"Qui ci abita un fr*cio che vota D'Alberto", a Teramo il cartello della vergogna

Il foglio è apparso nella notte sul cancello di un'abitazione. Tra pochi giorni le elezioni comunali

di MARCO PILI -
6 maggio 2023
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Individuare un nemico, metterlo alla gogna pubblica sulla base delle sue caratteristiche. Farlo sentire sbagliato, indurlo a nascondersi. Accadeva nei totalitarismi del '900, accade nel 2023. A Teramo, nella notte, è apparso un cartello sul cancello di un'abitazione, con scritto: "Qui ci abita un fr*cio che vota D'Alberto". Una scritta bianca su sfondo nero, che richiama alla mente i tempi in cui alcuni cittadini venivano discriminati pubblicamente. Un modo per per farli sentire scarti sociali, persone sbagliate, ma anche per eliminarle. I segni sulle porte, oggi come allora, servono per identificare qualcuno in base ad una caratteristica reputata sbagliata, dannosa per la società. Uno stigma sociale sulla base del quale escludere e discriminare, e del quale la persona deve vergognarsi. In occasione delle elezioni comunali, che si terranno domenica 14 e lunedì 15 maggio, ignoti hanno pensato di affiggere questo cartello sul cancello di una casa del centro cittadino. Un attacco ripugnante, che mostra quanto ancora ci sia da lavorare per riuscire a comprendere i concetti di amore e uguaglianza.

Il Sindaco uscente Gianguido D'Alberto

"Qui ci abita un fr*cio che vota d'Alberto", il pretesto delle elezioni

Gianguido D'Alberto, il nome che compare sulla stampa, è il candidato della lista di centrosinistra che, dopo l'inaspettata vittoria del 2018, tenta il bis. Carlo Antonietti, per il centrodestra, e Maria Cristina Marroni, per Italia Viva, tenteranno di sconfiggerlo alle urne. Indipendentemente dalle divergenze elettorali, però, il vero avversario è l'intolleranza. Un clima di odio verso coloro che vengono reputati "diversi", che trova pieno sfogo negli appartenenti alla comunità Lgbt. L'Italia, proprio negli ultimi giorni, è stata equiparata dall'Europarlamento a Ungheria e Polonia, i due Stati europei meno accoglienti e più discriminatori verso gli ideali arcobaleno. Alessandro Zan, esponente del Pd e autore dell'omonima proposta di legge respinta alle camere, ha commentato: "Questo cartello è apparso sotto la cassetta delle lettere di un sostenitore del sindaco uscente di Teramo. Massima solidarietà alla vittima di questa aggressione: questi sono i risultati di chi, anche dalle istituzioni, semina odio". La condanna, promossa dal gruppo europeo dei Verdi, "Osteggia fermamente la diffusione di retorica anti-dirittianti-gender e anti-lgbtq+ da parte di alcuni influenti leader politici e governi nell’Ue, come nel caso di Ungheria, Polonia e Italia". Un'equiparazione che lascia allibiti, alla luce delle dichiarazioni e delle norme che quotidianamente vengono rilanciate dai leader dei paesi ai quali l'Italia è stata associata.
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Le persone sfilano con una bandiera arcobaleno gigante nel centro di Budapest il 6 luglio 2019.

Ungheria e Polonia, dove i diritti vengono negati

In Ungheria, il matrimonio egualitario, così come l'adozione per le coppie omosessuali, sono stati resi nel tempo illegali dal Primo Ministro Orban. La maternità surrogata, inoltre, è vietata solo per le coppie omosessuali, mentre dal 2020 anche il cambio di sesso è stato reso illegale. Anche in Polonia, le adozioni per le coppie omosessuali, così come il matrimonio egualitario e le unioni civili, sono pratiche illegali. La fecondazione in vitro è consentita solo alle coppie eterosessuali, mentre la maternità surrogata è vietata.
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Mateusz Morawiecki, 53 anni, è primo ministro della Polonia dal 2017. Nel tempo, si è espresso molte volte contro la comunità Lgbt

I burocrati di Varsavia, inoltre, hanno legalizzato la donazione di sangue per gli uomini gay e bisessuali solo dal 2005. Successivamente, nel 2008, il Centro nazionale sangue ha stabilito un nuovo regolamento che escludeva, nuovamente, i maschi non eterosessuali. Provvedimenti velocemente ritirati. Come spiega Giampietro Briola, presidente Avis, "dal 2001, in Italia, il grado di sicurezza degli emocomponenti viene stabilito in base al comportamento di ciascun individuo, indipendentemente dall’orientamento sessuale: se qualcuno ha avuto comportamenti considerati pericolosi non potrà donare il sangue, sia esso eterosessuale o omosessuale. Qualsiasi divieto che tenga conto solo dell’orientamento sessuale va considerato discriminatorio".