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Attualità

Se l’università è inaccessibile in carrozzina. La battaglia dello studente Silverio Miraglia

di
Sofia Francioni
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Silverio Miraglia è un ragazzo di 22 anni che con la forza della sua denuncia, e prima di tutto della sua volontà, è riuscito a far luce su un problema: quello del libero accesso all’interno dell’università della Calabria per gli studenti che, come lui, “vivono delle condizioni particolari”. Affetto fin dalla nascita da osteogenesi imperfetta di tipo 3, una condizione genetica caratterizzata principalmente da ritardo nella crescita e fragilità ossea, a bordo della sua carrozzina trova solo ostacoli. “Di 88 ascensori presenti nella struttura, posso utilizzarne soltanto nove. Perché i restanti 79 o richiedono la chiave per essere messi in funzione o a non funzionano direttamente”, racconta in una video-intervista a Luce!, mostrando un videoreportage in cui si sposta dentro l’università per provare ad accedere a un ascensore alla volta, senza successo. “Il risultato è che per muovermi, andare a lezione, tornare a casa, devo spesso chiedere aiuto ai miei compagni, come quando ero un bambino”.

“Chiedo solo di essere indipendente. I diritti devono essere garantiti a tutti”

Silverio Missaglia

Silverio sa che cos’è l’indipendenza, a 22 anni vive già da solo “per farmi liberamente gli affari miei” dice ridendo. Ma la situazione che vive nel suo appartamento a Cosenza non è la stessa che gli si presenta all’interno della sua università. In quanto studente fuori sede, gli è stato assegnato un alloggio al piano terra, che però si trova alla fine di una gradinata. “Era stato messo in funzione un montascale, ma l’impianto è risultato pericoloso ed è attualmente inaccessibile”, dice. “Per rientrare a casa, quindi, devo percorrere la strada più lunga e ovviamente in discesa, perché se anche riuscissi a percorrere la rampa di cemento sottostante, mi ritroverei nuovamente davanti a una scalinata”. Ma i problemi non finiscono qui: muovendosi con la carrozina, anche l’asfalto diventa un ostacolo. Le ruote rimangono bloccate nelle buche, nel fango, le discese diventano dei pericoli, ma anche le porte con molla che si chiudono automaticamente non gli facilitano la vita. “Per avere accesso agli ascensori che richiedono la chiave, dovrei fare richiesta o in vigilanza o all’associazione che nel campus si occupa del trasporto con persone con disabilità. Ma”, dice Silverio che veste spesso le sue critiche di ironia, “per quanti sono, dovrei avere più chiavi di San Pietro”.

UniCal mette 1 milione e 800mila in bilancio per l’abbattimento delle barriere architettoniche

UniCal: l’università della Calabria

A quasi un mese dalla sua denuncia, l’università non ha ancora risposto, ci informa Silverio. In occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità il 3 dicembre, gli studenti del direttivo “Rinnovamento è futuro” hanno pubblicato un video sulla loro pagina social in cui si vede Silverio attraversare il campus a bordo della sua carrozzina, mentre mostra i limiti e le barriere architettoniche del prestigioso ateneo, nel 2018-2019 la seconda università tra i grandi atenei italiani nella classifica Censis. “L’università mi ha dato tantissimo: da un punto di vista umano e scolastico. E mi fa male vederla così. Nei confronti dell’ateneo il mio spirito è di assoluta collaborazione”, dice Silverio, “ma non è accettabile che chi vive in carrozzina abbia il doppio, il triplo delle difficoltà a vivere il campus rispetto agli altri studenti. I nostri diritti sono legge, sono sanciti dalla Costituzione, ma non vengono applicati: perché?”. La denuncia via immagini di Silverio è stata rilanciata anche da Fanpage.it e adesso da Luce!. “Il supporto è stato enorme. E, nonostante non abbia saputo niente dalla direzione né in forma pubblica né privata, dopo l’ultimo Senato Accademico nelle voci di bilancio ci ritroviamo, per la prima volta, l’abbattimento delle barriere architettoniche per 1 milione e 800mila euro“. Un risultato che è difficile non imputare a Silverio che con la sua denuncia dà a tutti una lezione: “Non poter essere libero ti deprime, ma dall’altra parte c’è una forza che ti spinge a pretendere di avere gli stessi diritti degli altri. Io lo faccio per me, ma anche per rendere l’università inclusiva per tutti”.

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