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Attualità

Iran, sedicenne uccisa perché indossava un cappello da baseball al posto del velo

di
Giovanni Pierozzi
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Questo regime non ha più freni. Mahak Hashemi è l’ennesima vittima di una delle teocrazie più sanguinarie e spietate della storia moderna. E, consapevoli di ciò, le autorità iraniane, della morte di Mahak – come di quasi tutte le altre che coinvolgono giovani ragazze o ragazzi scesi in piazza per protestare – hanno detto che si sarebbe trattato di un “incidente“. Semplice casualità. Ma la realtà è ben diversa: Hashemi è morta per le bastonate ricevute dalla polizia su tutto il corpo, che ne hanno reso il volto irriconoscibile e spezzato la schiena.

“Il nome di questa bellissima ragazza iraniana è Mahak Hashemi – scrive su Twitter l’attivista e giornalista Masih Alinejad commentando l’omicidio della 16enne -. È stata selvaggiamente uccisa a manganellate dal regime islamista mentre protestava a Shiraz. Le autorità nazionali hanno persino chiesto un riscatto alla sua famiglia per restituirle il corpo. Gli iraniani stanno letteralmente morendo per la libertà” aggiungendo sul finale l’hashtag #MahsaAmini. Siamo quindi a Shiraz, città nel sud del Paese ed è il 24 novembre, giorno dell’uccisione. Mahak esce di casa per partecipare alle manifestazioni e lo fa con indosso un cappello da baseball anziché il velo. Come migliaia di donne prima di lei, dalla morte di Mahsa Amini del 16 settembre. Passano due giorni e delle ragazza neanche l’ombra, quando il padre viene convocato in obitorio dalla polizia per riconoscere due cadaveri senza identità. Uno è Mahak. Le autorità di sicurezza e i funzionari dell’IRGC vietano i funerali e chiedono un riscatto per la restituzione del corpo. Anche la morte della 22enne che aveva indossato male il velo era stata scaricata come un “incidente”.

Shiraz è stata anche la città del bacio tra i manifestanti contro il regime

Come è facile diventare un numero

Mahak Hashemi aveva solo 16 anni, lascia il padre e due sorelle più piccole (la madre era già morta qualche anno prima). Adesso è diventata la vittima numero 416, ma sicuramente una cifra errata perché il conteggio lo stanno facendo le ong e i media indipendenti, ostacolati dalla repressione e dalla propaganda del regime. Dalla Repubblica Islamica, infatti, non sono stati diffusi finora info e numeri ufficiali. Solo il 28 novembre il capo dell’aeronautica dei Pasdaran (i soldati della rivoluzione islamica Komeinista) ha ammesso che le vittime sono più di 300, tra cui più di 60 poliziotti.
Altri numeri ce li propone l’Unicef: la violenza della teocrazia iraniana, nella gestione dei disordini pubblici, ha causato la morte finora di almeno 60 bambini. Il numero delle vittime totali (sarebbero almeno 29 le donne) qui cambia rispetto alle fonti interne: siamo a 450. Il totale degli arresti, dall’inizio delle rappresaglie, ammonta a 14mila. Di questi tra i 500 e i mille sono minorenni. Alcune fonti, infatti, affermano che si sono registrati casi in cui i Pasdaran hanno fatto irruzione nelle scuole e arrestato seduta stante bambini e ragazzini perché “sospettati” di aver partecipato alle manifestazioni.

Sigillo dell’Esercito dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran