Bergonzoni: “Sostengo Mimmo Lucano, darò una somma per lui, che in banca ha appena 9 euro. Interessi? No, solo ingenuità”

Decine di artisti, scrittori, personaggi di musica, spettacolo, politica hanno aderito all'appello di Luigi Manconi a supporto dell'ex sindaco di Riace condannato a 13 anni per reati commessi nell'aiutare i migranti sbarcati in Calabria. L'attore e autore celebre per l'affabulazione verbale: "Cosa è illecito? Le norme o l'enorme esodo?"

700 mila euro: è questa la cifra che dovrà risarcire l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, secondo la sentenza di primo grado che lo ha condannato a 13 anni di carcere per una serie di reati legati a presunte irregolarità nella gestione degli immigrati.
Per supportare Lucano in questo momento così delicato, c’è stata immediatamente una grande mobilitazione che ha raccolto l’adesione di intellettuali, artisti, uomini di cultura, esponenti della politica e della cosiddetta “società civile”.
Tra questi anche Alessandro Bergonzoni che ha risposto all’appello dell’associazione “A buon Diritto” di Luigi Manconi.

Alessandro Bergonzoni in scena con “Nel”

“Ero in piazza a Bologna alla manifestazione e ho aderito immediatamente all’idea di risarcire ciò che Lucano probabilmente dovrà subire” dice Bergonzoni, noto per la sua affabulazione verbale e gli equilibrismi lessicali che scoprono significati e relazioni spesso nascoste tra le pieghe delle parole, connettendole in strabilianti accostamenti e derivazioni.

Strabilianti come gli atti compiuti da Mimmo Lucano a Riace.

“A me -aggiunge Bergonzoni- interessa il tema del risarcimento perché è quello che lui stava facendo era proprio risarcire i migranti: di una vita, di un lavoro, di un’accoglienza. Risarcire, ovvero: restituire loro. Ed è surreale che lui debba subire tutto questo. E’ doloroso. Allora mi sono messo in lista, ho dato la mia adesione, ho sottoscritto la mia cifra. Perché non si può restare inermi e non appoggiarlo anche se si sa che lui ha un conto corrente con depositati ben nove euro… il che ci dice che Lucano non ha ricavato un interesse personale nella vicenda. Quindi ho voluto non solo indignarmi protestare ma anche cercare di capire, Con tanti punti interrogativi”.

Quali?

“Il primo è: può esistere una giustizia scollegata dalla realtà? E’ una domanda che mi faccio. C’è un teorema per chi sa trasformare la sofferenza in bene e il bene in meglio? Questo mi domando. Ho bisogno di capire. Come si fa a pensare che una persona che ha dimostrato tanta integrità morale abbia intenti criminali? La parola criminale accostata a Mimmo Lucano la trovo terribilmente stonata. Un suono veramente storpiato. Ma non c’è solo questo”.

Ovvero?

“Mi stupisco dell’accanimento: l’accusa chiedeva la metà, credo che raramente sia successa una cosa del genere. Io sono molto fiducioso nella giustizia dell’appello e dei gradi ulteriori di giudizio, ma certo quello che è accaduto colpisce e non poco. Sono turbato. Ho paura”.Di cosa ha paura?

Di cosa ha paura?

“Che ci sia qualcuno o qualcosa che non voglia far credere che si possa, con il volontariato, con la creatività sociale, con la politica partecipata, portare ad una metamorfosi sociale, civile, ed umana. E’ questa considerazione che mi ha portato a fare quello che faccio”.

Alessandro Bergonzoni in Trascendi e sali

Però a quanto pare i reati sono stati commessi, gli illeciti pure, le forzature amministrative anche…

“Da laureato in legge, per quanto non abbia mai esercitato la professione, mi rendo conto che nella giurisprudenza la forma è sostanza. Ci mancherebbe. Ma le modalità di gestione possono essere capite, attenuate, studiate, vagliate. Ci sono irregolarità, certo. Ma l’irregolarità dei migranti? Come salvarli ed accoglierli? Quanta irregolarità può esserci in un salvataggio in mare, in un attracco che non è stato concesso poi alla fine viene concesso, ma solo per i malati a bordo? Qual è la regola? Cosa è illecito, mi chiedo: le norme o l’enorme? L’enormità di questo esodo immane che aveva bisogno di essere accettato ed accolto. In un luogo per altro, in una terra, la Calabria, che è diventata virtuosa, che aveva trovato lavoro, riempito le case vuote, aveva portato vita, aveva rivitalizzato”.

Secondo lei quale è stato il ruolo svolto da Lucano?

