L’innocenza di un bambino che scrive a Putin: “Presidente, fermi la guerra. Torniamo a far volare gli aquiloni”

Ad Avigliano, in provincia di Potenza, un bimbo di 10 anni ha rivolto il suo appello per la pace direttamente al presidente russo. Il Prefetto ha ricevuto il piccolo, complimentandosi con lui

Il mondo sarebbe certamente migliore se negli adulti sopravvivesse un po’ della schietta ingenuità e della candida innocenza dei bambini. E se le loro emozioni venissero prese sul serio, di certo non esisterebbero né guerreatrocità. Nel loro mondo infatti, e nel loro tempo, quello dell’infanzia, dove tutto è gioco e ognuno può essere compagno dei loro giochi – a prescindere da età, sesso, colore della pelle ed etnia – la violenza, così come la diversità, non è contemplata. Il loro sguardo, carico di stupore e meraviglia, negli ultimi tempi si sta però scontrando troppo spesso con le atroci immagini di guerra che la televisione passa giorno dopo giorno. E come scrisse Haim Ginott: “I bambini sono come il cemento umido. Tutto quello che li colpisce lascia un’impronta”.

I bambini si fidano di chi si prende cura di loro, così come sono convinti che anche un piccolo bacio possa far rimarginare una ferita dolorante e sanguinante. Non è ingenuità la loro, piuttosto fiducia incondizionata, ancor di più verso chi ha in mano le sorti di intere nazioni e del mondo intero. “Gli adulti da soli non capiscono niente – è scritto nel Piccolo Principe – ed è stancante per i bambini dover sempre spiegare tutto”. Stanco di vedere scene strazianti, che raccontano di bambini come lui tra le braccia di mamme in lacrime, uno studente di 10 anni ha preso carta e penna e scritto al presidente Vladimir Putin in persona. Poco importa se non conosceva l’indirizzo cui spedirla: i bambini sono abituati a scrivere letterine con mittenti assurdi. E i regali sotto l’albero che trovano ogni 25 dicembre sono la dimostrazione che, se scritte col cuore, le loro parole arrivano sempre a destinazione. Animato da questa convinzione, come a convincere un Babbo Natale cattivo di smetterla di lanciare bombe, e di tornare a essere buono e a fare regali all’umanità, un bambino che frequenta la quinta B della scuola primaria ‘Tommaso Morlino’ dell’Istituto comprensivo ‘Silvio Spaventa Filippi’ di Avigliano, in provincia di Potenza, ha preso carta e penna e chiesto un dono grande, esprimendo un desiderio a nome di tutti: la pace.

La lettera del bambino di 10 anni al presidente russo Vladimir Putin: “Si fermi! Fermi tutti gli uomini che ha mandato a combattere prima che sia troppo tardi”

La lettera del bambino a Putin: “Presidente, si fermi”

“Egregio Presidente Putin – ha scritto – Le scrivo perché avrei tante cose da dirle, nonostante la mia giovane età. Ascolti la voce di Papa Francesco: si fermi! Fermi tutti gli uomini che ha mandato a combattere prima che sia troppo tardi”. “Sempre più spesso ci dicono che i bambini seguono l’esempio degli adulti. Sicuramente è così, ma se lo facessimo in questo periodo, prima ancora di capire cosa sia vivere, conosceremmo la crudeltà e la morte. Sì, signor Putin, può essere fiero di averci insegnato cosa sia la supremazia, la violenza, il non rispetto per l’essere umano. Può essere fiero di tutto il dolore, le lacrime, la sofferenza di tanti bambini, madri, nonni e soprattutto padri che, messi in salvo i propri cari, tornano nella loro città a combattere. Famiglie spezzate, vite spezzate che non vedranno mai volare un aquilone, guardare un tramonto, meravigliarsi davanti ad un arcobaleno”. E conclude con un accorato appello: “Fermi questo orrore che ci costringe a guardare impotenti da un mese affinché ognuno di noi torni a far volare l’aquilone della vita, della pace e della libertà”.

Il Prefetto di Potenza riceve il bambino

Il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro ha voluto ricevere e complimentarsi con il piccolo autore di questa missiva, indirizzata a un Grande della Terra che in questo momento tiene il mondo con il fiato sospeso. Perché forse la soluzione a ogni conflitto può avvenire proprio guardando ai bambini, che dopo aver bisticciato, si asciugano le lacrime e tornano lesti a giocare insieme, lasciandosi tutto alle spalle. E questo perché, per loro, la felicità vale più dell’orgoglio. Una bella lezione da cui tutti, volendo, possono imparare qualcosa. Anche gli Zar.