Baratto e swap-party fra amici: così la pandemia cambia le regole del mercato. Anche le star fanno acquisti vintage

“Prima di comprare qualsiasi cosa chiedo in giro, domando, mi informo perché ho capito che c’è sempre qualcuno che non usa più qualcosa che a me invece può servire”. Ecco il mantra dello shopping post Covid. Dalla febbre da virus a quella… da riciclo. Fenomeno esplosa definitivamente nel post pandemia. Un trend che coinvolge categorie come l’abbigliamento griffato, ma anche accessori, strumenti musicali, elettrodomestici, utensili da cucina e articoli per la prima infanzia, senza dimenticare tutto ciò che riguarda elettronica, tecnologia e cellulari.

Gadget che ormai vivono ben più di una stagione. Esistono infatti moltissime opportunità di scambio e baratto, in rete ma non solo: prolifera lo swap fra amiche, il passaparola, il mercatino domestico pubblicizzato via social e sono vistosamente aumentati gli affari per negozi dell’usato (non più solo squisitamente vintage ma pre-owned, per usare un termine molto in uso), fiere e mercatini. Della serie: “Quello che non serve più a te può andare benissimo per me”. Tutto il second hand – dalle automobili ai mobili – sta vivendo, come sempre in tempi di crisi economica, una grande rinascita. Una dinamica che si estende anche alle vacanze, penalizzate dai poderosi tagli imposti al budget domestico. L’alternativa? Se ho una casa al mare, perché non ‘scambiarla2’ con quella del conoscente in montagna o darla come ‘pagamento’ all’amica che ti ha arredato l’appartamento?

La ricerca

Secondo l’ultima ricerca “BVA Doxa” per Subito su La Second Hand ai tempi di Covid-19 ben 7 italiani su 10 hanno scelto la compravendita di usato, da marzo ad oggi.Se per molti era già un’abitudine (39%), la second hand è stata scelta in questi mesi di incertezza come opportunità di risparmio o di guadagno, e si è diffusa grazie a una maggiore consapevolezza del valore delle cose e a una riconsiderazione delle proprie priorità.Un ritorno all’antico, partendo dal baratto, il mezzo con cui le organizzazioni sociali meno evolute, costituite da comunità domestiche con regole elementari di convivenza, anticamente eseguivano la produzione e lo scambio di prodotti naturali o di animali cacciati o loro derivati (per esempio pellame) per sostenere le proprie famiglie. Era quindi un sistema di pagamento volto al soddisfacimento di bisogni primari.Dato che questa forma di scambio era il fulcro di un’economia di sussistenza, una riflessione sorge spontanea: o circolano meno soldi o ci siamo fatti più furbi, cercando di consumare o utilizzare direttamente ciò che produciamo, mentre la parte in eccedenza viene scambiata con altri prodotti (anche non necessari) da utilizzare o consumare direttamente. Infatti acquistare qualcosa che che giace inutilizzata è un gran risparmio di spazzatura.
Se i commercianti piangono, l’ambiente ne gode: tramite lo scambio di dispositivi elettronici si abbatte l’obsolescenza e si salvaguarda l’ambiente consentendo, a chi non può permettersi il loro acquisto, di venirne in possesso in modo da utilizzarli ancora per molto tempo invece di farli diventare spazzatura hi-tech, con conseguenti gravi danni per l’ambiente se non smaltiti correttamente. Comunque sia, il mercato ‘parallelo’ continua la sua crescita. Aumentano – limitazioni da pandemia permettendo – gli swap-party fra amici, l’incontro della domanda e dell’offerta fuori dalle leggi di mercato. “È grazie agli Swap e ai negozi vintage e dell’usato che non compro abbigliamento nuovo da oltre un anno”, commenta Lucia L. su uno dei tanti gruppi Facebook in cui tutti possono vedere e acquistare.

La tendenza

Non che sia una novità: comprare oggetti usati è da tempo una tendenza molto in voga, consolidatasi in particolar modo con l’avvento di Internet, basti pensare a eBay. Ma la necessità di spedire per posta gli oggetti venduti rende questi siti poco adatti ad alcuni acquisti: per oggetti del valore di pochi euro la spedizione costa più della merce, vanificando il senso dell’affare. Per non parlare degli oggetti molto ingombranti, che non possono essere spediti. Ed ecco l’alternativa: le app per la compravendita localizzata che mettono in contatto due persone che abitano nella stessa zona oppure che comunque la frequentano. Lo scambio, sia dell’oggetto sia dei soldi, avviene poi direttamente tra le persone. Oltre a Facebook, che offre una funzionalità di questo genere, attraverso il suo Marketplace (a cui si accede dalla propria home page di Facebook, cliccando su Marketplace, nella parte alta del menu), esistono app come Shpock, specializzate nella compravendita localizzata, che consentono inoltre di fare offerte privata al venditore. vere e proprie “aste“ al ribasso.
Non solo beni voluttuari corrono sul filo della rete: una delle ultime frontiere in Italia è il “Baratto amministrativo“ uno strumento introdotto dal decreto Sblocca Italia, che offre la possibilità ai cittadini in difficoltà di poter saldare i propri debiti con il fisco, mettendosi a disposizione del Comune per eseguire lavori socialmente utili. Sono molti nel nostro Paese i Comuni che stanno valutando ho hanno già approvato la mozione sul baratto.

