Barbara Alberti: “Il mio augurio per il 2022? Includiamo per prima cosa intelligenza, spirito e senso della verità”

Dal femminicidio alla discriminazione razziale, la scrittrice umbra fa un bilancio dell'anno che si è concluso e dà una sveglia: "Non è cancellando termini come vecchio o zoppo che si cambia la sostanza delle cose"

“Inclusione? Se come risultato abbiamo ottenuto di non pronunciare più  parole come zoppo, vecchio o negro, questo vuol dire una sola cosa: che passi in avanti nel 2021 ne abbiamo fatti pochi“. Non si smentisce Barbara Alberti. Personaggio controcorrente e dalle mille sfaccettature, la  scrittrice, giornalista, autrice di sceneggiature cinematografiche, opinionista e volto tv ,  sceglie il paradosso per svelare rabbia e amarezza, ma soprattutto per dare una sveglia di fine anno.

Scrittrice, sceneggiatrice, drammaturga, giornalista, opinionista, personaggio televisivo e conduttrice radiofonica Barbara Alberti è nata a Umbertide l’11 aprile 1943

Scrittrice, sceneggiatrice, drammaturga, giornalista, opinionista, personaggio televisivo e conduttrice radiofonica Barbara Alberti è nata a Umbertide l’11 aprile 1943

Perché se la prende con la lingua, signora Alberti?
“Trovo assolutamente ipocrita mettere una toppa alla situazione attuale scaricando la responsabilità sulle parole”.

Ci spieghi meglio?
“Se il linguaggio muta e da un punta di vista dei contenuti le cose sono peggiorate, questa finta evoluzione può bastarci?”

Può fare qualche esempio?
“Se per non essere offensivi, ipocritamente non pronunciamo più la parola vecchio, ma all’atto pratico si continuano a discriminare i non più giovani, cos’è cambiato? Oggi la tendenza è quella di riempirsi la bocca di belle parole, ma sono i fatti quelli che mancano. Prendiamo il femminicidio, ormai siamo davanti a una strage infinita. Continuano ad ammazzarci tutti i giorni: fossimo noi donne ad ammazzare i maschi ci sarebbe uno stato di emergenza, fioccherebbero gli ergastoli e ci frugherebbero nella borsetta anche quando andiamo in chiesa”.

Le cause,  secondo lei?
“Ormai siamo abituati, l’omicidio di una donna è diventato la normalità. Vedo complicità, vedo un’indifferenza mostruosa, tanto non c’è castigo e neppure indignazione. Del resto gli uomini comandano dall’inizio dei tempi, mica si può pensare che mollino il potere così. Ma tutta la società è complice…”.

Nel gennaio 2020 Barbara Alberti ha partecipato come concorrente alla quarta edizione del Grande Fratello Vip

Nel gennaio 2020 Barbara Alberti ha partecipato come concorrente alla quarta edizione del Grande Fratello Vip

 Quindi anche le donne?
“Sono molto delusa dal femminismo e penso che oggi le nuove generazioni abbiano un’arma formidabile, lo sciopero. È uno strumento di lotta che però deve essere finalizzato, contro la magistratura o i salari più bassi. In fondo anche il ‘me-too’ è stato una grande fregatura, poteva essere un risveglio straordinario”.

E allora cosa fare?
“Dobbiamo svegliarci, fare proposte di legge, arrangiarci tra di di noi. Dalle istituzioni non possiamo aspettarci nient’altro se non il peggioramento della situazione, Un consiglio pratico: iscriviamoci a un corso di arti marziali. Se nessuno ci difende, il corpo deve diventare la nostra difesa. In altri campi abbiamo una grande superiorità e dobbiamo usarla”.

In che senso?
“Siamo più simpatiche, più brave nel lavoro, abbiamo fatto molte conquiste, parliamo liberamente di sessualità e abbiamo il diritto di far ridere anche se siamo belle mentre una volta le comiche erano tutte brutte. Però siamo molto indietro perché gli uomini non mollano. L’Italia si basa sullo sfruttamento delle donne, ci richiedono tanti ruoli non pagati”.

Anche sul fronte della maternità surrogata la sua è un’opinione che colpisce…
“Qualcuno la definisce un atto d’amore, ma vogliamo scherzare? Quando mai vediamo una cameriera chiedere alla sua datrice di lavoro di fare un figlio per lei. Semmai, l’esatto contrario. Il motore di tutto sono i soldi”.

La sua eclettica produzione è tesa a combattere un’immagine perdente del sesso femminile

La sua eclettica produzione è tesa a combattere un’immagine perdente del sesso femminile

 Come ho scritto in  “Non mi vendere, mamma!” (Nottetempo editore), una fiaba amara in cui affronta il tema dell’utero in affitto: perché questa scelta?
“Perché sono stufa e sbalordita di assistere a una finta sinistra nazionale che vuol far passare il commercio di esseri umani come una battaglia verso l’emancipazione”.

