è necessario

di
Nicolò Guelfi
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In questi giorni di festa due casi di femminicidio hanno occupato la cronaca: uno è avvenuto a Gradara, in provincia di Pesaro e Urbino, l’altro a Casalbordino, in provincia di Chieti. In entrambi i casi i protagonisti della triste vicenda sono una coppia di anziani e anche il copione è molto simile: il marito uccide la moglie, per poi costituirsi e confessare alle forze dell’ordine.

La differenza, volendo fare un giusto processo alle intenzioni, è proprio nel movente. Nel primo caso, a Gradara, Vito Cangini, pensionato incensurato di 80 anni, ha accoltellatola moglie Natalia Kyrychok, di 61, poiché convinto che la donna lo tradisse con il titolare del ristorante dove lavorava. Il giorno dell’omicidio, l’uomo ha confessato l’accaduto proprio al ristoratore, il quale incredulo ha avvertito i carabinieri, che hanno poi scoperto l’accaduto.

Nel secondo, a Casalbordino, Angelo Bernardone, ex operaio metalmeccanico 74enne, ha ucciso sua moglie Maria Rita Conese, due anni più giovane, spingendola giù da un ponte sul fiume Osento, dove i militari, chiamati dall’uomo, hanno trovato il cadavere. La ragione del gesto lascia senza parole: l’uomo non riusciva più a sopportare la condizione della moglie, da tempo malata di Alzheimer.

Cause opposte

In entrambi i casi si tratta di una tragedia immane, che vede le donne come vittime in uno schema reiterato, in cui il carnefice è proprio la persona più vicina e che più dovrebbe proteggerle.

Ma mentre, nel primo esempio, la motivazione del gesto è un’irrazionale gelosia (ancora più sorprendente consideratal ’età) che oggettifica e sminuisce le donne al ruolo di semplice proprietà , nell’altro è la sofferenza di vedere una persona cara decadere e scomparire di fronte a sé, in un contesto di totale impotenza. Per spiegarla con un esempio, Isaac Asimov, padre dell’odierna fantascienza, una volta disse: “quando la gente credeva che la Terra fosse piatta, aveva torto. Quando credeva che fosse sferica, aveva torto. Ma se tu credi che ritenere la Terra sferica sia altrettanto sbagliato che ritenerla piatta, allora il tuo punto di vista è più sbagliato di tutti e due i precedenti messi insieme”.

Non tutti gli errori sono uguali, anche a parità di risultato. Tempi nuovi impongono domande nuove. Mai come oggi nella storia si era presentato, in modo così attuale e pressante, la necessità di decidere come porre fine alla propria vita biologica.

L’uxoricidio di Amelia

È di pochi giorni fa un altro caso analogo, sempre un uxoricidio avvenuto ad Amelia, in provincia di Terni, in cui un medico 80enne, Roberto Pacifici, ha sparato alla moglie, Emanuela Rompietti, anche lei affetta da una malattia neurodegenerativa in stadio avanzato, provocandone la morte. La donna, in un momento di lucidità, avrebbe chiesto al coniuge di aiutarla a morire. Il caso, come prevedibile, ha suscitato sconcerto e diviso l’opinione pubblica.

Referendum sull’eutanasia

Nessuno vorrebbe giustificare l’omicidio, meno che mai di una donna e di una persona cara, ma forse sarebbe di aiuto separare i piani e capire che le persone non possono essere lasciate sole con un dolore e una responsabilità tanto grande. È necessario creare le condizioni per cui il peso della sofferenza non ricada esclusivamente sui singoli, con il rischio di farli diventare giudici dicasi in cui non dovrebbero essere loro a decidere, come per la vita degli altri. Ad oggi il tema del fine vita, tanto odioso perché ribadisce la nostra temporaneità in un mondo che nega costantemente la morte, torna prepotentemente nell’agenda politica e mediatica, con un disegno di legge fermo in Parlamento dopo l’approvazione alla Camera, e un referendum sull’eutanasia che aspetta solo una data di svolgimento.