Bancaria di Siracusa licenziata per un video porno: “Mi hanno discriminata”

Benedetta D'Anna, piemontese 40enne, ha ricevuto la lettera di licenziamento dall'istituto di credito dove lavorava. "Inserisco contenuti espliciti su una piattaforma privata, ma il loro è un abuso nei miei confronti"

Licenziata per aver pubblicato un video porno e delle foto hot. Benedetta D’Anna è, anzi era, una dipendente di una banca a Siracusa. Piemontese di circa 40 anni e con circa 17 anni di lavoro alle spalle nell’istituto di credito siciliano, la donna ha ricevuto prima una lettera di ammonimento e poi di licenziamento per giusta causa. Il provvedimento sarebbe arrivato dopo la sua decisione di pubblicare in Rete delle foto e un film osé, intitolato “La bancaria di Siracusa”.

“L’istituto di credito mi ha sempre ostacolato e osteggiato in questi anni – racconta Benedetta all’Ansa -. Sono sempre stata discriminata. Un atteggiamento vessatorio. Io ho sempre posato come modella, e dal settembre 2020 mi sono iscritta ad una piattaforma privata dove inserisco dei contenuti più espliciti. Poi dallo scorso anno sui miei social ho pubblicato alcune serate. Ma ho sempre svolto tutto fuori dal mio orario di lavoro”.

Tuttavia, a novembre Benedetta ha ricevuto una lettera di ammonimento con la quale veniva sospesa dal lavoro. E poi il mese scorso, a dicembre 2021, la lettera di licenziamento. “Per me è stato un abuso da parte loro – accusa Benedetta all’Ansa -. Sono una donna che intende sfidare i falsi moralismi. Dovrebbero ammettere che una donna viene licenziata perché nel 2022 ci sono cose che vengono reputate immorali e vengono discriminate”.

Il ricorso di Benedetta e le accuse di “mobbing”

Benedetta ha annunciato ricorso e il suo avvocato Piero Ortisi in merito alla vicenda ha dichiarato che si tratta di “mobbing” e sottolinea che la sua assistita è stata “illegittimamente sospesa” perché, sostiene il legale, “le circostanze attinenti la vita propria del lavoratore non godono di alcuna rilevanza soprattutto laddove siano estranee al contesto professionale”. Inoltre, osserva l’avvocato Ortisi, “i fatti posti alla base della contestazione sarebbero in ogni caso null’altro che libera espressione della sfera sessuale privata e personale della dipendente”.

Ecco che cosa contesta la banca alla donna

Che cosa contesta la banca alla donna? L’istituto di credito, in particolare, nella lettera inviatele fa riferimento a “l’assenza ingiustificata dal servizio omettendo di avvertire dell’assenza; lo svolgimento di attività lavorativa extrabancaria durante l’assenza del servizio motivata da stato di malattia, alla visita fiscale domiciliare e lo svolgimento di attività professionale in violazione del contratto di lavoro”.

Adesso si attenderà l’esito del ricorso.