Bambini e ragazzi online, bullismo, privacy e nuove regole sotto la lente di Telefono Azzurro

Al convegno "Nell’universo virtuale servono diritti reali" tra il 7 e l'8 febbraio all'università Bocconi, il Telefono dei bambini ha messo intorno a un tavolo aziende, politici, accademici e giornalisti sulla sicurezza dei minori online

Telefono Azzurro nasce nel 1987 a Bologna per essere il Telefono dei bambini, che da 34 anni difende, promuove e ascolta rispondendo al numero “1.96.96”. Nel tempo, la necessità di aggiornarsi per non lasciare soli i minori neanche sul web, ha portato la onlus a rispondere a prevaricazioni, cyberbullismo, sexting e sextortion, adescamento, violazioni della privacy, game e gambling e furti di identità, online: con pagine social, chat e app. E, sulla base della sua esperienza in rete, la onlus si dice certa di una cosa: “Al mondo digitale servono regole e iniziative di contrasto dei crimini. Ma le regole, per non essere obsolete già prima di essere attuate, vanno sviluppate insieme a tutti“. Al convegno Nell’universo virtuale servono diritti reali, organizzato tra il 7 e l’8 febbraio all’università Bocconi, il Telefono dei bambini ha messo intorno a un tavolo aziende, politici, accademici e giornalisti per discutere le nuove prassi da attuare per un online più sicuro. 

Hater e bulli: non ci si occupa di affrontare l’aggressività online

Infografiche sulla base delle segnalazioni arrivate a Telefono Azzurro nel 2021

Di regole se ne discute da anni, “ma fra adulti che ignorano la voce dei loro interlocutori: i nativi digitali. E questo è un male” ha detto il professore di Filosofia del diritto, Giovanni Ziccardi “perché negli ultimi anni le iniziative più efficaci e belle sono arrivate proprio dai ragazzi. Gli adulti fanno tavoli, parlano tra loro, ma i giovani sono sempre lasciati fuori dal dibattito. Ciò porta a uno scollamento, che lascia i minori completamente soli nel digitale”. Il professor Ziccardi porta l’attenzione anche sulle vittime dei crimini online, tra cui include anche gli aggressori: “Non ci si occupa abbastanza di come affrontare e risolvere l’aggressività dei bulli e degli hater con programmi specifici”. Come ha ricordato il professore di Psicologia, Giuseppe Riva, intervenuto dopo Ziccardi: “Comunità fisica e online non sono la stessa cosa: vi sono ad esempio dei processi cognitivi, che online non si attivano e che spiegano anche come mai sia più facile compiere atti di bullismo online anziché nel mondo reale: online non vedo la sofferenza della mia vittima e non sono in grado di connettermi emotivamente con l’altro“.

Influencer giovanissimi: il lavoro minorile e la gestione del denaro online

Infografiche sulla base delle segnalazioni arrivate a Telefono Azzurro nel 2021

Il Garante per la protezione dei dati personali, Guido Scorza, ha invece richiamato l’attenzione su un altro problema: quello del lavoro minorile e della gestione del denaro, con i tanti giovanissimi che fanno gli influencer monetizzando online. “Nonché sul problema della mercificazione dell’identità personale del minore in cambio di accesso a servizi digitali”. Infine, nella prima giornata del 7 febbraio, altro tema al tavolo della discussione sollevato da Telefono Azzurro: l’Informazione online.  “Sempre più giovani usano per lo più il digitale per informarsi. E’ quindi necessario discutere sulle responsabilità che hanno gli operatori della comunicazione nella costruzione della realtà percepita dai giovani. Parlare del ruolo dei social è importante, ma demonizzarli non serve a niente. Insieme al ruolo, deve correre parallela la discussione sulla necessaria formazione ed educazione degli adulti, che spesso non conoscono l’ambiente in cui i loro figli trascorrono gran parte delle giornate. Com’è stato tradotto in numeri dall’ultima ricerca di Telefono Azzurro e Doxakids, presentata al convegno. Il primo dato che il Telefono dei bambini ci tiene a far conoscere e “che induce a un cauto ottimismo: è il fatto che sia i giovani sia i genitori ammettono di non saperne molto della nuova realtà del Metaverso di cui tanto si parla e vorrebbero saperne di più, con solo una piccolissima percentuale del campione che ha dichiarato di non vedere rischi nei nuovi mondi virtuali”.