Il dato economico

Da un punto di vista prettamente economico, le cose stanno leggermente cambiando: se nel 2020 il valore delle vendite al dettaglio era diminuito rispetto al novembre 2019, sia sul fronte della grande distribuzione (-8,3%) sia su quello delle imprese operanti su piccole superfici (-12,5%), nello scorso mese di ottobre le vendite al dettaglio registrano un lieve aumento dello 0,1% rispetto a settembre e un incremento del 3,7% sull’anno. Secondo i dati Istat le vendite sono aumentate dello 0,2% congiunturale e del 2,8% tendenziale. Gli aumenti maggiori riguardano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+14,8%), abbigliamento e pellicceria (+14,2%) ed elettrodomestici, radio, tv e registratori (+12,7%); esclusi dal trend dotazioni per l’informatica, comunicazione, telefonia (-3,6%). “Ad ottobre dello scorso anno iniziava un periodo di restrizioni che ha determinato moderate forme di accaparramento per alcuni beni alimentari e di prima necessità, e ridotto i consumi di parte del non alimentare – spiega la ricerca Istat –. Allo stesso tempo il commercio elettronico registrava tassi di crescita superiori al 50%. Il calo tendenziale del commercio elettronico, per la prima volta dall’inizio della serie storica, è spiegato anche dal livello eccezionalmente elevato di ottobre 2020”.
La moda usata e vintage online tiene banco, è diventata instagrammabile e molte sono le app che guidano la tendenza e fanno incontrare venditori e acquirenti sul nuovo mercato nato nel web: una facilità di compra/vendita che prima non c’era e che sta trascinando il mercato. Si aggiunga la consapevolezza, che il target più giovane ha ben presente, del valore aggiuntivo della moda usata: ossia la ri-circolazione di un capo, in un’ottica di sharing economy anti spreco che è una esigenza ormai molto radicata in tutti noi. Ci si rinnova il guardaroba con poco e con l’idea di indossare un capo vissuto e con una storia, anche questo è affascinante, come pure viceversa l’idea di far trovare nuove case alle tue vecchie cose.

Usato e vintage è trendy persino tra chi potrebbe permettersi altro, a dimostrazione che è diventata un’inclinazione dell’animo e uno stile di vita.
In una recente intervista a Vogue Uk Angelina Jolie ha confessato il suo amore per i pezzi antichi e ha condiviso alcuni dei suoi preziosi pezzi per le foto sulla rivista. “Investo in pezzi di qualità e poi li indosso fino alla morte. Stivali, un cappotto preferito, una borsa preferita, non cambio le cose spesso. Godersi i tuoi pezzi vintage, se li hai, e riscoprire alcuni negozi vintage sembra parte della strada da percorrere per la sostenibiità”, le parole della super star hollywoodiana.

Le star

La personal shopper Cristiana d’Anna, coinvolta dal portale ProntoPro.it, racconta la tendenza: “Sono sempre di più i clienti che chiedono il mio supporto per adattare il proprio guardaroba ad un vero e proprio cambiamento interiore, una nuova consapevolezza personale – racconta Cristiana – sono soprattutto alla ricerca di consigli che rendano il proprio look unico e personalizzato”. Il mondo del vintage si presta particolarmente a questo obiettivo, ed ecco quindi che piattaforme internazionali come Vestiaire Collective e Depop, ma anche portali italiani come Vinted e Lampoo, hanno visto aumentare vertiginosamente il numero di utenti iscritti.

Le app più usate

Tutt’altro che facile districarsi in questo mercato. Le tre app del momento:

VINTED: app per vendere e comprare vestiti di seconda mano a livello internazionale in Italia e in Francia. Con Vinted si ha la possibilità di vendere più velocemente proprio perché la spedizione è a carico dell’acquirente e la trasfusione di denaro sul proprio conto bancario è diretta nel momento di ritiro del pacco. L’unica con zero costi di commissione per chi vende.
DEPOP: è un marketplace a portata di mano che permette di vendere oggetti e vestiti di seconda mano a livello internazionale. Essendo un’applicazione meno nuova è più conosciuta e ciò permette di avere più possibilità di vendita, nonostante le commissioni di spedizione siano a carico di chi vende.
SUBITO: Non solo vestiti ma second-hand per liberarsi di oggetti di tecnologia/mobili/auto/case/appartamenti/offerte di lavoro/arredamento/animali e qualsiasi prodotto che non si utilizza più. Da la possibilità di vendere in tutta Italia ed è facile da utilizzare per chiunque. La spedizione è a carico di chi vende come per Depop.
Non sono le uniche (eBay ha di tutto ed è tra i più noti): ecco da conoscere altri siti/app orientate al pre-owned di firma e di lusso sono Farfetch Second Life, Vestiaire Collective, Object Limited, Poshmark, Rebag (centrato su borse, accessori, orologi), The RealReal. Su Subito il tema dell’usato è esploso, la piattaforma ha visto una crescita importante, in particolare da giugno a dicembre 2020, con un +14,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se per molti italiani comprare e vendere usato era già un’abitudine (39%), l’avvento del Covid-19 e i suoi effetti sulla vita quotidiana durante tutto il 2020 sono stati una leva di cambiamento anche per gli acquisti, tanto che la second hand è stata introdotta come nuova abitudine anche per il futuro dal 67% degli italiani. Per molti, inoltre, l’usato ha significato risparmiare in un momento di incertezza economica sia vendendo oggetti e articoli di cui non avevano più bisogno (28%), sia comprando usato invece del nuovo (33%), confermando il ruolo di economia partecipativa che genera e ridistribuisce ricchezza insito nella second hand.