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Moussa Sangare all'ingresso in tribunale per la prima udienza del processo in cui è unico imputato per l'omicidio di Sharon Verzeni (nel riquadro)
Terno d’Isola, 27 febbraio 2025 – Un pesante attacco. Animatrici e animatori della Rete bergamasca contro la violenza di genere hanno scritto una lettera aperta al sindaco di Terno d’Isola Gianluca Sala, contestando la sua decisione di rinunciare a costituire l’Amministrazione comunale parte civile nel processo a Moussa Sangare, il trentunenne accusato di aver ucciso a coltellate la barista Sharon Verzeni, alla fine del luglio scorso.
Le critiche
“Apprendiamo – si legge nel testo della missiva, reso noto alla stampa oggi, giovedì 27 febbraio – che il Comune di Terno d’Isola non si costituirà parte civile nel processo per il femminicidio di Sharon Verzeni. Con stupore leggiamo le sue dichiarazioni che presentano il femminicidio di Sharon come ‘danno d’immagine per il territorio’, preoccupandosi solo del ‘riscatto di Terno e del rilancio della credibilità del paese’. Lei ha tenuto a differenziare il problema della microcriminalità e del disturbo della quiete pubblica – continuano le esponenti della Rete – individuandolo come problema preponderante nel territorio, dal femminicidio”.
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Si prosegue fra ironia e aspra critica. “La ringraziamo per la precisazione, della quale avevamo giusto bisogno – è, ancora, il testo della lettera – La sua maggiore preoccupazione è l’immagine del paese, non la vicinanza ad una, anzi due famiglie distrutte dal dolore. La sua risposta al problema della violenza di genere è quella di impegnarsi ad investire in opere pubbliche e progetti sociali, che però si risolvono solo in un aumento del numero di telecamere e dei vigili nel paese”.
Possibilità sfumate
La strada da imboccare, secondo le animatrici della Rete, avrebbe dovuto essere ben diversa. “Crediamo che, se davvero volesse dimostrare vicinanza alle famiglie coinvolte nella vicenda e se davvero volesse che l’amministrazione comunale dimostri la sua determinazione a contrastare la violenza di genere – queste le riflessioni contenute nella lettera – non solo avrebbe dovuto costituirsi parte civile nel processo, ma anche mettere in atto azioni veramente efficaci per arginare il fenomeno”.
In altre parole, per la Rete, “l’amministrazione comunale potrebbe da subito attivarsi per favorire progetti di educazione all’affettività nelle scuole e incontri pubblici su tema del rispetto e della discriminazione. Potrebbe mettere a disposizione case protette e attivare gli assistenti sociali affinché segnalino alle autorità competenti le situazioni a rischio, per allontanare dalle famiglie i soggetti violenti o potenzialmente violenti, anche e soprattutto se sofferenti di disagio psicologico”.
Chiusura con un invito al confronto. Le esponenti e gli esponenti della Rete, infatti, si dicono disponibili a incontrare Gianluca Sala per uno scambio di opinioni ed esperienze.