I pareri di figli e genitori sul metaverso tra oppurtunità e rischi dell’avatar

Metaverso o realtà virtuale in cui è possibile connettersi con un avatar

Se ne parla tanto ultimamente, ma genitori e ragazzi sanno davvero che cos’è un Metaverso? E soprattutto ne percepiscono rischi e opportunità? Dalle risposte della ricerca condotta da Telefono Azzurro e Doxa, presentata al convengo, la conoscenza della nuova realtà sembrerebbe scarsa. Premettendo che, con Metaverso, si intende una realtà virtuale in cui è possibile connettersi attraverso un avatar, un “ologramma” con cui si può interagire con gli altri online, alla domanda Sai cos’è il metaverso?

  • Il 57% dei giovani ha risposto di no, il 33% di averne una conoscenza generica e solo il 10% ha dichiarato di sapere di cosa si tratta. Mentre il 55% ha dichiarato di essere interessato a saperne di più.
  • Guardando ai genitori, invece, solo il 17% degli intervistati ha dichiarato di sapere cos’è il metaverso, il 37% di averne solo una conoscenza generica e ben il 46% di non sapere di cosa si tratti. Il 59% del totale dei genitori intervistati, più dei figli, è interessato a saperne di più.
  • Il 25% dei giovani ritiene che il metaverso peggiorerà la vita delle persone, contro il 43% dei genitori. Interessante anche la percentuale di chi ritiene che il metaverso non serva a nulla: 23% dei giovani e il 26% dei genitori. E quella del 9% di giovani e del 3% di genitori che non ritiene vi sia alcun rischio nel metaverso.

Alla domanda Quali sono le percezioni dei rischi del metaverso?

  • I giovani hanno risposto: trascurare il mondo reale (40%), scappare alla realtà (36%), trascorrere più tempo nel metaverso che nella realtà (33%), vivere una vita che non corrisponde a quella reale, più desiderabile, più ricca… (33%), perdere di vista determinati obiettivi di vita (scuola, sport, relazioni sociali (28%), venire in contatto con sconosciuti (25%), condividere molte informazioni personali (solo il 20% del campione però lo percepisce come rischio), non garantire pari opportunità a persone con disponibilità economiche diverse (10%). Le risposte dei genitori evidenziano lo stesso ranking di problematiche, con percentuali analoghe a quelle dei figli. C’è poi un 9% di giovani e il 3% di genitori che non ritiene vi sia alcun rischio nel metaverso.

Online e non, c’è bisogno di leggi devono compresibili 

Anna Maria Corazza Bildt della Child Dignity Alliance

Tirando le fila del convegno, Anna Maria Corazza Bildt della Child Dignity Alliance ha sottolineato la necessità di parlare e lavorare insieme alle aziende protagoniste del digitale, mentre i decisori politici, “i policy makers”, ha detto lei, “hanno il dovere di dare alle aziende e a tutta la società un quadro giuridico valido, chiaro, semplice e applicabile, nonché facilmente divulgabile: giovani, educatori e famiglie devono poter capire di cosa si parla, perché le leggi devono essere comprensibili!“, ha concluso Corazza Bildt.

Necessità, quella della chiarezza, per quanto riguarda le norme che valgono online sottolineata anche dal professore di Economica e management della Pubblica amministrazione, Elio Borgonovi: “le aziende non saranno valutate se saranno state innovatrici, ma se saranno state credibili nell’attuare uno sviluppo tecnologico che non riduca l’umanità delle persone. La scienza porta opportunità, ma sono i valori delle persone che devono guidarne la strada. Anche le imprese private sono soggetti sociali, pertanto devono entrare nell’ottica di trovare un equilibrio tra le diverse dimensioni di sicurezza, libertà e privacy”.