“La chiamo missione di soccorso. Noi di solito pensiamo all’omissione di soccorso, ecco, quella di Mimmo Lucano è una missione di soccorso. Solo che dentro la parola ‘dare’ stavolta c’è la parola ‘danno. Ma a chi ha fatto questo danno? Questo mi domando. Danno è anche dare qualche cosa. E mi piace che questo esperimento sociale sia in una terra difficile come la Calabria. Dove c’è malavita, mafia, camorra, dove ci sono tante difficoltà, Lucano ha rappresentato l’ambizione ed il piacere di poter usare la fantasia in maniera quasi artistica, un movente felice di inclusione contro ogni esclusione. Perché di fondo c’è una spada di Damocle enorme che grava su di noi: come si può includere, come si può fare vivere, salvando addirittura una terra desolata e spolpata? E allora, io dico: andiamo a dare una giusta dimensione a ciò che la legge ha notato”.

Forse il ‘modello Lucano’ avrà dato fastidio a qualcuno

“Sicuramente ha dato fastidio. Ma io non posso pensare che la Magistratura agisca di fastidi. Perché se così fosse diventerebbe offensiva e non difensiva o realistica, e saremmo messi male. Certo, può darsi che fosse diventato troppo eroico, troppo ingombrante. Avesse con la sua azione superato il concetto di Governo con quello di Volontariato. E questo forse ha dato fastidio. Ha inventato cose che lo Stato poteva e doveva fare. E allora invece di prenderlo ed usarlo come esempio per farlo diventare non un ‘unicum’ ma una continuità di esperienze diffuse sul territorio, si vuole interrompere un filo che poteva diventare scomodo. Ancora un punto interrogativo che è molto forte. Totale”.

In che senso?

“Lucano è artefice di un modello concreto di politica partecipata. Certo, lui è un punto di riferimento, in qualche modo un leader, un simbolo. Ma abbiamo paura di un simbolo per una volta positivo in una società dove abbondano i simboli negativi? Nell’ambito cinematografico ci viene raccontato continuamente il potere dei simboli negativi per i quali siamo quasi portati ad avere simpatia. Che cosa è successo che non ha fatto provare simpatia in Italia verso una figura come Lucano che all’estero è osannato. Si pensi solo al film di Wim Wenders. E’ questo che mi porta a pensare che ci possa essere un teorema. Ed è una cosa che che mi fa molta paura”.

Cosa l’ha colpita nella vicenda di Lucano?

“Tante cose, sento letteralmente sulla mia pelle la storia di quest’uomo. Che non ha niente. Perché se avesse intascato dei soldi, allora sarebbe diverso. Ma nella sua storia non vedo interesse, quanto ingenuità. Che è una parola in cui troviamo dentro la parola genuinità. C’è incapacità di conoscere dettagliatamente ciò che le regole dettano. Ma lui aveva un’altra cosa che non erano le ‘norme, ma, appunto, l’enorme. L’enorme possibilità di accogliere, di riuscire a dare un futuro. A me ricorda una, persona che corre a salvare qualcuno senza patente e senza assicurazione, Certo dal punto di vista delle legge è una condizione sbagliata. Ma intanto questa persona sta correndo a salvare delle vite”.

Va detto che queste persone erano già salve, erano già in Italia…

“Vero. Ma non diciamo sempre che oltre alla salvezza dobbiamo trovare l’accoglienza giusta, una casa, un lavoro. E’ sempre stato obiettato a chi, come me, crede nell’accoglienza nelle ong e non vuole più vedere la gente morire in mare, “ma dove li mettiamo”? “come li sistemiamo?” . Ebbene, Mimmo Lucano è la risposta con la R maiuscola, l’esempio con la E maiuscola. Concreto, immediato. Io fossi stato nello Stato gli avrei dato piuttosto una mano per potere realizzare in maniera più legittima le cose che faceva. Per potere esportare la sua esperienza. In tutti quei paesi, e sono tanti, che non hanno più vitalità, e che a loro volta hanno persone che sono migrate. Nei posti da dove le persone sono venute via arrivano persone che trovano un posto dove ricominciare. E gli uni e gli altri cercano un altrove dove ripartire. La bellezza di questa cosa è che questo altrove diventa Mimmo Lucano. Ricordiamoci sempre; dentro la parola risorse c’è anche la parola risorgere. Non sono solo soldi. Ma sono risorse. Risorgere vuol dire far risorgere un Paese, la Calabria, degli uomini che sono arrivati lì e che non sono in giro a chiedere l’elemosina, o a vagare  qui e  là, ma grazie alla creatività, all’artigianato, trovavano qui un futuro. Risorgere, avere risorse è anche questo”.