Bebe Vio felice con le nuove protesi: “Chissà quanto ancora potrà migliorare la nostra vita”

La campionessa paralimpica di fioretto è la nuova testimonial dell'azienda healthtech Ottobock, che l'accompagnerà fino a Parigi 2024. E grazie al sostegno alla onlus art4sport tanti bambini amputati potranno beneficiare di ausili sempre più tecnologici

Il sorriso contagioso che la contraddistingue non manca mai. Ma qualcosa di diverso in lei, c’è: mani e piedi nuovi. Ora però la scelta è ardua: bianchi o neri? Bebe Vio annuncia così, sui suoi canali social, l’arrivo delle nuove protesi:

“Evvaaaai mi sono arrivate le mani ed i piedi nuovi 🎉🎉🎉🦾🦿🤣⁣ Tutte queste cose ✌🏻👌🏻🤟🏻☝🏻👍🏻 non avrei potuto farle senza l’incredibile evoluzione tecnologica degli ultimi anni.⁣ E chissà quanto ancora potrà migliorare la nostra vita in futuro grazie alla ricerca scientifica…⁣”.

Il linguaggio è quello semplice e immediato di una ragazza di 25 anni, scopertasi campionessa nella vita e poi anche nello sport.

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“Ciao mamma, guarda come mi diverto” cantava il suo grande amico e ammiratore Jovanotti, ed è questo il mood adottato da Bebe mentre testa i nuovi arti ipertecnologici e multifunzionali, con le dita delle mani che finalmente si muovono permettendole di fare gesti comuni, a lei finora preclusi. Mani bioniche, gli ingranaggi in bella vista, non c’è bisogno di nascondere nulla, come insegnano gli atleti paralimpici che, come lei, ci hanno fatto tanto gioire in questi mesi. La campionessa paralimpica, mondiale e europea di fioretto individuale, tra le sportive in assoluto più famose e amate al mondo, stringe i pugni, saluta, fa gesti comuni, gli occhi attenti e vispi, il sorriso che non l’abbandona. Sa di far parte di un piccola rivoluzione copernicana, quello della tecnologia, che le permetterà di avere, d’ora in poi, una qualità della vita ma anche prestazioni sportive migliori.

La tecnologia per migliorare la vita dei bambini con disabilitàù

La campionessa batte il cinque a una bambina durante la Bebe Vio Academy: i piccoli con disabilità o amputazioni possono provare diverse discipline e trovare il proprio talento sportivo

Lo spiega anche nel post sui social: “Non avrei potuto fare questo senza l’incredibile evoluzione tecnologica degli ultimi anni. E chissà quanto ancora potrà migliorare la nostra vita in futuro…”, scrive Bebe Vio, per poi ringraziare l’azienda healthtech Ottobock, partner ufficiale delle Paralimpiadi di cui è diventata testimonial, una delle più grandi e importanti realtà mondiali per i supporti, comprese le protesi, dedicati a chi ha una disabilità. Il loro rapporto, infatti, durerà almeno fino a Parigi 2024.
L’altro l’azienda, che conta tra i suoi testimonial campionesse e campioni che hanno partecipato con Bebe a Tokyo 2020 come Martina Caironi, Ambra Sabatini e Alessandro Ossola, da un anno sostiene anche la onlus fondata dai genitori della campionessa veneta, art4sport, che aiuta nella pratica sportiva ragazze e ragazzi con disabilità con protesi sportive: “Insieme sosterremo i progetti di art4sport, l’associazione onlus che abbiamo fondato nel 2009 – annuncia infatti tramite i profili social –. In questo modo aiutiamo bambini e giovani con amputazioni e li inseriamo nel mondo dello sport. Abbiamo grandi idee da realizzare e non vedo l’ora di intraprendere questo viaggio insieme!”. Mani e piedi saranno nuovi, ma il cuore grande di Bebe Vio non cambia mai. E la sua voglia di spendersi per gli altri nemmeno, anzi cresce con lei.

Campionessa oltre i limiti

Bebe Vio

Ha vinto tutto. A partire da quella malattia, la meningite, che a 11 anni ha provato a toglierle la vita, ma è riuscita solo a portarle via gli arti. L’ha battuta una volta, da bambina. Poi Bebe (Beatrice all’anagrafe) ha preso quello che le restava ed è andata a conquistare il mondo. Con un sorriso che niente e nessuno è mai riuscito a toglierle. Ha rimesso mano, o meglio protesi, al suo amato fioretto e si è andata a conquistare qualcosa come 4 medaglie paralimpiche, sei mondiali (di cui 4 titoli) e altrettante europee, imponendosi come la schermitrice paralimpica da battere fin dal 2014, ad appena 17 anni. Nel 2009 la sua famiglia fonda art4sport, la onlus che vuole sostenere l’integrazione sociale tramite la pratica sportiva dei bambini che hanno subìto amputazioni. Come lei, come migliaia di altri. Nel 2012 è tra i tedofori ai Giochi paralimpici di Londra, quattro anni dopo sarà l’alfiere alla Cerimonia di Chiusura di Rio de Janeiro, a Tokyo 2020 invece è lei a tenere alto il Tricolore in occasione delle Paralimpiadi post covid. Testimonial in tv, sulle passerelle dell’alta moda, nei centri del potere mondiali (dalla Casa Bianca al Parlamento Europeo) del valore dello sport nella vita di persone con disabilità e dello sport paralimpico in generale, è un’assoluta figura ispiratrice per le generazioni più giovani e non solo. Qualcuno la definisce la ragazza bionica, qualcun altro una forza della natura. Quella forza che l’ha fatta sopravvivere un’altra volta, ad aprile 2021, quando un’infezione da stafilococco ha provato a farle ‘uno sgambetto’. È tornata, ancora una volta, in pedana e si è riguadagnata il tetto dell’Olimpo. Ma nel cuore di tutti, quel posto, non lo ha mai lasciato vuoto.