Australia, gli isolani dello Stretto di Torres fanno causa al governo: “Agisca contro il cambiamento climatico”

L’innalzamento delle acque, l’erosione e fenomeni atmosferici sempre più estremi stano mettendo a rischio la permanenza delle comunità insulari dello stretto. “Se il Commonwealth australiano non agirà in fretta perderemo la nostra identità”

Quest’isola sono io, e io sono quest’isola“, dice Wadhuam Pabai Pabai della patria che conosce da sempre, dov’è nato e cresciuto. “Non posso immaginare di essere costretto a lasciare Boigu … ci sono 65.000 anni di ricchezza ed esperienza qui” aggiunge il padre di sette figli. Perdere Boigu, la sua casa, la sua isola nello Stretto di Torres, in Australia, significherebbe perdere tutto questo.

Ma da dove arriva questa paura? La “sopravvivenza” di queste isole è fortemente minacciata dal cambiamento climatico. I mari si stanno alzando nello stretto a velocità doppia rispetto alla media globale e sono aumentati di 6 cm nell’ultimo decennio. Senza tagli urgenti alle emissioni, le proiezioni prevedono un innalzamento fino a un metro entro la fine del secolo, portando condizioni climatiche più estreme, erosione e inondazioni, e minacciando le forniture di acqua dolce della zona insulare. Per questo Wadhuam Pabai Pabai, insieme ad un altro isolano, Wadhuam Paul Kabai, stanno conducendo una class action per conto delle loro comunità sostenendo che il Commonwealth dell’Australia sta agendo in modo illegale nel non riuscire a contrastare il cambiamento climatico che, se rimarrà incontrollato, distruggerà le loro terre.

Secondo i residenti il Governo australiano deve tagliare le emissioni del 74% entro il 2030 (dai livelli del 2005) per salvare i territori dello Stretto di Torres dall’incursione inesorabile del mare, dai danni provocati dalle tempeste e dalla inabitabilità. Boigu e Saibai, due delle isole più settentrionali dell’Australia maggiormente abitate, hanno una conformazione piatta e sorgono per appena 1,5 metri sopra il livello del mare. Per questo sono già regolarmente inondate dall’acqua del mare, che rovina e distrugge case, strade, cimiteri, siti culturali e giardini dove la gente del luogo coltiva il cibo.

Pabai Pabai e Paul Kabai, per il caso intentato contro il Commonwealth australiano, stanno prendendo ispirazione – se non un precedente diretto – da un caso dei Paesi Bassi noto come il “Caso Urgenda”. In questo 886 querelanti hanno sostenuto che il governo olandese aveva l’obbligo di proteggere i suoi cittadini dagli impatti del cambiamento climatico. Un precedente che,  portato dal governo fino alla Corte Suprema del Paese, ebbe successo ad ogni livello. Tanto che ne è risultato un cambiamento radicale nella politica del governo olandese, compresa la chiusura delle centrali a carbone, miliardi di euro di investimenti nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica, e impegni vincolanti per la riduzione delle emissioni. Altre azioni simili sono poi seguite in Belgio, Canada, Colombia, Germania, Francia, Nuova Zelanda e altrove.

Tuttavia la decisione su “Urgenda” si è basata soprattutto sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo – in particolare sugli articoli 2 e 8, che salvaguardano i diritti alla vita e alla vita privata e familiare –, legge che ovviamente non si applica all’Australia. Gli avvocati dei due querelanti però dichiarano di voler sostenere che il Commonwealth dell’Australia ha un “dovere di cura” legale verso i popoli delle isole dello Stretto di Torres, derivante sia dalla legge sulla negligenza che dal Trattato dello Stretto di Torres e dal Titolo Nativo. “Diventare rifugiati climatici significa perdere tutto: la nostra casa, la nostra cultura, le nostre storie e la nostra identità. Se ci togliete la nostra patria non sappiamo chi siamo” sostengono rivolti alle istituzioni.