Perché c’è di mezzo il denaro…”.
“E quando mai non c’è? Nel libro racconto di due uomini gay che, spinti dal desiderio di diventare genitori, si congiungono entrambi con la stessa donna: lei concepirà un bambino che ameranno tutti e tre. Un patto d’amore. Infatti non ho niente in contrario ad alcuna forma di fecondazione né di genitorialità, quando non nascondano la debolezza economica, la disperazione di una delle parti in causa. In questo caso, si tratta di mercificazione umana”.

Non a caso  i genitori-paganti (in dollari) nel romanzo si chiamano Trump?
“Potevano benissimo chiamarsi Clinton (ride, ndr); il dettaglio non trascurabile è che si tratta di due ricchissimi che incaricano una poverissima (Asia) di portare in grembo per nove mesi una creatura che dovrà consegnargli alla fine della gravidanza, per non rivederla mai più. Senza prendere in considerazione una variabile, inaspettata per tutti, lei compresa“.
Ovvero?
“Che il desiderio di Chico, questo il nome che si è dato l’embrione, è l’esatto contrario: parlando alla madre dalla pancia, tenta di convincerla a tenerlo con sé. E rifiutandosi categoricamente di appartenere ai ricchi genitori biologici, la spingerà a ribellarsi”.

Al potere dei soldi tenta di oppone l’anarchia delle favole.
“Esattamente. Mi indigna pensare che certe persone si sentano in diritto di procurarsi quello che desiderano a ogni costo, sfruttando il bisogno economico altrui. Tante star e personaggi famosi, soprattutto all’estero, ricorrono all’utero in affitto. Sa cosa dicono dei miei amici inglesi? Guai a mettersi contro sir Elton John, un uomo di grande potere, che è riuscito ad avere tutto, anche figli bellissimi. Ma un operaio, nelle sue stesse condizioni, avrebbe potuto fare altrettanto? Non credo!”.

”Qualunque gene ci sia, mi auguro che l’amore di una donna per un’altra donna sia sempre un atto libero e voluto”, queste le parole dichiarate dalla giornalista e scrittrice Barbara Alberti in un’intervista

”Qualunque gene ci sia, mi auguro che l’amore di una donna per un’altra donna sia sempre un atto libero e voluto”, queste le parole dichiarate dalla giornalista e scrittrice Barbara Alberti in un’intervista

Vuol dice che è il denaro il vero Dio del mondo?
“Così sembra, basta guardare cosa sta accadendo oggi con il mercato dei tamponi, ad esempio: un taglieggio scatenato dalla pandemia che discrimina le categorie meno abbienti”.

Già, la discriminazione: al di là di quella economica esiste quella che si basa sul colore della pelle.
“Ed anche in questo caso posso dire che l’epurazione del linguaggio mi ha rotto le palle. Ricordo un’amica del Camerun, donna colta, che aveva studiato ma era finita a fare la portiera in un albergo: davanti a me e Vittorio (Sgarbi), eravamo insieme, mi disse ’per favore, chiamatemi negra’. Non c’è niente di male in questa definizione, bianco non è un offesa, è solo il senso della parola che deve cambiare’. Ed è così: alcuni termini, come vecchio, devono essere rivalutati. Se sono vecchio e dirlo, pronunciare quel sostantivo, diventa una vergogna, vuol dire che esserlo dev’essere una cosa orribile. E lo dice una persona che ha compiuto 78 anni c’è da crederci”.

Quindi?
“Cambiamo il senso alle parole,  rivalutiamole, diventiamone orgogliosi: di essere, negro, zoppo, vecchio… Inutile mettere toppe linguistiche senza che in realtà nulla  cambi“.

Il suo pensiero sui contenuti del  ddl Zan?
“Non conosco a fondo i dettagli della proposta, ma ho fatto una ricerca sulle aggressioni omofobe e i delitti contro le persone omosessuali. Impressionante. Pur non sapendo bene com’è articolata la legge, credo sia indispensabile prendere provvedimenti contro una delinquenza di genere così estesa e violenta. Non ci vuole nessuna indulgenza. Chi tocca un gay, una lesbica, un trans deve sapere che non la passerà liscia. Le leggi servono a questo. Già le pene contro chi ammazza le donne sono quasi sempre inadeguate alla gravità del crimine. Quando si uccide o si fa violenza per categorie (come anche nel caso delle donne) ci vuole un deterrente forte”.

Un augurio per questo 2022?
“Parlando di inclusione, includiamo per prima cosa l’intelligenza e lo spirito. Senza dimenticare il senso della verità”.